Deputati messinesi all’Ars, il giudizio universale

Quanto hanno lavorato in cinque anni, e come, gli undici parlamentari regionali eletti nei collegi di Messina e provincia. Le classifiche, l'interesse per il territorio e qualche scelta curiosa per i temi da affrontare in aula. Tipo i ghiri dei Nebrodi

 

MESSINA. Cosa succede a palazzo dei Normanni? Cosa fanno esattamente all’Ars i deputati che una volta ogni cinque anni si presentano spiegando per filo e per segno come rivoluzioneranno la Regione Siciliana e contribuiranno allo sviluppo dell’isola? Lavorano o scaldano la sedia? Dipende. Dall’attività parlamentare, per esempio. Disegni di legge, interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno da “primo firmatario” (le uniche che abbiamo tenuto in considerazione) sono un criterio quantitativo dal quale partire. Ma c’è anche la “qualità” dell’attività politica: quanti dei documenti esitati, cioè, hanno ricadute dirette sul territorio. Ecco, uno per uno e in ordine alfabetico, gli undici parlamentari regionali uscenti. Chi sono, cosa hanno fatto, e come lo hanno fatto.

Il primo è Giovanni Ardizzone (Centristi per Micari), dal dicembre 2012 presidente dell’Ars: per questo ruolo istituzionale, la sua produttività parlamentare non è significativa: due disegni di legge da primo firmatario, uno del 2013 e uno nel 2017 (un disegno di legge per la riduzione dei vitalizi  dei parlamentari regionali da sottoporre al senato, e promozione turistica della fondazione Federico II), uno da co-firmatario. Per il resto zero in ogni casella: interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno.

Dopo la scorsa legislatura in cui aveva prodotto solo un pugno di interrogazioni e nulla più, Carmelo Currenti (Sicilia Democratica) si è dato un po’ più da fare: sette disegni di legge, 14 interrogazioni, quattro mozioni. Nei disegni di legge si è occupato di tutto, ma niente di specifico per il territorio: sprechi alimentari, misure per lo sviluppo della regione, risorse geotermiche, zootecnia, “telefono salvaimpresa” e bonifica di territori inquinati. Non così nelle interrogazioni, dove spuntano incolumità dei cittadini  e parco archeologico di Giardini Naxos, paese del quale è stato vicesindaco, attraversamento ferroviario dello Stretto (due volte) e precari del parco dei Nebrodi. E le mozioni? Di nuovo gli sprechi alimentari, poi pronto soccorso nel comprensorio ionico e ancora precari del parco dei Nebrodi.

Santi Formica (Diventerà bellissima) è il veterano del gruppo, con le sue cinque legislature alle spalle: nonostante il suo slogan, nella precedente tornata elettorale, fosse “al lavoro 365 giorni all’anno”, non è stato affatto il più prolifico: 6 disegni di legge, 14 interrogazioni, 6 interpellanze, 2 mozioni, 3 ordini del giorno. Tra i disegni di legge il più i portante è sicuramente l’ultimo, “Integrazione Irccs centro neurolesi-ospedale Piemonte), il resto ha spaziato tra formazione professionale, mercato del lavoro, ispettorati del lavoro. Curiosamente, dopo ottobre 2014 Formica ha gettato la spugna, non proponendo più alcun disegno di legge. Non così nelle interrogazioni (14): a cadenza regolare si è occupato di area marina di Capo Milazzo e problemi ambientali della Valle del mela, del Papardo, ma anche di malattie tropicali, del 118 nel comune di Camporeale (Palermo) e del trasferimento della laurea triennale in scienze infermieristiche da Caltagirone a Messina. Tutti temi che in qualche modo si allineano alla sua attività professionale (è medico chirurgo). Eclettico anche nelle interpellanze, dall’Expo di Milano alla vigilanza venatoria di Caltanissetta, ma niente di strettamente messinese, mentre nelle due mozioni rispunta la situazione ambientale della valle del Mela (e il porto di Trapani). Infine, i tre ordini del giorno: teatro Mandanici di Barcellona e Fondazione Piccolo di Capo d’Orlando.

Molto attivo Nino Germanà (Forza Italia), alla prima esperienza all’Ars dopo un passaggio da deputato a Roma: 11 disegni di legge, 56 interrogazioni, una interpellanza, 5 mozioni, 4 ordini del giorno. Tra i disegni di legge, l’unico con specifico appiglio sul territorio è l’istituzione di un’area a valenza turistica nella Valle del Mela, area di particolare interesse per pressochè tutti i deputati messinesi. Il resto spazia dal Cas alla formazione agli incendi boschivi, passando per il voto a domicilio per l’elezione di presidente della Regione e deputati. Sterminato il campo d’azione delle 56 interrogazioni, stavolta quasi tutte dirette al territorio messinese, con particolare interesse per Brolo, sua città natale. L’unica interpellanza riguarda la tutela degli allievi dei corsi di formazione degli enti oggetto di indagine, mentre spicca, tra gli ordini del giorno, “iniziative per l’apertura di case da gioco in Sicilia”.

