MESSINA. Per una serie di coincidenze, un cordone ombelicale unisce Vittorio Sgarbi e Messina. Un legame formatosi nei primi anni Ottanta e mai dissoltosi, complice l’amore sconfinato dello storico dell’Arte per Antonello da Messina, che, con un recital, ha persino portato in scena a Tindari nel 2016.

Sgarbi, in città, non ha perso tempo a farsi conoscere, seppur inizialmente soltanto dai colleghi. Correva il 1982, e l’assessore regionale, allʼepoca, era “solo” un brillante storico dellʼArte, uno di quelli, però, che non chinano la testa. Fu proprio per questo che un suo intervento, sul filo del verosimile paradosso, rischiò di tramutarsi in una rissa durante il convegno collaterale alla mostra dedicata ad Antonello da Messina proprio in quell’anno. Sgarbi, infatti, si “permise” di attaccare frontalmente un blasonato collega (appartenente alla schiera degli “incontestabili”), ma lo fece alla sua maniera, tanto che, per evitare il peggio, fu portato via da Teresa Pugliatti, docente dell’Ateneo e storica dellʼArte.

A differenza della prima permanenza, il suo ritorno in città fu all’insegna del clamore. Erano infatti i primi anni Novanta e le “uscite” al Maurizio Costanzo show avevano regalato a Sgarbi una popolarità transgenerazionale. Fu così che, in riva allo Stretto, la presentazione del volume a cura della sua amica Pugliatti sul patrimonio artistico di Rometta registrò presenze da stadio, folle urlanti e borghesia in livrea, tutti accorsi al rettorato dell’Ateneo senza sapere il reale motivo della sua presenza.

Nel 2003, Sgarbi, come spesso ha ricordato, si spese per l’acquisizione da parte della Regione della tavoletta bifronte attribuita ad Antonello da Messina e messa all’asta da Christie’s. Assessore ai Beni Culturali, all’epoca, era Fabio Granata, dal quale proviene il suggerimento dell’acquisizione del Castello di Schisò, che si affaccia sulla Baia di Naxos, già proposto dall’assessore come un punto del suo programma.

Sei anni dopo, nel 2009, la città che lo aveva ospitato giovane e polemico, lo rese protagonista accogliendo l’idea di accoppiare l’Adorazione dei Pastori di Rubens, custodita a Fermo, e quella di Caravaggio del Museo di Messina. L’evento, spostato dall’amministrazione comunale e in particolare dal vicesindaco Giovanni Ardizzone, giocava sul numero 8 alla fine di alcune date (fra cui il 1908) ma aveva alla base una forzatura: ritenere il 1608 anno comune per la realizzazione delle due opere (circostanza non riscontrabile per il quadro peloritano).

In seguito, il legame tra l’assessore e la città è continuato grazie ad Antonello (suo l’appello, nel 2014, per salvare il Museo Mandralisca di Cefalù, definendo il Ritratto di Ignoto la “Gioconda siciliana”, e il ricongiungimento di un trittico, diviso tra Firenze e Milano, in occasione di Expo 2015), a rapporti personali (il libro scritto a quattro mani con il costituzionalista peloritano Michele Ainis, “La Costituzione e la bellezza”), a tour, interviste e polemiche (come l’accesso negato al Museo Archeologico di Lipari in occasione di una mostra di arte contemporanea da lui curata) in città e provincia, ma anche eventi poi abortiti (ad esempio il “viaggio” della citata Adorazione di Caravaggio alla volta di Napoli per una mostra nel 2017).

Ma, da assessore, Sgarbi come sarà? Beh, certamente il paradosso più grande è quello di essere a capo di quel sistema di tutela col quale i rapporti finirono malissimo quando era dipendente del Ministero in Veneto (paradosso già andato in scena nel 2001, all’epoca della sua breve esperienza come Sottosegretario). Il resto, invece, è tutto da scoprire (a meno che non diventi Ministro), anche se, senza perdere tempo, ha già messo tanta carne al fuoco: la controversa ricomposizione del Tempio G di Selinunte (invero sostenuta durante il governo Lombardo dallo scrittore Valerio Massimo Manfredi), l’apertura dei musei fino alle 23, la creazione di una nuova figura (il Commissario alla Bellezza) e la già citata acquisizione del Castello di Schisò, esercitando il diritto di prelazione.

Al netto di tutto ciò, però, un primo, significativo atto importante potrebbe farlo: lasciare ai Beni culturali i soldi che incassano ogni anno, invece di farli volare nelle casse della Presidenza della Regione.

guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments