Un albo comunale dei richiedenti asilo e protezione umanitaria. Contro il decreto Salvini

Proposta di delibera di Alessandro Russo e Massimo Rizzo (LiberaMe), Ugo Zante di Forza Italia e Salvatore Sorbello del Misto, contro il decreto "sicurezza". Che se applicato, spiegano, avrebbe effetti completamente opposti a quelli annunciati

 

MESSINA. Proprio nel giorno in cui il popolo del Movimento 5 stelle decide praticamente di non mandare a processo il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a Messina viene presentata una proposta di delibera per l’istituzione di un “registro comunale dei soggetti richiedenti asilo e protezione umanitaria”. La proposta è “multipartisan”: primo firmatario Alessandro Russo di LiberaMe, quindi il collega di lista Massimo Rizzo, il consigliere di Forza Italia Ugo Zante e quello del “misto” Salvatore Sorbello.

La proposta nasce dalla necessità di superare le previsioni dell’articolo 13 della Legge 132/2018, il “decreto sicurezza” che escludono dalla possibilità di iscrizione anagrafica i soggetti che richiedono asilo e protezione umanitaria, “di fatto escludendoli dal godimento di diversi diritti di cittadinanza che per Costituzione andrebbero garantiti a tutti gli individui si trovino a qualsiasi titolo sul suolo nazionale”, spiega Alessandro Russo.

“A ciò si aggiunga che l’iscrizione permetterebbe di registrare le presenze dei migranti, assicurando la loro conoscibilità alle istituzioni e il loro percorso di inclusione lontano dallo sfruttamento da parte della criminalità e del malaffare, cosa che,  invece, proprio la previsione dell’articolo 13 della Legge Salvini paradossalmente causerebbe”, ha aggiunto il consigliere di LiberaMe.

Secondo i firmatari, l’articolo 13 del decreto conterrebbe “delle limitazioni e dei restringimenti dei campi di operatività del diritto di registrazione anagrafica degli stranieri presenti sul territorio nazionale e che, potenzialmente, tale restringimento potrebbe comportare la lesione di diritti soggettivi riconosciuti a tutti gli individui dal nostro ordinamento costituzionale”.

L’iscrizione all’albo, secondo la delibera, dovrebbe essere riservata “sia coloro che siano in attesa della pronuncia della Commissione Territoriale competente, sia coloro che non hanno ancora ottenuto un provvedimento definitivo nell’eventuale ricorso giurisdizionale proposto e che siano stabilmente localizzati sul territorio comunale”, si legge nel corpo del documento.

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