MESSINA. Un intervento da 10 milioni di euro, finanziato con i fondi del Pnrr che procede a pezzi. È questa, in sintesi, la contestazione depositata al Dipartimento Ambiente della Regione Siciliana da Il Gabbiano, Wwf Sicilia Nord Orientale e Mediterranea per la Natura che chiedono maggiore attenzione sui lavori di riqualificazione dell’area delle Torri Morandi a Capo Peloro.

Le tre associazioni hanno richiesto formalmente di respingere la procedura di screening di primo livello (quella semplificata, pensata per un via libera rapido) e di rinviare l’intero progetto alla più approfondita Valutazione Appropriata.

Città Metropolitana di Messina e Comune, promotori dell’intervento all’interno dei Piani Urbani Integrati, hanno richiesto lo screening di primo livello solo per lo “Stralcio III”: parco urbano e viabilità di accesso. Gli altri tre lotti: parcheggio, demolizione e ricostruzione dei fabbricati, recupero delle Torri Morandi, restano fuori da questa prima verifica.

Ma secondo i firmatari dell’istanza questa suddivisione va contro le direttive europee, che vietano lo “spezzettamento” dei progetti e impongono di valutare l’impatto complessivo di un’opera su un sito della Rete Natura 2000.

A questo si aggiunge una seconda censura, procedurale: la documentazione presentata per la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) farebbe riferimento, secondo le associazioni, a decreti e allegati regionali ormai superati, invece che alla normativa più recente in materia.

Capo Peloro poi ricade nella Zps “Area Marina dello Stretto di Messina” ed è a ridosso della Zsc e della Riserva Naturale dei Laghi di Ganzirri: uno dei corridoi più delicati per la migrazione dell’avifauna nel Mediterraneo.
Per le associazioni, un controllo di primo livello non basta a misurare cosa comporti per le specie l’aumento di persone e infrastrutture in quel punto esatto della rotta migratoria. Il rilievo più concreto riguarda la nuova illuminazione pubblica prevista dal progetto, che secondo l’istanza non rispetterebbe le misure di conservazione regionali pensate proprio per proteggere la migrazione notturna.

Nel documento vengono sollevati dubbi anche sulla gestione delle acque meteoriche e sulla tutela della falda acquifera superficiale, elemento su cui si regge l’equilibrio della Laguna di Capo Peloro.

Adesso la palla passa al Dipartimento regionale dell’Ambiente, chiamato a decidere se bocciare lo screening e imporre la Valutazione Appropriata di secondo livello (che comprende analisi e studi sul campo più approfonditi) sull’intero progetto di riqualificazione, non su un singolo stralcio.

Se la richiesta delle associazioni dovesse essere accolta, i tempi si allungherebbero. E con loro sorgerebbe la possibilità, già segnalata nell’istanza, che neanche per l’estate 2027 la nuova strada e l’isola pedonale permanente nel borgo diventino realtà.

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