MESSINA. A chi pensa il comune di Messina quando decide di intitolare nuove strade per evitare le impersonali sigle alfanumeriche che ancora resistono da decenni in certe zone della città? A concittadini celebri? A premi nobel? A luminari della scienza o maestri d’arte o ancora fari di cultura? No. A soggetti religiosi. L’ultima proposta è del consigliere Salvatore Sorbello, che propone di intitolare la via Garibaldi alla “Madre Assunta”, ma la questione è nata ad aprile 2017, quadbo l’amministrazione comunale decise di cambiare nome alla vie caratterizzate da sigle alfanumeriche.

Si iniziò dalle strade del rione Gescal. La proposta è nata da un’iniziativa popolare, promossa dalla III Circoscrizione presieduta da Natale Cucè e sostenuta dal parroco Ermanno Pezzotta, “al fine di attribuire il giusto riconoscimento a personaggi illustri, modello ed esempio per tutta la collettività”, spiegano da Palazzo Zanca. Eppure, se c’è una cosa in cui Messina abbonda è la presenza di strade a tema biblico, evangelico o ecclesiastico.

Quasi un centinaio tra sante e santi, senza contare Madonne (tre: della lettera, delle grazie e della mercede) e accezioni della stessa (un intero viale per l’Annunziata, una via Concezione ed una piazza Immacolata di marmo), apostoli (dodici, che si disputano una via), schiere celesti (una via dei Cherubini e una piazza dell’Angelo, a Faro) sacri cuori (una strada, più una via ed una discesa personalizzate al “cuore di Gesù”),  una via intitolata alla Sacra famiglia, una piazza per il solo Spirito santo, oltre che a tre diverse strade in coabitazione tra Gesù e Maria  (una “in san Leone”, le altre a Mili e a Gesso), e una piazza Santissimo Rosario a Castanea. Poi una piazza Canonica, una via del Carmine, due vie Noviziato, due vie Oratorio (della Pace e san Francesco) cinque vie intitolate a “chiese” (la prima semplice, le altre coi suffissi “dietro”, “grande”, “nuova” e “dei marinai”) ed infine una via Sacrestia.

Tra i santi, ai quali sono dedicate quasi un centinaio di strade, spiccano le tre vie dedicate al patrono d’Italia, san Francesco: una a Camaro, una a Gazzi, alle spalle del carcere, la terza a Contesse, senza contare la piazza sul viale Boccetta, giusto di fronte alla chiesa anch’essa inevitabilmente intitolata al santo d’Assisi. Si difende inaspettatamente bene anche san Cosimo, titolare di un “vico” che strada facendo diventa via e che a metà si trasforma in piazza. Dove? Tra la via Catania e la via del Santo (nomen omen), e se la gioca col ben più celebre san Giuseppe, che anch’egli ha intitolate due vie (dietro la chiesa di santa Maria Alemanna ed a Camaro). Caso particolare san Filippo, il cui nome proprio è affiancato a due “cognomi” diametralmente opposti per due differenti vie: “Bianchi” e “Neri”. Ad Annibale Maria di Francia, il santo secondo il quale il terremoto del 1908 sarebbe stato causato dall’ira di Dio contro la città, è stata dedicata una piazza in città, una via a Cumia, e persino una rotatoria sulla Panoramica.

E le sante? Barbara si divide tra una piazza ed una scalinata, invece santa Caterina è Valverde o dei Bottegai, mentre per santa Maria c’è l’imbarazzo della scelta: con nome proprio o affiancata da alemanna, la nuova, la porta, dell’arco, del selciato e di Gesù inferiore. Alla santa messinese, Eustochia, una via è dedicata, ma c’è indecisione sul fatto se sia beata o santa.

Incredibilmente, la città che conta una dozzina di statue di padre Pio equamente piazzate a coprire tutto il perimetro municipale (in viale Regina Margherita ed in via felice Bisazza, in contrada Conca d’oro, Faro e Tremestieri, Giampilieri davanti alla stazione, nella strada per Salice, al padiglione F del policlinico, a Mili san Marco e trionfo a Gravitelli con ben due statue nel giro di qualche centinaio di metri) al santo di Pietralcina non gli ha dedicato manco una traversina.

Ben rappresentate, poi, anche quasi tutte le gerarchie ecclesiastiche: monsignori (tre, Paino, Fasola e Bruno), un paio di padri (Nino Trovato, Matteo Forestieri), un frate (Arcangelo Gualtieri), suore (uno slargo con anteposto “piccole”), un don (Orione), tre papi (Leone, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, quel Karol Wojtyla al quale già dal 1988 la città ha dedicato una statua in ricordo della sua venuta a Messina).

Particolare il rapporto della città coi gesuiti, comunità religiosa particolarmente nutrita, al cui fondatore Ignazio da Loyola (che volle il convento a Messina) è dedicata una strada, via Ignatianum. E’ invece all’Opus Dei che l’amministrazione guidata da Giuseppe Buzzanca ha tributato gli onori, dedicando la piazza accanto alla chiesa di san Giuliano al fondatore Josemaria Escrivà. E da qualche parte c’è una via dedicata anche ai missionari comboniani.

Infine via Dama Bianca che è un chiaro riferimento alla Madonna, che per anni combinazione lo è stato anche all’eroina (la strada è stata una delle zone di spaccio più micidiali durante gli anni ’80): e volendo potrebbe essere scambiata anche per una dedica alla celebre amante di Fausto Coppi

 

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Sergio Todesco
Sergio Todesco
6 Aprile 2017 1:38

Direi che quanto più questa città ha continuato ad attribuire nomi di santi et similia alle proprie vie, tanto più ha declinato la propria identità nel segno di città dalla religiosità paganeggiante, folkloristica e fondamentalmente refrattaria a qualsiasi reale apertura al messaggio evangelico e alla trascendenza.

Andrea Schifilliti
Andrea Schifilliti
20 Agosto 2018 12:09

Vi siete dimenticati via Santa Marta 😂😂😂