Cateno De Luca, un maschio alfa a Palazzo Zanca

Quel rapporto tra il sindaco di Messina ed il consiglio comunale fatto di tira e molla, schiaffo e carezza, persuasione e imposizione, un passo avanti e uno indietro, che gli ha assicurato fino ad oggi vittorie su vittorie, e sta costruendo nuove dinamiche politiche, facendo votare all'aula tutto. E il contrario di tutto

 

C’è qualcosa di affascinante (affascinante nel senso che non si riesce a fare a meno di guardare) nella maniera in cui Cateno De Luca, mattone dopo mattone, sta plasmando l’aula a sua immagine e somiglianza. Come in quei documentari sulla natura selvaggia in cui si vede il maschio alfa del gruppo costruire la sua dominazione sul branco. È questo, in questo momento, il sindaco di Messina: il primo della specie che conduce i suoi simili sul sentiero che ha scelto per loro.

Da quando l’aula ha iniziato a macinare delibere di peso, Cateno De Luca, sindaco che sulla carta non ha un singolo consigliere sui trentadue che occupano le poltrone dell’aula, ha sempre ottenuto vittorie clamorose. Ieri col piano di riequilibrio, sedici favorevoli su venti. Un mese fa con la prima versione del “SalvaMessina”: venti favorevoli, sei contrari, due astenuti. Due mesi fa col bilancio di previsione, 23 voti favorevoli su 27 sul previsionale 2018 che egli stesso aveva definito “malato”. Il 3 ottobre, addirittura, con una vittoria in casa del consiglio comunale, “imponendo” di fatto un regolamento d’aula, con due soli voti contrari e la tradizionale astensione “istituzionale” da parte del presidente del consiglio”.

Un fenomeno che non è spiegabile né con la bontà delle proposte del sindaco né col servilismo dell’aula, argomentazioni sbrigative e molto banali che rischiano di sottovalutare una questione invece molto complessa. E che attiene con una complicata strategia di tira e molla, schiaffo e carezza, carota e bastone, persuasione e imposizione, gentilezza istituzionale e soverchieria amministrativa, un passo avanti e uno indietro, e quella incredibile, innata capacità di prendere i consiglieri per sfinimento, se del caso, e ce ne sono state in numero piuttosto considerevole, anche con un’inversione a 180 gradi. Politica, in una parola, arte in cui De Luca si trova “nel suo” come Ayrton Senna col piede a tavoletta sull’acceleratore a Monza o Diego Armando Maradona col pallone sul sinistro in mezzo a una difesa a quattro schierata bassa. E come Senna non si faceva troppi problemi a spostellare gli avversari e a mandarli per prati, o Maradona a segnare di mano, De Luca dimostra che di scrupoli, una volta tracciato il solco, non se ne pone poi tanti.

Ma anche questo non basta a spiegare com’è che faccia. Un esempio meramente numerico: tra la creazione di una nuova società per azioni che si occuperà di trasporto pubblico al posto dell’Atm e l’assegnazione del contratto di servizio alla stessa società (che ovviamente ancora non esiste) sono passati sette minuti: questo è stato il tempo trascorso tra le due delibere, votate entrambe all’unanimità, nell’ambito del SalvaMessina. Nel 2017, l’amministrazione di Renato Accorinti propose la creazione di MessinaServizi bene Comune: ci vollero tre mesi (da novembre 2017 a febbraio 2017) perché fosse approvata. Quattro mesi dopo, invece, perché alla società fosse assegnato il servizio, furono necessarie una decina di sedute tra numero legale caduto otto volte, poi delibera bocciata, quindi ripresentata e approvata a fine giugno 2017 . All’epoca, consiglieri che letteralmente non sapevano cosa facevano in aula, su tre delibere sull’argomento (passa il piano di gestione e la creazione della NewCo, ma non l’affidamento) votarono in tre modi differenti.

Altro esempio: non più tardi di nove mesi fa, il consiglio comunale ha preso a pernacchie il piano di riequilibrio a vent’anni proposto dall’amministrazione Accorinti con una votazione surreale (surreale nel senso che c’è stato chi, dopo aver schiacciato un pulsante a caso, si è avvicinato al tavolo della presidenza per chiedere come avesse votato e se potesse cambiare il voto: è una storia vera): stasera il piano di riequilibrio a vent’anni è passato liscio come l’olio.

Era schizofrenico quell’atteggiamento, o ossessivo-compulsivo quello di ieri? E a proposito di schizofrenia, che dire di un consiglio comunale che, nel giro di un mese e mezzo vota all’unanimità tutto (il primo ordine del giorno sul SalvaMessina, quello lacrime e sangue) e anche il contrario di tutto (il piano di riequilibrio, trasformatosi nel giro di qualche settimana in “latte e miele”)? E come definire il consiglio comunale che (giustamente) si lamentava degli atti, uno alla volta, che arrivavano all’ultimo momento negli anni scorsi, e oggi non fa un fa un plissè quando deve sciropparsi (leggi “studiare, discutere e approvare”) trenta delibere in una settimana?

L’impressione è che si stia assistendo alla nascita di un nuovo linguaggio politico, con nuove dinamiche, e nuovi interpreti: il sindaco non è uguale a prima, non lo è nemmeno il consiglio. Il che non vuol dire che sarà sempre idillio. Probabilmente, per livellare un po’ i valori, seppure vagamente, un po’ delle delibere secondarie che l’amministrazione in futuro porterà in aula saranno respinte (e a De Luca non dispiacerà più di tanto), e al sindaco sarà imposta qualche scelta che magari non gli farà fare i salti di gioia, ma vabbè. Messina, nel frattempo, aspetta alla finestra e si interroga, più confusa che persuasa.

I tempi e i modi, questo è chiaro, li detterà lui, a tutti i costi, e secondo le sue modalità, che non sempre saranno piacevoli. Chi pensa il contrario non ha ancora ben chiara la situazione. E il consiglio seguirà: non per attaccamento alla poltrona, ma per consonanza di vedute. Incredibile, rara, quasi perfetta coincidenza di obiettivi e percorsi. E quando questo non basta, una forza di persuasione sfiancante. E quando non basta nemmeno questo, il ricorso alle maniere forti, sgradevoli, e il prospettare scenari apocalittici per far ritornare in riga i più riottosi. Comodo, quando si è maschi alfa in un branco. del quale ci si vuol mettere alla testa. Senza se e senza ma.

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GiusiGaetano Recent comment authors
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Gaetano
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Gaetano

Troppe parole!
Perché non dire brevemente e chiaramente che non esiste disparità di trattamento del consiglio comunale tra Accorinti e De Luca e che il diverso esito delle Delibere, oltre che dalla sostanza, dipende semplicemente ed esclusivamente dall’assoluta mancanza di autorevolezza e credibilità del primo?

Giusi
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Giusi

GRANDE