Cos’è successo sulla Sansovino? A raccontarlo è Vincenzo Franza, amministratore della Caronte&Tourist a margine di una riunione all’assessorato ai Trasporti a Palermo.

Il 15 del 2016, due settimane dopo l’incidente in cui morirono i tre marittimi dipendenti della Caronte&Tourist Isole minori, Franza partecipa ad una riunione in assessorato. La riunione per parlare dei collegamenti con le Eolie è convocata da Dorotea Piazza, la dirigente dell’assessorato che d’accordo con la polizia registra tutto. A partecipare sono Sergio Bagarella, impiegato dell’ufficio diretto da Piazza, Ettore Morace, mministratore Ustica Lines, Vincenzo Franza, amministratore Caronte & Tourist, Attilio Licciardi, sindaco di Ustica, Mario La Rocca, Capo di Gabinetto dell’assessorato regionale trasporti, Giuseppe Montalto, segretario particolare dell’assessore ai trasporti e altre persone non identificate. Alla fine della riunione, Piazza e Franza si allontanano dagli altri e parlano vis à vis. È a questo punto che il patron della Caronte confiderà la sua versione dei fatti, versione che con tutta probabilità verrà acquisita dalla Procura di Messina nell’ambito dell’indagine sulla morte dei quattro marittimi.

Ed ecco cosa si legge nell’ordinanza che ha portato all’arresto del socio di Vincenzo Franza, Ettore Morace: “Piazza e Franza si intrattengono a parlare per alcuni minuti. In particolare Franza racconta dell’incidente sul lavoro della Sansovino, Franza confida che le morti sono state provocate da esalazioni provenienti dalla vasca, mai pulita sotto la gestione Siremar, nella quale i poveri operai si erano calati proprio per effettuare la manutenzione”.

Una versione che pare molto interessante soprattutto riguardo alla manutenzione. Uno dei nodi principali dell’inchiesta, infatti, è cosa facessero i tre marittimi nella sentina della nave. Tra di loro, infatti, Christian Micalizzi e Gaetano D’Ambra rispettivamente primo e secondo ufficiale di coperta (Santo Parisi era operaio di macchina). La manutenzione non è prevista tra le mansioni degli ufficiali, eppure D’Ambra quando è morto era vestito con una tuta da operaio, mentre la moglie aveva raccontato come fosse scontento del lavoro che svolgeva.

Secondo la versione di Franza, sintetizzata nelle pagine dell’inchiesta palermitana, erano lì per “effettuare la manutenzione”. Peccato, dunque, che non fosse tra le loro mansioni.

Una versione che potrebbe essere determinante per le indagini guidate dal procuratore aggiunto Giovannella Scaminaci.

Indagini che stanno tuttavia subendo qualche rallentamento, non risulta infatti ancora depositata la perizia autoptica. I risultati dell’autopsia dovevano essere noti dopo 60 giorni a partire da dicembre. Il 19 maggio però l’Autorità giudiziaria notifica una risposta all’avvocato Francesco Rizzo che aveva fatto richiesta per avere copia della relazione, la risposta alla richiesta, in corsivo a fine pagina è chiara: “Si comunica che non è stata depositata relazione di consulenza”. Dopo 5 mesi i risultati dell’autopsia non sono ancora noti.

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