Messinaservizi, quella “flotta” buona per la pressa che ha provocato l’emergenza rifiuti

Due giorni fa in strada solo tre mezzi a carico laterale disponibili sui 23 in dotazione, cinque "leggeri", qualche autoarticolato e camioncini "presi a prestito" da quelli per la raccolta differenziata. Un'eredità di Messinambiente, con mezzi in circolazione da prima del 2000. Che si rompono e non vengono aggiustati. Ecco perchè

 

MESSINA. Non sembra esserci via d’uscita all’emergenza rifiuti che da una decina di giorni attanaglia Messina. Nonostante le iniziative estemporanee di pulizia (sabato sera, nonostante i mezzi dovessero essere fermi per lo top al conferimento rifiuti, in strada gli autocompattatori svuotavano cassonetti e gli operai raccoglievano i rifiuti dalla strada in via Garibaldi), la città continua ad essere invasa dalla spazzatura. Il motivo? Il disastro degli automezzi di MessinaServizi bene Comune, una “flotta” ormai decimata dalla vetustà, dai guasti e dalla mancanza di una prospettiva di cambiamento a breve termine.

Ad un certo punto, due giorni fa, MessinaServizi si è trovata ad operare con solo tre mezzi disponibili sui 23 a carico laterale in dotazione (inclusi i quattro destinati alla raccolta differenziata), con solo cinque mezzi leggeri (3 gasoloni e 2 vasche) e sette autoarticolati, mentre in tutta la città i cumuli di rifiuti crescono a vista d’occhio. Le cifre del disastro del servizio di raccolta dei rifiuti a Messina sono queste. MessinaServizi, per lavorare in regime di normalità, di autocompattatori ne avrebbe bisogno sette, mentre in strada, due giorni fa, ce n’erano solo tre. Si è tentato di ovviare con i mezzi a carico posteriore per la raccolta a mano, ma sono tutti guasti tranne uno. In più, non sono disponibili neanche i “mini-matic”, i mezzi per svuotare i cassoni verdi. Per tamponare l’emergenza si è fatto ricorso ai “mezzi gialli”: tre, uno dei quali si è rotto in corso d’opera. Un disastro, insomma, che si fa a sommare alle piattaforme ormai traboccanti di rifiuti.

I guasti? Dei più disparati. Molti per consunzione (pattini, cuscinetti, perni), altri per mancata manutenzioni, tra frizioni che slittano e parti usurate: un’eredità di Messinambiente, quella dei mezzi, circa duecento, alcuni in servizio praticamente dagli albori dell’ex società che si occupava di rifiuti, quindi prima del 2000. Un disastro al quale si aggiunge il fatto che, funzionino o non funzionino i mezzi, il personale (264 operai addetti alla raccolta e 169 allo spazzamento) è un costo fisso che non è possibile comprimere o ammortizzare.

Perchè questa situazione? Da settembre, i mezzi non vengono manutenuti, si rompono e non si riparano perchè, secondo quanto ha spiegato Pippo Lombardo, presidente di MessinaServizi, non si è provveduto al subentro dei contratti: c’è un contratto di usufrutto, che risale alla cessione del ramo d’azienda di Messinambiente che ha fornito a MessinaServizi uomini, mezzi e contratti in essere, che doveva durare 60 giorni e invece dura da 240 giorni. Questo non ha consentito le riparazioni dei mezzi, perchè di fatto i contratti coi fornitori sono stati interrotti,

Come se ne esce? Nella riunione di ieri, il sindaco Cateno De Luca ha promesso lo stanziamento di dieci milioni per investimenti, e di altri dieci come incentivo al raggiungimento del 65% di differenziata entro luglio 2019. Lo stesso De Luca, dieci giorni fa, aveva indicato in “15 o 20” i milioni di euro necessari per gli investimenti. tanti, in effetti, ne prevede il piano industriale, non adottato dal consiglio d’amministrazione della partecipata perchè, tra l’altro, prevedeva 7 milioni di investimenti per mezzi e oltre 20 milioni di euro per ricambi e manutenzioni, e non il contrario, come avrebbe voluto Lombardo.

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