MESSINA. Dopo la (nuova) presa di posizione del sindaco Cateno De Luca, che nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha ribadito nuovamente la sua contrarietà alla realizzazione del secondo Palagiustizia nelle aree dell’ex Caserma Scagliosi, proponendo come alternativa un palazzo da costruire ex novo al posto del parcheggio “fosso” di via La Farina, dal costo di 40 milioni di euro, ad intervenire sulla questione, ormai pluridecennale, è il movimento MessinAccomuna, che difende a spada tratta il protocollo siglato nel febbraio del 2017 da Comune, Agenzia del Demanio, Ministero della Giustizia e Ministero della Difesa, chiamando in causa il Governo.

«Ci risiamo. De Luca – si legge in una nota – si impegna nuovamente a dimostrare la sua miglior dote: l’assunzione di impegni che non gli competono pienamente e che non è in grado di rispettare. Adesso è il turno del “secondo palagiustizia”, tema su cui interviene provando a bloccare una soluzione già decisa e formalizzata e rischiando un possibile danno erariale sia per il prolungamento dei fitti passivi che per la redazione di progetti irrealizzabili. La domanda sorge spontanea: perché?

Uno che “il Sindaco lo sa fare” – prosegue il comunicato – dovrebbe sapere che da settembre 2015 gli oneri sull’edilizia giudiziaria sono transitati al Ministero della Giustizia e l’intesa sottoscritta coinvolge patrimonio e cespiti di Amministrazioni Statali. Non è il protocollo sottoscritto ad aver ridotto le competenze dei Comuni, ma la legge.

Uno che “il Sindaco lo sa fare” dovrebbe sapere che la sua proposta (il Palagiustizia al “fosso” di Via La Farina) è un’aberrazione urbanistica, irrealizzabile per via delle distanze dalla linea di costa, ai sensi del PRG del Comune che lui stesso amministra. Uno che “il Sindaco lo sa fare” dovrebbe sapere che far fare un progetto esecutivo inutile, per un’opera irrealizzabile, è un danno erariale.

Uno che “il Sindaco lo sa fare” non può prendere in giro una città dicendo che un progetto che utilizza i fondi pubblici disponibili per riattivare su siti pubblici funzioni di pubblica utilità senza necessità di risorse aggiuntive, con un’opera calendarizzata è “un obbrobrio”; spieghi perché, che di roboanti e vuote parole ne abbiamo sentite fin troppe in questi mesi. Invece lui propone un’opera dal costo a suo dire ben più che doppio, per la quale (oltre all’incompatibilità con le normative urbanistiche) non ci sono i finanziamenti.

Il blocco della soluzione individuata dall’amministrazione Accorinti, urbanisticamente compatibile, istituzionalmente condivisa e formalizzata avrebbe un’unica conseguenza: prolungare sine die i fitti a carico del Ministero, con la prospettiva di ripristinarli in futuro per remunerare eventualmente il privato che partecipa all’opera (ecco il danno erariale “strutturale”). Con vantaggio di chi?

Uno che propone queste soluzioni – conclude il testo – o è incompetente o persegue fini contrari all’interesse pubblico. A questo punto è bene sollecitare un intervento diretto del Governo sulla questione del secondo palazzo di giustizia a Messina».

 

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