MESSINA. La quarta serata della Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina si è aperta con il consueto tuffo nella memoria. Le immagini in bianco e nero dellIstituto Luce hanno riportato il pubblico alledizione del 1958, riaffermando il legame tra la manifestazione e una tradizione cinematografica che appartiene profondamente alla storia della città.

A rendere ancora più suggestiva lapertura è stata lesibizione del quattordicenne sassofonista Gabriele De Pasquale, che ha proposto una raffinata rilettura di Moon River e del tema di Interstellar, introducendo idealmente il dialogo tra musica e cinema, più volte richiamato nel corso della serata da Franco Cicero.

E proprio Cicero ha guidato il pubblico in una ricognizione sulle origini della rassegna e sulla storia delle sale cinematografiche messinesi, restituendo il volto di una città che per decenni ha vissuto il cinema come autentico fenomeno culturale.

Attraverso testimonianze, filmati e fotografie sono stati ricordati gli ideatori e gli organizzatori delle prime rassegne. Grazie anche agli interventi di Carmelo Elio Starrantino (figlio di Giuseppe, cui si deve la strenua resistenza per il salvataggio del cinema Lux), Nino Genovese (Cineforum Orione), Fabrizio La Scala (Cinema Apollo), limprenditore Gianni Raimondo (dellAssociazione Giovani Amici), Dora Bellamacina (in rappresentanza di Giovanni Bellamacina, titolare dello storico cinema Savoia), i rappresentanti della famiglia Ballo (per ricordare il commendatore Michele Ballo, Presidente dellEnte Provinciale per il Turismo, cui si deve il lancio internazionale della Rassegna), i fotografi Maricchiolo (padre e figlio, cui si devono tanti scatti memorabili). E grazie allinteressante contributo video di Ubaldo Vinci (il cui nome è legato a uno dei più significativi e longevi cineforum della città).

Un omaggio rivolto pertanto ai fotografi e a quanti hanno continuato a tenere aperte le sale cittadine, contribuendo a preservare la cultura cinematografica messinese.

Tra i momenti più attesi, lintervista di Franco Cicero a Vittorio Cecchi Gori, unico produttore italiano ad aver conquistato tre Premi Oscar. Nel ripercorrere alcuni capitoli della propria carriera, Cecchi Gori si è soffermato sulle trasformazioni dellindustria cinematografica. Il cinema contemporaneo – sostiene il produttore fiorentino – soffre soprattutto per la mancanza di una chiara tutela legislativa rispetto ai nuovi equilibri tra sale, televisioni e piattaforme digitali. Nel ricordo de Il Postino ha poi evocato con affetto Massimo Troisi, definendolo un uomo meraviglioso e un genio”, raccontando anche un curioso episodio vissuto durante le riprese a Messina.

La serata è proseguita con lesibizione della dj Helen Brown, tra le più note in Italia e componente della giuria di The Stage, la fortunata trasmissione di Rtp.

La rassegna vera e propria si è aperta, subito dopo, con Antonino, cortometraggio in concorso diretto e interpretato dal messinese Angelo Campolo. Nato dallesperienza dellautore nei laboratori teatrali con ragazzi sottoposti a messa alla prova giudiziaria, la pellicola affronta il difficile rapporto tra un educatore e un adolescente che sembra respingere ogni possibilità di dialogo. Dal conflitto emerge una riflessione intensa sul valore dellascolto, della responsabilità e della possibilità di cambiare, temi che Campolo ha approfondito nel confronto con Francesco Cannavà.

A seguire è stato presentato La Dernière Rive di Jean-François Ravagnan, documentario in concorso che ricostruisce la vicenda di Pateh Sabally, il giovane gambiano morto nel Canal Grande di Venezia mentre veniva ripreso dai telefoni dei passanti.

Attraverso le testimonianze dei familiari, il film restituisce dignità a una storia che induce lo spettatore a riflettere sul significato dellindifferenza, della memoria e della responsabilità collettiva.

 

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