MESSINA. Ventiquattro luoghi della città da riscoprire, fra eremi, abbazie e luoghi perduti: torna dal 19 settembre al 4 ottobre la kermesse “Le vie dei tesori”, giunta alla sua decima edizione. In programma anche tante “esperienze” e “passeggiate tematiche” (qui i programmi).
Per le visite guidate, come di consueto, sarà necessario acquistare gli appositi coupon, che prevedono un singolo accesso (costa 3 euro) o pacchetti con più ingressi (10 euro per 4 visite, 18 euro per 10). Tutti i dettagli su giornate e orari sul sito ufficiale della manifestazione (da cui sono tratte le foto e le info).
Tutti i luoghi
1) Abbazia normanna di San Filippo il Grande
Il monastero basiliano che fu il più importante in Sicilia. L’antica abbazia nasce già in epoca normanna attorno a una grotta naturale abitata nel VIII secolo dal taumaturgo San Filippo d’Agira o il Siriaco. Ruggero II re di Sicilia, con un editto del 1145, dichiarava questo sito del tutto autonomo da ogni potere. Era un monastero molto ricco, con vasti possedimenti che, oltre all’intera Valle Longa, raggiungevano anche la vetta del Santuario di Dinnamare. Con il passaggio dei beni della Chiesa allo Stato nel 1866, il vasto complesso religioso fu acquistato da Gaetano Alessi che lo trasformò nella sua ricca residenza di ben venticinque stanze, con palmenti ed altri opifici agricoli. Oggi è un rudere che rimanda al XVIII secolo, ma affiorano anche parti dell’antica struttura normanna: è necessario il suo recupero.
2) Casa del mutilato
La sede dell’istituzione in stile razionalista. La sezione di Messina dell’Associazione nazionale invalidi e mutilati di guerra apre per la prima volta le porte della sua sede inaugurata nel 1964 dall’allora Presidente della Repubblica Antonio Segni come Casa del Mutilato. La fondazione della sezione messinese risale al 1918 ma l’attuale sede fu progettata solo nel 1955 dall’ingegnere Alonci in stile tardo razionalista. A pochi passi dalla Stazione Centrale, presenta un ingresso principale decorato da un grande bassorilievo allegorico dello scultore Amoroso con il motto “Gemendo Germinat”. Al piano terra la cappella e la grande vetrata artistica del 1963 con una bella veduta della città. Visitabile anche il primo piano con la sala della presidenza e la sala del Consiglio direttivo.
3) Casa di San Fillipo e Museo del grano
Tra antichi casali, vicoli e tradizioni agricole. San Filippo Superiore è uno dei 48 casali di Messina dove ancora si può cogliere in parte l’atmosfera del passato. Suggestivi vicoli, antiche dimore, secolari tradizioni legate all’abbazia basiliana, fanno di questo borgo un luogo dell’anima. Remote sono le sue origini, legate fortemente alla presenza dei monaci e all’attività artigianale, agricola e della pastorizia: la chiesa madre (di fondazione cinquecentesca ed è sopravvissuta al terremoto) possiede importanti opere d’arte. L’attività agricola e pastorizia è raccontata nel Museo del Grano che si potrà visitare alla fine del breve ma suggestivo percorso alla scoperta dell’antico casale.
4) Chiesa della Madonna della Mercede
Una scala a chiocciola conduce a un segreto… Lungo la via Tommaso Cannizzaro, nel borgo Portalegni, sorge una piccola chiesa che diventa uno dei cuori della Pasqua della città.. Da questo luogo di culto parte infatti la processione pasquale degli Spampanati con il Cristo Risorto e la Madonna della Mercede, organizzata dall’omonima confraternita. Visitando la chiesa si potranno ammirare pregevoli statue ma anche due antichi dipinti mariani recentemente restaurati. Una stretta scala a chiocciola conduce all’antica cantoria dove è prevista una sorpresa: un pezzo della Messina dei secoli passati che aspetta solo di essere scoperta.
5) Chiesa di Santa Maria Alemanna
Dei cavalieri teutonici al tempo delle crociate. Entrando si torna indietro nel tempo, alle Crociate, quando Messina era una delle tappe obbligate per il viaggio verso la Terrasanta. Fu Hermann von Salza, Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici, a far costruire nel 1220 l’ospedale e la chiesa realizzata in blocchi di Selenite e cristalli di gesso. Nel 1485 chiesa e ospedale saranno ceduti all’Arciconfraternita dei Rossi. Interessante il portale laterale ed i capitelli figurati. Le pareti all’interno conservano dei graffiti che documentano il periodo in cui la chiesa fu adibita a deposito e officina.
