Ricandidati, chi ha lavorato e chi no: cinque anni sotto la lente

Chi sono e cosa hanno fatto i quattro deputati uscenti che si ripresenteranno per farsi eleggere alla Camera alle politiche di marzo, e quante volte ricorre Messina nei loro atti parlamentari

 

MESSINA. Saranno in quattro, i deputati uscenti che si sottoporranno al giudizio degli elettori (più o meno, la legge elettorale sul punto non è esattamente la migliore possibile, da questo punto di vista) per chiedere loro la riconferma alla Camera, tornando ad occupare quello scranno a Montecitorio sul quale sono stati seduti: cinque i tre di prima nomina, quasi dodici uno dei veterani d’aula. Meritano la riconferma? A parte le preferenze personali, ci sono degli indicatori oggettivi: quanto si è prodotto (da primo firmatario, il “vero” lavoro di un parlamentare), di che qualità, con quale attenzione per il territorio, quanto si è stati presenti o assenti. Tutti dati dai quali è possibile trarre la storia degli ultimi cinque anni per ciascun ricandidato.

Carmelo Lo Monte, è deputato da poco meno di dodici anni, tre legislature passate alla Camera, corre con la Lega nord nel collegio di Enna (in cui votano anche una dozzina di comuni tra Tirreno, Nebrodi e Madonie): sessantadue anni, ha cambiato un numero sterminato di partiti, da destra a sinistra e viceversa:  Democrazia Cristiana, PPI, Democrazia Europea, Udc, Mpa, Italia dei Valori, Centro Democratico, Partito Socialista Italiano, per poi finire con la Lega con Matteo Salvini, partito col quale oggi è candidato. Nella scorsa legislatura ha avuto una media presenze al voto molto bassa del 34,37% (il che vuol dire che non ha partecipato al 65,63% delle votazioni), ed ha proposto, da primo firmatario, zero disegni di legge, solo un’interrogazione a risposta orale e venti a risposta scritta, più sette emendamenti. Lo Monte ha motivato la sua non esaltante produttività con un bizzarro “Durante la presidenza di matteo Renzi ho lavorato senza entusiasmo“. Quante volte ricorre la parole “Messina” nelle sue interrogazioni? Nove volte. Media molto alta, considerando la scarsità di atti proposti, solo venti.

Atti parlamentari proposti da Carmelo Lo Monte

 

 

Maria Tindara Gullo, parlamentare uscente di prima nomina eletta col Pd e poi passata armi e bagagli a Forza Italia a rimorchio suo maggiorente politico Francantonio Genovese, ha un ottimo tasso di presenze alle votazioni dell’84,78, e presenta dati di tutto rispetto: addirittura dieci disegni di legge, tre mozioni, un’interrogazione a risposta orale, 42 a risposta scritta, 18 interrogazioni in commissione, tre ordini del giorno in assemblea, otto emendamenti. Molto, molto più di colleghi che siedono in aula da decenni. Curiosamente, dato che è laureata in Economia e commercio, si è impegnata soprattutto su temi di sanità: quattro dei suoi dieci disegni di legge riguardano soggetti affetti da sordità, e tutti e dieci sono state presentate nel 2014, quando era con la maggioranza. Poi è passata all’opposizione, e per tre anni e mezzo non ne ha presentati più. Nessuno di essi riguarda direttamente Messina, termine che però ricorre ben 17 volte nelle sue 42 interrogazioni.

Atti parlamentari proposti da Maria Tindara Gullo

 

Alessio Villarosa è stato eletto col Movimento 5 stelle per la prima volta nel 2013, ha il 69,34% delle presenze ed uno spaventoso quoziente di produttività: cinque disegni di legge da primo firmatario, ma ben 85 interrogazioni a risposta scritta (e due a risposta orale), 49 ordini del giorno in assemblea e soprattutto 862 emendamenti, agevolati sicuramente dall’opposizione ferrea (ma anche ostativa) del suo partito. Villarosa a Montecitorio si è occupato prevalentemente di banche: quattro su quattro disegni di legge da primo firmatario sono d’argomento bancario, ed oltre a questo, Villarosa è stato membro della commissione Finanze e nell’organo parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Enorme il numero degli emendamenti, che però, considerata la condotta in aula dei pentastellati, sono probabilmente dovuti ad una condotta ostruzionistica su alcune leggi della scorsa maggioranza. Dei quattro deputati uscenti e ricandidati, è stato il più produttivo, in termini numerici. Nelle sue interrogazioni, Messina compare 38 volte: il maggior numero di volte come numero assoluto, ma non in proporzione.

Atti parlamentari proposti da Alessio Villarosa

 

 

Francesco D’Uva, anch’egli di prima nomina ed in cerca di riconferma tra le file dei 5 Stelle, per un paio di mesi non è stato il deputato più giovane della legislatura, ha presentato il 74,17% di presenze ed un invidiabile ruolino di marcia in tema di produttività: non tanto in disegni di legge da primo firmatario, tre, quanto per interrogazioni ed emendamenti. Una spiegazione sui tre soli disegni di legge D’Uva la fornisce: “Noi opposizioni abbiamo avuto una calendarizzazione delle proposte di legge del 20% da dividere per quattro partiti, quindi il 5% ciascuno, contro l’80% della maggioranza. Per questo, capito l’andazzo, ho rinunciato a presentarne di altri”. Quello che non ha proposto in disegni di legge, Francesco D’Uva l’ha ampiamente compensato con l’interesse verso la sua città e la sua provincia. Impressionante il suo radicamento nel territorio: nei suoi atti interrogativi, l’argomento Messina ricorre la spaventosa cifra di 34 volte volte su 54 interrogazioni.

Atti parlamentari proposti da Francesco D’Uva

 

(fonti Camera.it e Openpolis.it)

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