MESSINA. Infervora in città la polemica sui paventati tagli al Teatro Vittorio Emanuele dopo la notizia di una consistente riduzione dei contributi regionali da parte dell’Ars, a fronte dei 3milioni e 800mila euro erogati a dicembre (nel 2010 il finanziamento ammontava a più di 7 milioni).  Dopo la presa di posizione di Antonio Saitta, candidato sindaco col centrosinistra, e le rassicurazioni dell’assessore regionale Sandro Pappalardo, che ha contattato il presidente dell’Ente Luciano Fiorino, escludendo il ridimensionamento dei fondi, a dire “no” ai tagli è anche il sindaco Accorinti, che in una nota congiunta a firma del primo cittadino e dell’Assessore Federico Alagna si scaglia contro il Governo regionale.

«Le notizie che si rincorrono in merito al taglio ventilato, per diverse centinaia di migliaia di euro, da parte dell’ARS dei fondi destinati al Teatro Vittorio Emanuele ci lasciano esterrefatti ed indignati – si legge nel comunicato – A più riprese ed in tutte le sedi opportune abbiamo spiegato, nei mesi scorsi, come fosse necessario un intervento attivo e sostanziale da parte della Regione per rilanciare il principale teatro della nostra città (che è retto da un Ente regionale, vale la pena ricordarlo).Qualcuno ha provato a “rigirare la frittata”, addebitando presunte responsabilità al Comune. Oggi, anche alla luce del grido d’allarme lanciato dal presidente dell’Ente Luciano Fiorino, non può che risultare evidente anche a chi faceva finta di non capire come stiano realmente le cose. Non è più accettabile che la classe politica regionale (presente e passata, anche se oggi qualche partito prova a rifarsi una verginità sull’argomento) tratti Messina e il suo teatro in questo modo. Abbiamo denunciato in tutti i modi le evidenti iniquità rispetto al contributo assegnato a Messina e quelli di Catania e Palermo (rispettivamente 14, 21 e 24 euro pro capite), così come la generale insufficienza delle risorse stanziate a tal fine e i tagli lineari effettuati nel corso degli ultimi anni (dai 7,3 milioni del 2010 ai 3,7 del 2017). La realtà – prosegue la nota – è che a qualcuno, a Palermo così come a Messina, questa situazione evidentemente fa comodo. Ma noi non ci stiamo e chiediamo quindi al presidente Musumeci ed all’assessore Pappalardo, così come ai deputati ed alle deputate regionali, a cominciare da quelli messinesi, specialmente chi oggi continua a dispensare promesse da campagna elettorale, a dire chiaramente come intendono affrontare il problema e come vogliono risolverlo».

A schierarsi contro i tagli anche i deputati regionali del Movimento Cinque Stelle Antonio De Luca e Valentina Zafarana. «Solo una politica ‘miope’ e incapace di individuare i settori strategici su cui investire per rimettere in moto l’economia della Sicilia può decidere di azzerare i fondi ai teatri”,  commenta De Luca, che ha predisposto un emendamento al Bilancio che prevede di stanziare 600 mila euro al teatro Vittorio Emanuele di Messina.  “Già la scorsa settimana – aggiunge il deputato – il Governo, come se nulla fosse, ha provato a far passare in commissione Cultura dell’Ars un emendamento ‘mannaia’ che taglia la spesa per i teatri, le grandi orchestre, il welfare e gli Ersu, riducendolo di 80 milioni in meno rispetto a quanto previsto nell’ultima legge di stabilità. Siamo riusciti a stopparlo, votando contro. I tagli contenuti nell’emendamento governativo riguardano non solo gli enti lirici siciliani, le istituzioni culturali, il Fondo unico regionale per lo spettacolo (Furs) e gli Ersu, ma anche i centri antiviolenza, i consultori, le vittime delle criminalità e delle estorsioni”.

“Mantenere questa linea – commenta la capogruppo del M5s all’Ars Valentina Zafarana – significa decretare l’ennesimo calvario per le più importanti istituzioni culturali, pubbliche e private. La commissione Cultura ha presentato emendamenti importanti all’unanimità, che mirano a garantire le somme necessarie al funzionamento degli enti. Ci auguriamo che la commissione Bilancio rimedi a questo scempio, e che tutto ciò venga archiviato come una provocazione”.

“Vorremmo capire – conclude De Luca – che senso hanno le politiche degli annunci in una terra martoriata dalla piega della disoccupazione e della precarietà. Perché il Governo illude i precari del teatro Vittorio Emanuele di Messina, ad esempio, parlando di stabilizzazione, quando in finanziaria si operano tagli che non solo rendono impossibili le assunzioni a tempo indeterminato degli orchestrali, ma rischiano di compromettere persino il cartellone della stagione estiva?”.

 

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