6) Chiesa e Monastero dello Spirito Santo
Fondato nel Medioevo dalle Cistercensi fu recuperato da Sant’Annibale. A monte di piazza del Popolo sorge la chiesa dello Spirito Santo, Casa Madre delle Figlie del Divino Zelo di Sant’Annibale Maria di Francia. Il complesso religioso fu fondato il 5 novembre 1291 da suor Francesca Boccapiccola, figlia di Salerno e vedova di Battista Aurefice, su un terreno già abitato da eremiti. Il monastero fu sede delle monache cistercensi assoggettate all’abate di Roccamadore a Tremestieri. La chiesa mantiene le strutture originali con numerose opere d’arte tra cui un Crocifisso del 1520 di Francesco Matinati. Il 16 marzo 1878 vi fu ordinato sacerdote Sant’Annibale Maria di Francia. Caratteristico il campanile con guglia tortile e in cima, la statua di Sant’Antonio che richiama il campanile distrutto della chiesa di San Gregorio. Si visiteranno ambienti dell’antico monastero dove sono custoditi cimeli e opere tra cui la tavola della Madonna dei Miracoli o della Seggiola attribuita a Giovannello da Itala. Saranno aperte anche alcune antiche celle monastiche scavate nella roccia.

7) Chiesa e Museo di San Giovanni di Malta
Il martire ucciso dai pirati e la sorgente d’acqua prodigiosa. La chiesetta è legata al giovane martire Placido che, nato patrizio, prese i voti e fondò, nel 535, il primo monastero benedettino in Sicilia. Nel 541, con la sorella Flavia e una trentina di monaci, fu torturato e ucciso dai pirati. Dopo il ritrovamento delle reliquie, nel 1588, Placido fu nominato copatrono della città, venne anche scoperta una sorgente miracolosa che guariva dalle malattie. Nel 1608 vi passò il Caravaggio. Si visiterà il museo del tesoro di San Placido: tra i pezzi esposti, i mezzibusti reliquari d’argento del 1624 dei quattro fratelli martiri, una bella raccolta di argenti del XVI-XIX secolo, dipinti, sculture, paramenti e la bolla di Papa Sisto V che nel 1588 nominò il copatrono. In occasione del centenario della riapertura del monumento si vedranno nuovi reperti e sarà visitabile la cappella del Martirio sui resti dell’antica scala che conduceva alla chiesa inferiore, oggi distrutta.
8) Chiesa Nuovo oratorio della pace
In attesa della processione del Venerdì Santo qui sostano i simulacri della Passione. Messina possiede dal 1610 una delle processioni del Venerdì Santo tra le più importanti della Sicilia. Ben undici gruppi statuari che raccontano la Passione di Cristo e che per tutto l’anno sono custoditi dalla Confraternita del SS. Crocifisso nella chiesa Nuovo Oratorio della Pace. Riedificata dopo il sisma del 1908 dall’Arciconfraternita della Pace e dei Bianchi, la chiesa possiede un monumentale portale in pietra del 1609 proveniente dal Monastero di San Placido Calonerò. Al suo interno è possibile visitare l’esposizione permanente dei simulacri della processione e i ceri votivi che vengono portati a spalla ogni 15 agosto durante la processione della Vara dell’Assunta.
9) Chiesa dei Catalani
Il tempio che racconta lo sforzo dei mercanti catalani. È una delle massime espressioni dell’arte siciliana, fusione affascinante di stili bizantino, arabo e normanno. Basilica a croce latina, fu edificata nel XII secolo come cappella reale per poi passare a fine ‘400 alla fiorente comunità catalana. Prima sede in Sicilia dei Domenicani e dei Teatini, nei secoli fu arricchita di opere d’arte, oggi conservate al Museo Regionale e a Capodimonte. L’edificio riesce a raccontare la genesi e il livello stradale di questa parte di città prima del terremoto del 1908: nel sottosuolo c’è una cripta che corre lungo il transetto. Splendida l’antica icona della Madonna della Scala, il crocifisso nero del XV secolo e la tela dell’Immacolata del 1608.
