MESSINA. Sarà il primo siciliano a scalare a piedi una delle vette più alte del mondo, dirimpettaia dell’Everest, raggiungendo la quota record di 8mila metri, ma soprattutto sarà il primo a farlo con il nobile e virtuoso scopo di sostenere la ricerca scientifica sulle malattie neurodegenerative: il sogno del 41enne Nunzio Bruno, dedicato alla mamma che soffre da alcuni anni di SLA, diventa realtà. Domani (martedì 4) partirà il progetto “In cima al mondo con ME” che ha un triplice significato: “È una scommessa, una sfida per me stesso e per la mia famiglia – spiega il protagonista – non solo un’impresa sportiva ma un percorso interiore e spirituale oltreché un’opportunità per portare la mia amata Messina e la mia Sicilia sull’Himalaya, nei luoghi più alti del pianeta insieme con le eccellenze, le tradizioni, le cose belle che possiamo vantare”. Difatti la missione di Bruno, 41enne messinese, che ha già all’attivo un curriculum come guida ambientale, accompagnatore turistico, escursionista e scalatore, non ha scopo di lucro e sarà sostenuta da una serie di aziende e partner sensibili (main sponsor della prima tappa Miscela d’Oro) che, in cambio di visibilità, stanno raccogliendo fondi a favore dell’AISLA onlus, l’associazione italiana che lotta da oltre 30 anni contro la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), grave patologia neurodegenerativa progressiva dell’età adulta in grado di paralizzare nel tempo i muscoli. L’AISLA è presente con 64 rappresentanze territoriali in 19 regioni d’Italia e conta 300 volontari e più di 2000 soci. Chiunque può donare sul sito www.incimaconme.it; la cifra da raggiungere è 40mila euro.

L’estrema missione, che Bruno stesso ironicamente definisce “im… possibile”, un dream possible, prenderà il via domani con la scalata del Kilimiangiaro, la cima più importante del continente africano: obiettivo 6mila metri, in cui sarà accompagnato da due amici e compagni di avventure, l’artigiano messinese Paolo Vapore, 60enne, già esperto camminatore, e Marco Antonio Finocchiaro, psicologo e sportivo originario di Caltagirone. Comincerà così il percorso di allenamento della durata di circa un anno, necessario per la mission himalayana prevista nel settembre 2023 che richiederà tra 40 e 60 giorni di arrampicata: tecnicamente si tratta di “ascensioni”, che richiedono una certosina e impegnativa preparazione atletica con l’affinamento di tecniche di acclimatamento e respirazione ad alta quota, dove l’ossigeno è rarefatto e i rischi per la salute e per la vita sono molteplici. L’iter proseguirà tra gennaio e febbraio 2023 con l’Ojos del Salado, tra Cile e Argentina, che coi suoi quasi 7mila metri è il vulcano attivo più alto del mondo e la seconda  vetta del Sudamerica. Sono previste anche tappe intermedie tra alpine dolomiti decise di volta in volta in base alle condizioni meteo. Infine, il culmine del progetto: il Manaslu, l’ottava montagna più alta in assoluto, che si trova in Nepal sulla catena himalayana “di fronte” all’Everest, e conta 8.163 metri nel punto vicino al cielo. “Riuscire a raggiungere queste vette – prosegue Bruno – significa lanciare un prezioso messaggio di speranza, di fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità. Supera te stesso e supererai il mondo, scriveva Sant’Agostino. Fin da piccolo sognavo di scalare i monti più elevati e oggi poter fare questo per aiutare la ricerca contro malattie gravi e debilitanti come quelle neuromuscolari, mi dà un’ulteriore spinta per realizzare i miei sogni”. In tutte le sue imprese, Bruno filmerà buona parte del viaggio e delle scalate con dirette, reportage, video e post sui social (Instagram @thewildtrekker o Facebook In cima al mondo con me) per raccontare difficoltà, impressioni, sensazioni aneddoti ma soprattutto le emozioni di compiere un cammino, ricco di amore e intriso di valori, dedicato alla mamma, 65enne, che da casa lo accompagnerà col cuore e con la mente.

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