Messina avrebbe senz’altro il diritto, e ancor di più il dovere, di celebrare il Bardo per i suoi legami con la città dello Stretto. E se, nel 2011, il Consiglio Comunale di Messina, deliberò la cittadinanza onoraria post-mortem di William Shakespeare, ci chiediamo perché non gli sia stata allora dedicata una Piazza o una Via cittadina. L’allora presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Previti, arrivò perfino a scrivere alla Regina Elisabetta per chiedere di fornire approfondimenti necessari a stabilire il vero luogo di nascita di Shakespeare.

Com’è ampiamente risaputo, le notizie biografiche su William Shakespeare sono molto scarne, motivo per cui si è tanto fantasticato sia sulle sue origini che sulla reale paternità delle sue opere. Poco meno della metà dei suoi 37 drammi è ambientato in Italia e, tra questi, ben due lo sono a Messina e un altro in una, non meglio precisata, capitale di Sicilia. Si tratta dei celeberrimi Molto rumore per nulla, Antonio e Cleopatra e Il racconto d’inverno.

Molto rumore per nulla, scritto probabilmente nel 1598, è una commedia degli equivoci e degli inganni, ambientata alla corte spagnola di Messina, in un contesto non troppo delineato. La scelta di Messina come sfondo dell’intreccio è facilmente spiegabile. Intanto l’ispirazione della trama deriva direttamente da una novella cinquecentesca di Bandello, anch’essa ambientata per l’appunto a Messina. In secondo luogo, Messina era certamente ben nota all’estero, essendo al centro di commerci fiorenti e politica internazionale, per cui svolgeva il ruolo di città paradigma per tutta la Sicilia. Il nome di Messina compare nel testo addirittura nove volte. Nella fortunatissima vicenda di questa divertente commedia che ha visto rappresentazioni, rifacimenti e adattamenti di tutti i tipi, val la pena citare senza dubbio il film del 1993, con un cast stellare (Kenneth Branagh, Emma Thompson, Denzel Washington, Michael Keaton, Keanu Reeves), che ha mantenuto l’originale ambientazione messinese (anche se girato in realtà in Toscana) e il rifacimento dialettale di Andrea Camilleri, con il titolo Troppu trafficu ppi nenti, che certamente ammicca alla presunta messinesità di Shakespeare.

La seconda opera, Antonio e Cleopatra, invece, è una tragedia, anch’essa tra le più note della produzione shakespeariana. Il secondo atto, si apre proprio nella sfarzosa villa messinese di Sesto Pompeo, il quale, grazie al suo dominio navale sulle acque di Sicilia e Sardegna, incombe minaccioso sulla stabilità del triumvirato romano di Marco Antonio, Ottaviano Augusto e Marco Lepido. Saranno le pressioni di Pompeo a indurre i triumviri allo scontro tra loro. Antonio, in un tentativo di riappacificazione, sposerà la sorella di Ottaviano, abbandonando quindi l’amante Cleopatra, la quale si vendicherà con un tradimento militare. Tuttavia, entrambi pentiti, si suicideranno, inconsapevoli l’uno dell’altra, credendo questo l’unico modo per dimostrare il proprio rimorso. Ottaviano, scoperti i cadaveri, ordinerà una sepoltura comune e funerali solenni, rendendo gloria ad un fiero antagonista morto con onore.

Infine, Il racconto d’inverno, l’ultimo dramma scritto da Shakespeare, ambientato tra la Boemia e la Sicilia, presso la corte del re Leonte, in una città costiera e portuale che tanto ricorda Messina.

La vicenda di Shakespeare, e dei suoi intrecci messinesi, ci ricordano di un altro pilastro della letteratura e cultura europea, suo contemporaneo, di cui abbiamo già parlato: Miguel de Cervantes. Su di un possibile incontro tra i padri della lingua inglese e di quella spagnola, sebbene non ci sia alcuna prova, si è molto scritto e teorizzato. Il regista e sceneggiatore Stefano Reali ha perfino scritto una pièce in cui, proprio a Messina, avviene un affascinante incontro tra Cervantes, reduce da Lepanto e, non Shakespeare, bensì il suo alter ego e ghost writer, l’anglo-messinese John Florio. Il dato invece certo è che la sorte dei due si incrocerà in un curioso destino. Moriranno entrambi il 23 aprile 1616, motivo per cui l’UNESCO ha fissato in questa data la Giornata mondiale del libro.

Al di là di teorie biografiche e di finzioni letterarie, sarebbe certo molto suggestivo far incontrare, qui a Messina, i due autori, sottoforma di incrocio di due strade a loro dedicate.

FiGi

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