Nonostante il cognome tradisca un’evidente origine straniera – gli Zveteremich sono una famiglia proveniente da una regione al confine tra Ucraina e Slovacchia ed emigrata verso occidente nel ‘700 – Pietro Antonio Zveteremich è di passaporto italiano. Figlio di un triestino poliglotta e dalle ampie vedute culturali (amico, tra gli altri, di Freud e Adler e grafico e designer di Adriano Olivetti) e di una veneto-ligure, Maria Marson, Pietro cresce così in un ambiente culturalmente fertile e variegato.

Appena ventenne, Zveteremich inizia la sua attività di traduttore dal russo e dal croato, senza nascondere la propria simpatia per le idee marxiste e comuniste, motivo per cui, durante la guerra, espatria da esule in Svizzera. Rientrato in Italia nell’immediato dopoguerra, grazie alla sua attività di scrittura e di propaganda antifascista tenuta a Zurigo, Zveteremich si ritrova solidamente inserito nei circuiti culturali russi e italiani. Una persona chiave di questo periodo è Elio Vittorini, con il quale inizia a collaborare nella rivista “Il Politecnico”. La sua corrispondenza personale è con numerosi autori e intellettuali russi, la maggior parte dei quali, in quel periodo, misconosciuti in occidente, e italiani, tra cui Italo Calvino e Mario Soldati.

Sono gli anni del “disgelo” e Zveteremich ne diventa rapidamente protagonista. In particolare, nel 1955, ha la sua occasione più grande. Ha l’opportunità di leggere alcune poesie di Boris Pasternak, estrapolate da un romanzo, e se ne interessa. Ottenuto il manoscritto russo, lo traduce e ne suggerisce caldamente la pubblicazione a Feltrinelli. Scrive: “Il romanzo di Pasternak è una grande cosa e l’Urss lo riconoscerà certamente fra una decina di anni nel suo valore”. Il romanzo si intitola Il dottor Živago.

La pubblicazione non sarà affatto una questione semplice. Mosca esercita forti pressioni perché la pubblicazione del romanzo, che tradisce i malumori interni al sistema sovietico mettendo a nudo le criticità di un apparato che calpesta la creatività e la libertà individuale, venga bloccata. Lo stesso Togliatti inciampa nella vicenda, cercando di non esporsi direttamente. Tuttavia nel 1957, in prima assoluta mondiale, Il dottor Živago, nella traduzione di Zveteremich ed edito da Feltrinelli, viene dato alle stampe.  Il successo dell’opera diventa immediatamente planetario. Americani e francesi si affrettano a tradurlo e pubblicarlo e, solo un anno dopo, nel 1958, Boris Pasternak viene insignito del Nobel per la letteratura, per l’unico romanzo che avesse mai scritto, premio che però non poté ritirare per il blocco per “tradimento” che il segretario del partito Nikita Chruščёv impose. Anche in Italia gli strascichi non furono pochi. Con l’intellighenzia di sinistra sottomessa alle logiche di partito, Feltrinelli arrivò persino a restituire la propria tessera del PCI.

Nel 1967, Zveteremich è anche il primo a far conoscere in occidente la poetessa simbolista Marina Cvetaeva, perseguitata dal regime di Stalin e morta suicida nel 1941. Traducendo per Rizzoli una antologia di poesie, dà il via a una fortuna globale che colloca oggi la Cvetaeva nell’Olimpo della poesia del Novecento.

Oltre alla sua instancabile attività di traduttore di quel periodo (traduce tra gli altri Guerra e Pace e Anna Karenina di Tolstoj, Dostoevskij, le commedie di Checov, Solženicyn) Zveteremich si rende protagonista di un curioso esperimento sociale. Fa pubblicare negli Stati Uniti nel 1971 un romanzo – Le notti di Mosca – di cui ne è l’autore, ma sotto lo pseudonimo di Vlas Tenin. Il romanzo, di satira “pornopolitica”, viene tradotto in tutto il mondo e ha così tanto successo da essere addirittura adottato come libro di testo in un’Università americana per la lingua russa e da scatenare un’indagine interna all’Unione Sovietica alla ricerca dell’autore traditore del popolo e della patria. Rivelerà al mondo la verità solo nel 1986, quando già da diversi anni si trovava a Messina.

Infatti, nel 1974, Zveteremich sceglie la città dello Stretto come luogo di adozione e vi si trasferisce per insegnare lingua e letteratura russa presso l’Università di Messina. Vi rimane per diciotto anni, fino alla sua morte, nel 1992. Gli anni di Messina sono anni molto intensi e prolifici in cui indirizza la propria ricerca in particolare sulla figura di Aleksandr Parvus, teorico della rivoluzione permanente, uomo di spicco nella fallita rivoluzione antizarista del 1905 e in quella poi riuscita del 1917 e organizzatore del rientro di Lenin in Russia dall’esilio.

Nel 1992, poco prima di morire, riesce ad andare in Russia, dopo 30 anni di rifiuto di concessione del visto. Il suo intento è consultare gli archivi del partito comunista sovietico per il suo ultimo progetto editoriale, “Il caso Pasternak”, che però non vedrà mai le stampe.

Una delle sue ultime volontà è quella di donare all’Università di Messina il suo patrimonio archivistico, costituito da manoscritti, dattiloscritti, libri e riviste, ma anche fotografie, disegni e oggetti di vario tipo. Nel 2004 viene concretizzato il passaggio e costituito il Fondo Zveteremich oggi consultabile presso il Polo dell’Annunziata. Nel 2015, proprio davanti all’ingresso della sede di Lettere dell’Annunziata, vengono collocati due busti bronzei, rappresentanti Zveteremich e Pasternak, donati all’Università di Messina dalla Fondazione di Sant’Andrea Apostolo, dal Centro della Gloria Nazionale, dalla Fondazione delle Lettere e della Cultura Slava e dalla Fondazione Il Mondo Russo. Tuttavia nessuna strada o piazza in città ricorda questo grande personaggio.

FiGi

 

Per approfondire:
è possibile consultare il sito web del fondo archivistico Zveteremich  dell’Università di Messina https://cab.unime.it/zveteremich/home/
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Barardino Palumbo
Barardino Palumbo
10 Ottobre 2020 8:22

Grazie di aver ricordato Pietro Zveteremich. L’articolo omette però di dire, immagino per distrazione, che lo stesso ha insegnato presso l’allora Magistero, chiamato dal preside Mazzarino come professore incaricato (incarico rinnovato annualmente e per molti anni, data appunto la fama e il prestigio di cui godeva). Saluti