Prolifica anche Bernadette Grasso (Grande sud – Pid), debuttante all’Ars anch’essa: 8 disegni di legge, 36 interrogazioni, 11 interpellanze ed alltrettante mozioni, 9 ordini del giorno. Debutto di ferro per l’ex sindaco di Caprileone, il cui primo disegno di legge è stato, nel 2013, un perentorio “Soppressione dell’Ente Porto di Messina”, per poi allargare lo spettro e allontanarsi dal territorio d’elezione in favore di proposte sdisturbi dello spettro autistico, erbe officinali e veicoli d’epoca. Al contrario, le interrogazioni, specie nell’ultimo periodo, vertono tutte su Messina e la provincia, dal dissesto della Città metropolitana al porto di Tremestieri, per arrivare a Caronia e sant’Agata di Militello. Nelle interpellanze, spiccano gli “interventi per mitigare i danni provocati dai ghiridi sui Nebrodi”, e “chiarimenti” vari su impianti sportivi in provincia di Messina e consorzio autostrade. Che ritornano nelle 11 mozioni (insieme ai tribunali di Patti e sant’Agata di Militello), e si affiancano, negli ordini del giorno, a temi vari, da Sviluppo Italia Sicilia al patrimonio floro faunistico della provincia messinese.

Altro debuttante è Marcello Greco (Pdr – Sicilia futura), che in confronto ai due colleghi precedenti se l’è presa con un po’ più di calma: 11 disegni di legge (parecchi, per un “novizio”) e tre interrogazioni, poi basta. L’unica proposta di legge che riguarda Messina è arrivata proprio all’inizio, nel settembre del 2013, e parla di norme relative ai dipendenti della Fiera. Per il resto, specie nella seconda metà della legislatura, Marcello Greco si è occupato  principalmente di rapporti tra Regione Sicilia e parlamento nazionale, non disdegnando una puntata nel palermitano, sponda lavoratori del bacino Pip (piani d’inserimento professionale), gli eterni precari resi tali dalla politica. Nelle tre interrogazioni, il consorzio autostrade, e due, in fotocopia, sulle somme necessarie a garantire trasporto e assistenza a studenti disabili di Messina.

Altro veterano d’aula (quattro legislature alle spalle) è Pippo Laccoto (Pd) che privilegia l’operatività dei disegni di legge (15) a interrogazioni (5), interpellanze (1), mozioni (3) e ordini del giorno (2). Nessuna delle sue proposte di legge, però, riguarda direttamente Messina, e nemmeno il suo settore di riferimento, da sempre la sanità: sistema monetario complementare “grano”, beni del demanio marittimo, lotta agli sprechi, servizio civile regionale, cittadinanza attiva e umanitaria, nei disegni di legge di Laccoto c’è di tutto. Tra le cinque interrogazioni spuntano il suo paese d’origine, Brolo (garanzie sull’istituto alberghiero) e Lipari (mantenimento in deroga del punto nascita), mentre tra le mozioni torna la Valle del Mela, in cui Laccoto chiedeva, nel 2015 (due anni prima di Manesh Panchavaktra) misure a sostegno di un aeroporto di terzo livello, per poi occuparsi di scuola e del dissalatore di Vulcano.

 Quattro esperienze da parlamentare all’Ars anche per Filippo Panarello (Megafono), che non ha collezionato grossi numeri: 5 disegni di legge, 13 interrogazioni, nessuna interpellanza, tre mozioni, due ordini del giorno. Anche per lui, come un po’ per tutti i veterani d’aula, la permanenza tra i banchi di palazzo dei Normanni è inversamente proporzionale all’interesse verso il territorio: nei cinque disegni di legge, Messina e la sua provincia, non ricorrono mai. Ci sono i centralinisti ciechi, i soggetti con disturbi specifici dell’apprendimento, ricerca e innovazione, ma non Messina. Che ricorre invece in metà delle interrogazioni, con interventi per il personale del villaggio turistico di Capo Calavà, i precari di Palazzo Zanca, i dipendenti del Cas, le mareggiate e, come Germanà e Grasso, e gli stranamente tenutissimi in considerazione ghiridi” che fanno danni sui Nebrodi. Messina protagonista, tre su tre, delle mozioni, in cui compare di nuovo la soppressione dell’Ente Porto, e si inabissa di nuovo nei due ordini del giorno.

