MESSINA. Sala stracolma alla Camera di Commercio per l’incontro con il leader della Lega Matteo Salvini, accolto da lunghi applausi ma anche da qualche contestatore (una decina in tutto).

L’esordio è di quelli ad effetto: “Consideratemi messinese”. Altrettanto efficace la chiusura: “Tornerò qui da presidente del Consiglio”. Nel mezzo, un discorso che ha toccato tutti i punti forti del suo programma, dal lavoro alla sicurezza, dall’identità nazionale all’immigrazione, con riferimento specifico ai fatti di Macerata. “Prima gli italiani”, ribatte più volte, esaltando il pubblico, che lo ha accolto come una specie di salvatore (“Votiamo te perché la politica in Sicilia non esiste”, urla qualcuno).

Fra gli argomenti trattati, ovviamente, la situazione politica nell’isola: “Abbiamo mandato a casa Crocetta, adesso tocca a Renzi”, spiega. Più di uno, invece, il riferimento alla condizione delle strade dissestate, altro tema che trova ampi consensi.

Non mancano le frecciatine politiche alla Legge Fornero (“che sta rubandovi il futuro”), alla sinistra (con tanto di riferimento ai “compagni” che lo hanno contestato fuori dal Palazzo: “Mi fanno tenerezza”) e ai Cinque stelle, “che vogliono distribuire un reddito che nessuno produce”.

Arriva poi il turno della Sicilia (“Oggi è San Valentino. Ho trascorso la giornata in lungo e in largo per la regione: più la conosco più mi innamoro”) e quindi di Messina (“quanti negozi stanno chiudendo? È una strage”), con vari riferimenti al sindaco Renato Accorinti: “Pensasse meno ai tibetani e più a portare l’acqua nei rubinetti dei suoi cittadini”.

A introdurre il leader del Carroccio è stata Luciana Verdiglione. “Noi siamo l’espressione del popolo e del sociale da Lampedusa in su. Viva la Lega e viva la Sicilia”.

Prima dell’incontro una decina di ragazzi ha esposto fuori dalla Camera di Commercio uno striscione con la scritta “Non innamoratevi del potere. Messina antifascista”.

(foto di Francesco Algeri)

 

 

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