MESSINA. Stasera la tradizionale processione del Quadro della Madonna di Dinnammare, portato in capo dai fedeli ogni anno nella notte del 4 Agosto, lungo il sentiero forestale, da Larderia fino al santuario di Dinnammare.

Nell’immaginario dello Stretto di Messina, luogo di identità e cultura, da dove nascono i miti e dove i messinesi proiettano i loro sogni e le loro speranze, si mescola l’elemento di mare a quello di terra. Tema ricorrente nella cultura mediterranea, è stato quello di sacralizzare le cime più alte del paesaggio, quale punto di maggiore contatto con il trascendente. Ed è verso il Monte Dinnammare, dove una chiesetta ottocentesca biancheggia poeticamente tra i colli bruni dei Peloritani, che ogni anno, nella notte tra il 3 e il 4 Agosto, viene portato in processione il ‘’miracoloso’’ Quadro per la Festa della Madonna di Dinnammare. Il quadro raffigura l’antica icona che, secondo una leggenda con tratti abbastanza simili a molti culti mariani siciliani, si dice sia giunta dal mare dopo un naufragio di una nave trasportata sul dorso di due mostri marini, e scoperta da alcuni pescatori. I mostri marini sono rappresentati nella tela del pittore Michele Panebianco (quella portata oggi in processione) in due delfini che sorreggono la cornice con l’immagine della Madonna col bambino.

Edoardo Giacomo Boner, nella novella ”Madonna della neve” della raccolta ”Sul Bosforo d’Italia” del 1899, descriveva così il tradizionale pellegrinaggio ‘’Chi parlava così andava pure lui in pellegrinaggio lassù, a quella chiesetta che biancheggiava sulla cima della montagna e che si scorge da centinaia di migliaia intorno, da chi arrivi e da chi parta sul Mar Ionio e sul Tirreno: e vi andavan pure i molti contadini che salivano per l’ampia fiumara dove cominciavano a stendersi già l’ombre del tramonto. Salivano dal Santo, da Bordonaro, dal Cammaro; e ad ogni sbocco di vallone, ad ogni confluenza di torrentelli le comitive si ingrossavano, apparivano altri asini, altri carri provenienti da più lontani casali, dal corso di altre fiumare, dai tre San Filippi – Soprano, Medio e Inferiore, – da Santa Lucia, da Zafferia, da Santo Stefano e dai villaggi del Dromo, Gazzi, Tremestieri, Galati. Sui dossi dei poggi che fiancheggiavano la fiumara cominciavano a alternarsi larghe macchie sanguigne di sole morente con larghi panneggiamenti d’ombre. Un vento fresco di ponente succedeva pian piano all’afa del giorno, e dalle Calabrie suffuse d’una nebbia dorata sorgeva lentamente la luna rosea e grande. A un certo punto, la fiumara veniva insensibilmente a morire in certi greppi che annunziavano la montagna, e su per i quali aspri ciuffi d’eriche, di nepitelle, di mentastri aromizzavano l’aria vespertina. Mille voci e mille canti echeggiavano per i valloni con intonazione assai varia, perchè dai salmi e dalle litanie divote cantate a coro trapassavano, per molte gradazioni, alle ultime canzonette napolitane.”

Oggi, lungo i sentieri dei villaggi collinari che portano al Monte, non si vedono più contadini con carri e buoi, ma ancora numerosi fedeli (alcuni dei quali a piedi scalzi), a cui si aggiungono: gruppi scout, associazioni escursionistiche e anche qualche turista. I profumi delle erbe spontanee, i suoni e le voci dei canti religiosi, la visione della città e dello Stretto di Messina all’alba, continuano a caratterizzare quest’esperienza, culturale e naturalistica.

Il Quadro della Madonna rimane al Santuario fino all’alba del 5 agosto, quando una nuova processione lo riporta nella Chiesa di S.Giovanni Battista di Larderia sullo stesso percorso dell’andata.
Il culto della Madonna di Dinnammare è fortemente radicato nella storia e nella cultura del territorio dei villaggi collinari della fascia ionica. Questi villaggi, sorti lungo i letti dei torrenti, in luoghi più nascosti e protetti dalle invasioni via mare di popolazioni dedite al saccheggio, rappresentarono una vera e propria micro-area economico sociale di influenza bizantina, cultura prevalente nel settore orientale della Sicilia e, soprattutto, del messinese. E la vita religiosa di queste comunità era caratterizzata da rituali di celebrazione di Santi orientali o della Vergine Maria, i cui culti tendevano ad assimilare e a trasformare usanze pagane già presenti da tempi ancestrali. Centro di irradiamento di questa cultura erano i monasteri basiliani, luoghi sia di culto e, durante il periodo normanno, anche centri di potere politico ed economico di intere vallate, come nel caso della Chiesa Santa Maria in fluvio de Mili.

Alla Festa della Madonna di Dinnammare si lega anche una alimentazione tradizionale festiva, come ad esempio quella della carne infornata: cibo tradizionalmente consumato nei pellegrinaggi e pietanze tipica delle feste patronali. In questo contesto, come scrive l’antropologo Nicola De Gregorio nel ‘’Uno sguardo a oriente: le fiumare messinesi e l’area delle carni infornate’’, il villaggio di Larderia ha una propria centralità, luogo fulcro della venerazione della Madonna di Dinnamare. Una tradizione che oggi continua ad essere tramandata in occasione della Festa di Fimunedinisi della prima domenica di settembre in contrada Santissima.

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