 Seconda legislatura per Beppe Picciolo (Pdr – Sicilia futura), che disegni di legge ne propone pochi, quattro, ma abbonda in interrogazioni (25), si mantiene nelle mozioni (8), e di disinteressa di interpellanze e ordini del giorno. Un disegno di legge riguarda il cambio di destinazione d’uso delle aree Zis e Zir, un altro la stabilizzazione dei precari nelle strutture sanitaria (come per Laccoto, la sanità è il suo cavallo di battaglia dato che di mestiere è medico odontoiatra), gli altri due sono dedicati ai distretti produttivi e alle modifiche ad una legge regionale del 2002. Nel mare di interrogazioni, due terzi sono dedicate a temi messinesi, e metà di questi riguardano la sanità (il resto, a vario titolo, di consiglio della camera di Commercio, punto Inps di Lipari, mobilità dei docenti siciliani). Tra le otto mozioni, anche qui la parte del leone la fa la sanità: Bizzarra la prima: ad inizio legislatura, Picciolo si era fatto interprete della volontà dei palermitani di portare il relitto della Costa Concordia nel porto del capoluogo per smantellarlo dopo la catastrofe dell’isola del Giglio.

Altissima produttività quantitativa per Franco Rinaldi (Forza Italia), alla terza esperienza all’Ars: 42 disegni di legge, 44 interrogazioni, 8 interpellanze, 9 mozioni, 6 ordini del giorno. Ovviamente c’è di tutto, ma non riguarda Messina, presente solo due volte nelle 42 proposte di legge di Rinaldi: una per lo spostamento della gestione dell’ospedale Piemonte all’Asp5 di Messina, in netta contrapposizione col disegno di legge di Formica che il Piemonte lo voleva accoppiare, riuscendoci, al Neurolesi, e un’altra sul parco dei Nebrodi. Messina, e la sua provincia, torna prepotente nelle interrogazioni: 28 su 44 sono dedicate al territorio, con interrogazioni multiple sul teatro Vittori Emanuele e sulle concessioni demaniali sul lago di ganzirri. Spunta anche un interessamento per l’ospedale di Taormina, uno dei pochi esempi di attenzione da parte dei parlamentari messinesi per la zona ionica (eccettuato Correnti che è di Giardini). Tra le otto interpellanze, ben tre riguardano la Ciem spa (Centro per l’Internazionalizzazione e la Promozione dell’Economia Euro-mediterranea), oscura partecipata regionale che evidentemente aveva difficoltà a pagare i dipendenti, motivo delle interpellanze di Rinaldi. La Ciem spunta fuori anche nelle mozioni, insieme a Taormina arte e al patrimonio dell’ospedale Piemonte, e persino negli ordini del giorno, sempre per la vicenda del pagamento degli stipendi (esteso in un’altra interrogazione a tutte le partecipate regionali). Tra gli ordini del giorno, di nuovo il patrimonio dell’ospedale Piemonte.

Il record assoluto di produttività va però a Valentina Zafarana (M5s), alla prima esperienza in aula e determinatissima a guadagnarsi lo stipendio: per lei 13 disegni di legge, ma 78 interrogazioni, 40 interpellanze, 18 mozioni e 17 ordini del giorno. Messina non è mai menzionata nei disegni di legge, che riguardano veganesimo, inquinamento acustico, spreco alimentare, nidi familiari, microimprese e bilancio partecipativo nei comuni, ma impera nelle innumerevoli interrogazioni: città e provincia sono chiamate in causa in ogni campo, dalla sanità al teatro, dalle autostrade al centro oncologico del Papardo mai costruito. Le quaranta interpellanze sono una lunga serie di chiarimenti chiesti al governo regionale su qualsiasi tema, così come le mozioni e gli ordini del giorno: nei numeri, ma anche nella varietà di temi trattati, la debuttante Valentina Zafarana ha surclassato i suoi colleghi messinesi.

 

In basso le classifiche, divise per atti parlamentari (da primo firmatario)

 

 

 

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5 Commenti su "Deputati messinesi all’Ars, il giudizio universale"

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Antonio
Ospite

L’articolo è interessante, ma incompleto. Un’interrogazione, una mozione, un ddl si possono presentare comodamente da casa, basta un click. Sarebbe importante, invece, sapere anche l’effettiva presenza di questi deputati ai lavori d’aula e nelle commissioni. Un aula sempre deserta, mai come in questa legislatura, è un’ aula che non lavora e tutto quello che si presenta è fuffa. Per colpa di chi???

Mario
Ospite

Concordo!L’articolo non offre alcun spunto critico ai fini analitici peccando quindi di rilevanza. Es: se io debbo comprare due farmaci A (100 €) B (50 €) entrambi utilizzabili per la stessa malattia. A primo acchito sembrerebbe B il più conveniente. Poi però mi accorgo A debella la malattia e magari ne evita la ricomparsa,mentre B la attenua solamente ma non la debella. Tu quale prenderesti???

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