10) Eremo di San Corrado
La chiesa restituita e la vista sulla città. A monte della contrada Scoppo, di fronte alla collina di Castellaccio, tra il 1537 e il 1539 fu edificata una chiesa in onore della Madonna di Visitò ma ben presto l’intitolazione cambiò: due frati fra Pietro Guzzetti da Modena e fra Pietro da Taormina, portarono il culto dell’eremita San Corrado Confalonieri, patrono di Noto. Che ebbe una notevole risonanza quando il marchese Cesare Marullo di Condagusta nel 1661 pare guarisse dalla paralisi per intercessione del santo. Il complesso religioso passò poi agli eremiti di San Pacomio. Recentemente restaurata, la chiesa è molto suggestiva, ha conservatore le strutture originali e una vasta cripta scavata nella viva roccia. Da quassù si gode una magnifica vista sul porto e sulla città, scorcio a cui sembra si ispirò Antonello da Messina.
11) Galleria d’Arte Contemporanea Factory Schipani
L’ex fabbrica dove si ridà nuova vita agli scarti. Una giovane ingegnere che decide di dare una seconda possibilità agli “scarti”: Linda Schipani proviene da una facoltosa famiglia di imprenditori che si è occupata di illuminare la città per decenni. Detto fatto, ha tirato fuori dai depositi, residui e rimanenze delle lavorazioni e ha invitato gli artisti messinesi a “trattare” gli oggetti facendo nascere opere d’arte. È nata così la Factory Schipani nell’ex stabilimento di Costruzioni elettromeccaniche, un vero museo industriale dove ogni opera nasce dalla trasformazione degli scarti e di vecchie componenti, ormai reperti archeologici. A fianco, gli ex studi della tv privata TCF, con i vari set, lo studio del TG, che diventano sale per le mostre; lo studio di Linda, affacciato sul mare, tra vecchie sedie da cinema, un grande acquario, un bancone di assemblaggio dei componenti industriali.
12) Industria De Pasquale
Qui nascevano essenze e profumi. Un’occasione imperdibile quella di visitare per il festival la “casa” delle essenze, il luogo in cui agrumi e gelsomini si trasformavano in profumi. Questo stabilimento è uno dei più importanti esempi di archeologia industriale di Messina che si siano conservati. Storicamente legato alla produzione di profumi ed essenze agrumarie e di gelsomino, era di proprietà della famiglia De Pasquale che creò un vero impero sulla lavorazione degli olii essenziali, sfruttando per la prima volta il processo di estrazione della pectina per olii esportati in tutto il mondo. L’antico stabilimento del 1912, in stile liberty e neorinascimentale, si è conservato in maniera perfetta perché acquisito dall’Università di Messina per farne già nel 1980 la prima Sede del CNR – ITAE (Istituto di Tecnologie avanzate per l’Energia). I vecchi locali industriali per l’estrazione delle essenze hanno ospitato i primi laboratori chimici del CNR che oggi hanno sede in un moderno edificio a poca distanza. Sarà quindi bellissimo visitare, durante il festival, questi stabilimenti che l’ateneo messinese apre per la prima volta.
13) Monte di Pietà
La scenografica scalinata che conduce ai ruderi della chiesa. È un bellissimo esempio di architettura manierista: il palazzo del Monte di Pietà è stato uno degli ultimi progetti di Natale Masuccio, che morì tre anni dopo essere stato espulso dall’Ordine dei Gesuiti. Un primo palazzo fu edificato nel 1548 su incarico dell’Arciconfraternita degli Azzurri – così chiamati per il “sacco” che indossavano quando assistevano i condannati a morte -, nel 1616 si passò a questo secondo e attuale progetto. Dall’andito a botte dell’ingresso si giunge al bellissimo loggiato coperto da volte a crociera. Nel 1741 fu realizzata la scenografica scalinata che conduce ai ruderi della chiesa di Santa Maria della Pietà, in marmo rosso venato di Taormina. Il Monte di Pietà fu gravemente danneggiato dal sisma del 1908 e venne restaurato soltanto nel 1979. L’Arciconfraternita degli Azzurri e della Pace dei Bianchi lo ha concesso in uso alla Città Metropolitana per ospitare manifestazioni culturali.
