MESSINA. Nella pubblica amministrazione si entra solo per concorso? Ecco serviti cinquecentodieci riassorbimenti nel settore dei servizi sociali, che dalle coop transiteranno nella nuova istituzione e che si aggiungono all’altro migliaio di lavoratori delle altre partecipate che un concorso nemmeno sanno cosa sia.

Era una dei “nodi” più controversi e contestati del “Salva Messina”, che nelle scorse settimane aveva fatto parecchio discutere in Aula e fuori. Oggi, nel corso della seduta fiume a Palazzo Zanca, con 16 voti favorevoli, e 4 astenuti (Alessandro De Leo di Sicilia Futura, Antonella Russo e Felice Calabrò del Pd, il presidente del consiglio comunale Claudio Cardile) ed i Cinque stelle fuori dall’aula per protesta,il consiglio comunale ha di fatto dato il suo assenso al più grande condono “occupazionale” nella storia recente della città, approvando la delibera sul riassorbimento diretto dei circa 500 lavoratori del settore che oggi prestano servizio per le cooperative e che saranno assunti e “internalizzati” dalla nuova azienda speciale Messina Social City, partecipata dotata di un consiglio di amministrazione autonomo e costituita con lo scopo di stabilizzare i lavoratori e di riorganizzare i servizi sociali. Nessun licenziamento, quindi, malgrado le iniziali dichiarazioni “epurative” del Sindaco, intenzionato a usare la mannaia, e il contenuto della prima versione “lacrime e sangue” del “Salva Messina”, che ha poi lasciato il posto senza colpo ferire all’attuale misura “latte e miele” dopo lunghi confronti coi sindacati.

Cosa succederà adesso? Una volta approvata la delibera “Criteri di transito nell’agenzia Messina Social City delle risorse umane già inserito presso le cooperative aggiudicatarie dei servizi sociali finanziati con il bilancio comunale”, con la creazione della nuova partecipata Messina Social City (in pratica, il ritorno della vecchia Istituzione per i servizi sociali, dismessa dal Comune quasi dieci anni fa) si assumeranno nei ranghi comunali i lavoratori che oggi prestano servizio nelle coop, circa 510, che quindi entreranno anch’essi nella pubblica amministrazione senza concorso, nonostante sia stato un cavallo di battaglia del sindaco Cateno De Luca, sia durante la campagna elettorale che (molte volte) nel preambolo al primo documento del “SalvaMessina”, il fatto che nella pubblica amministrazione si dovesse necessariamente entrare tramite selezioni.

Dopo il riassorbimento sarà creata una “long list” con chi è rimasto fuori dalla prima infornata, nel caso in cui sia ampliata la gamma di servizi offerti (la previsione è di un altro centinaio di lavoratori) quindi, grazie ad un emendamento proposto da Alessandro Russo (LiberaMe) e Giovanni Scavello (Lega), finalmente, si potrà procedere “ad assunzioni di personale attraverso selezioni con evidenza pubblica sulla base di requisiti di competenza e di qualificazione specificati da un apposito regolamento interno”.

Saranno quindi salvaguardati i livelli occupazionali, come concordato coi sindacati duranti i tavoli tecnici dello scorso settimane, e tutto si svolgerà a norma di legge, ovviamente, ma resta sempre disatteso quell’articolo 97 della costituzione, che recita che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”. Tranne che a Messina. Di buono (di ottimo, in realtà) c’è che termina per sempre il sistema delle cooperative, che aveva dimostrato i suoi limiti e prestato il fianco a sprechi e clientele.

Per quanto riguarda Messina Social City, la nuova partecipata sarà finanziata con fondi extracomunali, legati a progetti in corso di sviluppo, mentre quelli comunali, gli stessi che De Luca aveva sempre additato come eccessivi (la terza voce delle spese di bilancio, ha spiegato più volte il sindaco), non saranno aumentati, ma diminuiranno di sette milioni. In attesa dell’ultima azienda, che si occuperà di patrimonio immobiliare, la Messina Social City è la seconda partecipata (dopo Arisme) che nascerà con l’Amministrazione De Luca, (e ce ne sarà una terza, che si occuperà di patrimonio immobiliare) che nel suo programma elettorale (e non solo) aveva fatto della dismissioni di tutte le partecipate uno dei suoi cavalli di battaglia.

 

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