14) Museo e Santuario di S. Maria di Montalto
La Madonna che salvò la città dai francesi. Da quassù si domina Messina: l’antico santuario sul colle della Caperrina fu fatto edificare da Costanza d’Aragona nel 1286 come ringraziamento alla Vergine, alla fine della Guerra del Vespro. La sua costruzione è legata alla leggenda della Dama Bianca, la Madonna della Vittoria che intervenne a difesa della città. Durante la guerra si ricorda il coraggio di due dame messinesi, Dina e Clarenza, alle quali è dedicata la via dove sorge il santuario. Narra la leggenda che il perimetro della chiesa fu indicato dal volo di una colomba. Il santuario fu danneggiato dal terremoto, in parte ricostruito negli anni Trenta. Per le Vie dei Tesori, sarà eccezionalmente visitabile il prezioso museo parrocchiale voluto fortemente dal parroco.
15) Museo delle Ceramiche Zipelli
I reperti che raccontano la città e la raccolta dei vasi di Zipelli. Piatti, vasi, anfore, provenienti soprattutto da Caltagirone, ma anche opere di altre maestranze. Nell’antiquarium dell’Università, in un allestimento curato da storici dell’arte, ecco la preziosa collezione di maioliche siciliane e spagnole, circa 170 pezzi, che apparteneva all’ingegnere e appassionato studioso Cesare Zipelli; che nel 2008 volle donarla all’Ateneo, integrando un primo nucleo di ceramiche già cedute in precedenza da lui e dalla moglie Doris. Ma la collezione dell’Università racchiude anche alcuni resti architettonici del XVII secolo, provenienti dal Collegio dei gesuiti, sede barocca del primo “Studium” messinese; e opere di pittori locali tra ‘700 e ‘800, tra cui una gouache del XVIII, che raffigura il castello di Rocca Guelfonia.
16) Palazzo della Camera di Commercio
Tra i più eleganti palazzi della città. Il palazzo neorinascimentale della Camera di Commercio è opera del messinese Camillo Puglisi Allegra e fu completato e arredato nei particolari nel 1929. Bronzi, marmi, dipinti, stucchi e mosaici lo rendono uno degli edifici più eleganti della città. Fu edificato sull’area un tempo occupata dalla grande piazza Cavallotti cedendo al Comune lo spazio in cui sorgeva l’antico edificio camerale, ove si costruì il nuovo palazzo comunale. Da non perdere il grandioso Salone della Borsa e l’atrio con le sculture in bronzo dei messinesi illustri.
17) Palazzo della Prefettura
Fra l’appartamento presidenziale e i salottini privati. Una nuova occasione da non perdere per visitare la Prefettura di Messina: imponente dal punto di vista strutturale in stile neoclassico ma con dettagli in stile rinascimentale e citazioni liberty, il Palazzo del Governo di Cesare Bazzani fu costruito nel 1915 dopo il terremoto. In origine occupava quasi per intero l’area della cinquecentesca Chiesa di S. Giovanni e il Palazzo dei cavalieri di Malta, della quale è ancora possibile vedere la tribuna sul retro del palazzo. Durante la visita esclusiva si entrerà nella biblioteca, nella stanza del prefetto con il soffitto a cassettoni, nell’appartamento presidenziale e nei salottini.

18) Palazzo della Regio Dogana
L’edificio liberty che sorge sul sito dell’antico Palazzo Reale. Una novità di questa edizione delle Vie dei Tesori: apre il Palazzo della Regia Dogana che fu progettata in stile liberty dall’architetto Luigi Lo Cascio nel 1912 e ultimato in soli due anni, sul sito del Palazzo Reale normanno andato distrutto nel terremoto del 1783: una palazzina a due piani ospita gli uffici, affiancata da altri corpi di fabbrica a un solo piano destinati a magazzini. Lungo la via Vittorio Emanuele, si sviluppa una grande tettoia in ferro sorretta da elementi in ghisa con teste del dio Mercurio, che si affaccia sul porto. Durante i lavori sulle fondamenta dell’edificio furono trovati strati più antichi del Palazzo Reale. Ha ospitato nel 1963 il set del film “Mare matto” con Gina Lollobrigida e Jean-Paul Belmondo.
19) Parco Villa Labruto
Un grande giardino fiorito curato nei minimi dettagli. Moderna residenza della nobile famiglia messinese dei Labruto si trova nel Villaggio Sant’Agata ed occupa una vasta porzione di terreno che digrada dalla collina verso il mare. Il vasto parco si compone di un grande giardino, orti e frutteti e una pineta. Presenti numerose essenze e piante tropicali e subtropicali. Il frutto di anni di appassionate ricerche ha portato a contare oggi più di 365 specie di fiori e piante che ha reso Villa Labruto un vero orto botanico privato. Per l’occasione si potranno ammirare delle sculture in legno realizzate dal titolare della villa.

20) Tesoro e Chiesa di San Giuseppe
La chiesa razionalista che custodisce una rara reliquia. Lo stile razionalista di metà Novecento nasconde una storia molto più antica: quella della quattrocentesca Confraternita dei Legnaiuoli (falegnami) che nel corso dei secoli ha diffuso il culto di San Giuseppe in riva allo Stretto. La chiesa originaria fu distrutta nel terremoto del 1908, questa attuale è del 1938: attira immediatamente lo sguardo la monumentale statua settecentesca del santo, che all’inizio del secolo scorso venne rivestita interamente d’argento; molto bella anche la statua in legno della Madonna del Rosario dei pescivendoli. Eccezionale la mostra permanente con gli argenti liturgici, opere che vanno dal XVI al XIX secolo. Tra i pezzi più importanti, il reliquiario con l’Anello di San Giuseppe, che fu donato alla confraternita nel 1618 dalla nobile famiglia La Rocca che l’aveva ricevuto in dono da un vescovo spagnolo un secolo prima.
21) Villa Cianciafara
L’elegante dimora gattopardiana. Costruita alla fine del diciottesimo secolo su un preesistente edificio medievale, la Villa rappresenta uno dei pochi esempi di architettura settecentesca rimasta perfettamente conservata dopo il sisma del 1908 e la Seconda Guerra mondiale. Nata come tenuta agricola, mostra ancora le case coloniche, il lavatoio, il palmeto, il magazzino per il vino, il frantoio, il forno, la cappella, la stalla e il fienile, il giardino con puttini e un tempietto; all’interno si osservano i preziosi arredi oltre allo stile del fotografo e incisore Filippo Cianciafara, cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di Lucio Piccolo, che a lungo visse tra queste mura.
22) Villa Giovanna – Archivio Michele Panebianco
La casa tra specie tropicali dove si cura il benessere dell’anima. Nell’antico borgo di pescatori di Villaggio Pace, nel primo ventennio del ‘900 venne costruita Villa Giovanna su quello che in epoca borbonica era un avamposto di vedetta, sede della Guardia Regia: appena superata la pesante porta di ferro della villa – che ospita il centro olistico Mater Vitae – ci si ritrova immersi in un giardino tropicale, tra specie autoctone e officiali, che degradano verso il mare; una doppia fila di preziosi bonsai, si insinua tra collezioni d’arte e rari cimeli raccolti durante i viaggi. Esposte alcune opere del pittore Michele Panebianco, vincolate dalla Soprintendenza. Sarà possibile partecipare ad alcune esperienze immersive del centro olistico, tra antichi strumenti, campane tibetane e al silicio, batacchi, tamburi sciamanici e gong.
23) Villa Pace
Tra le più belle ville della riviera nord, oggi di proprietà dell’Università. Il vasto complesso di Villa Pace, già Villa Amalia, è di proprietà dell’Università e diventerà una delle sedi del MIRA, progetto del Ministero della Cultura sull’arte contemporanea. In passato ospitò importanti personaggi legati alla storia socio-politica della città, come il Kaiser Guglielmo II di Prussia. E’ un complesso di palazzine eterogenee in stile eclettico, fatte costruire all’interno di un vasto da Robert Sanderson nel 1877 come dimora personale. La villa fu poi acquistata dalla famiglia Bosurgi, tra le più ricche di Messina, attiva a livello internazionale nel campo dell’industria di trasformazione agrumaria.

24) Villa Martines
La dimora liberty sulla riviera con le rondini in volo. Affacciata sulle acque dello Stretto, nel villaggio Sant’Agata, Villa Martines è una delle più belle della riviera nord messinese. Costruita all’indomani del terremoto del 1908 e nota anche come Villa delle Rondini, rappresenta un raro esempio di stile liberty puro, arricchito da significativi riferimenti orientali che ne fanno un unicum nel panorama architettonico locale. Già dal cancello in ferro battuto dell’ingresso se ne intuisce il fascino, fino alle bellissime maioliche dipinte che decorano il prospetto principale con motivi floreali, e nei due timpani con le caratteristiche rondini in volo che le hanno dato il soprannome. La villa si distingue anche per l’ampia terrazza e il verde giardino circostante, che completano un quadro di rara eleganza. Un gioiello architettonico che racconta la rinascita di Messina dopo il sisma.