20.10. Ultima parte dedicata al risparmio energetico e all’edilizia di rigenerazione urbana. “Quando le profetizzai nel 2007 mi presero per pazzo”, lamenta Sciacca. E sulla dichiarazione di default: “Dobbiamo dare continuità amministrativa anche a cose che non ci piacciono”. Scade anche il tempo di gaetano Sciacca, l’incontro finisce, termina anche la diretta di Lettera Emme.

 

20.05. In ordine sparso: il vincolo richiesto dai 5 stelle sullo stadio Celeste “è un plus, non impedisce di riqualificarlo, anzi”. Per gli impianti sportivi “vanno messi a reddito, anche e soprattutto in concessione, e sfruttati anche per il resto delle manifestazioni”, e le zone da recuperare “non devono essere considerate private, ma bonificate e ridate ai messinesi”.

 

19.55. “Aboliremo la cancrena della cooperative internalizzando il servizio“: la frase che esalta il pubblico, che risponde applaudendo.

 

19.55. Sui servizi sociali, che l’hanno fatta da padrone durante tutto l’incontro, Sciacca ricorda che, da capo dell’ispettorato del lavoro, “la maggior parte dei contenziosi lavorativi li ho seguiti nel settore dei servizi sociali: ogni volta che cambiava un appalto avevamo problemi per i lavoratori”, spiega il candidato dei 5 stelle. E lancia un censimento sulla disabilità, sulla quale “nessuno fino ad oggi mi ha dato un numero certo”. Tiepido applauso dalla decina di eroici spettatori che hanno resistito fin qui

 

19.52. “Un professore ha più difficoltà nell’amministrare rispetto a chi ha già amministrato la cosa pubblica”: Sciacca corregge il tiro, anche se dimentica che Saitta è stato vicesindaco e assessore.

 

19.50. Decoro urbano al primo posto e lavoro al secondo posto”. Intervento fiume di Sciacca che tira in ballo, tra i tanti esempi, quello del Birrificio Messina e del valore della cooperazione. In cauda venenum: “un professore di educazione fisica e uno universitario non possono amministrare una città”, chiude, con un riferimento per nulla velato verso Renato Accorinti e Antonio Saitta. “Un ingegnere invece sa leggere le carte” (Sciacca è ingegnere)

 

19.40. Il primo è Carmelo Picciotto, che per par condicio anche a Sciacca rivolge la domanda che ha fatto a tutti e sette i candidati: “Quale piano strategico”.

 

19.31. Termina con qualche minuto di anticipo l’intervento di De Luca, che scappa a piazza cairoli per il comizio. Convincente, soprattutto perchè pare avere abbandonato le trovate più stravaganti, tipo il casinò a Palazzo Zanca (e se non le ha abbandonate, oggi non le ha nominate). Tocca all’ultimo, Gaetano Sciacca del Movimento 5 stelle.

 

19.30. “Piazza Cairoli è già piena”, dichiara gongolante Cateno De Luca mentre mostra alla platea una foto sul suo smartphone: alle 19 era previsto il suo comizio. Poi torna sul tema e parla del porto di Tremestieri: sinteticamente, così è e così ce lo dobbiamo tenere, dice il candidato a sindaco, sperando che i lavori possano ovviare al disastro che è stato fino ad oggi. “Speriamo che partano, così come sembra che partiranno quelli della via Don Blasco”

 

19.20.Cambieremo in annuale il contratto dei dirigenti“, spiega De Luca, che con la dirigenza ha una guerra in corso. “Il fondo efficienza servizi, che vale cinque milioni, dovrà essere dato solo a chi lo merita”. Altro applauso. “Io pubblicavo su Facebook i nomi dei dirigenti che facevano stronzate“, racconta l’ex sindaco di Santa Teresa di Riva.

 

19.15. “Il comune di Messina è stato multato di 80mila euro per aver pubblicato i nomi di ragazzini disabili nelle delibere“, informa Dario Caroniti, ex assessore ai servizi sociali e qui in veste di esponente di CittadinanzAttiva.

 

19.15. Fondo “Colapesce” e Piano inserimento comunale, sei o sette milioni che derivano dai tagli della politica, con chiusura delle partecipate, taglio dei dirigenti e delle commissioni. Inizia col botto il deputato regionale, che spiega che il Comune possiede un miliardo in immobili da mettere a garanzia per prestiti con l’Irfis (intermediario finanziario con socio unico la Regione Siciliana) per imprese e praticantati per i giovani. Cateno De Luca is on fire, e strappa il primo applauso, dopo ore parlando di servizi sociali.

 

19.05.Senza soddi non si canta missa, e u pisci feti da testa“. Cateno De Luca inizia coi fuochi d’artificio che tutti si aspettano da lui per risollevare il tono del Question time, che è pericolosamente scivolato nel narcolettico.

 

 

19.00. Termina anche Emilia Barrile. Se la cava molto bene, soprattutto negli argomenti che conosce direttamente: macchina amministrativa, sport e periferie. Niente di trascendentale sullo sviluppo, ultratradizionalista nell’economia, innovazione assente: ma sono pecche comuni pressochè a tutti i candidati a sindaco.

 

18.55. Nel frattempo arrivano pressochè tutti gli assessori di Cateno De Luca, che è il prossimo candidato ad intervenire, e che nel corridoio si scalda come un pugile prima di salire sul ring.

 

18.50. Anche l’intervento di Emilia Barrile si avvia verso una tranquilla esposizione di intenti, e si anima solo quando si parla di pari opportunità: “Per me le pari opportunità vogliono dire parlare da pari a pari con chiunque. Anzi – si anima la presidentessa del consiglio – preferisco sempre confrontarmi con uomini, perchè capita spesso che la supposta superiorità nei confronti del “sesso debole” venga messa in discussione”.

Sul tema impresa e lavoro, torna però il passato: i mestieri del passato, la grandezza (supposta) del passato, i vecchi bei tempi. Il futuro non esiste.

 

18.45. La prima a rispettare spirito e forma del Question time è Angela Rizzo, di CittadinanzAttiva: domanda secca, tre secondi e risposta. “Cosa farà per le periferie”. Il campo di gioco di Emilia Barrile, che infatti si riscatta in pieno dallo scivolone della domanda precedente. “Intanto smetterla di considerare chi abita in periferia il figlio di un dio minore”. 

 

18.40. Prima domanda per Emilia Barrile, ascoltata già cinque volte:”cosa fare per le piccole imprese”. Siccome la risposta richiederebbe due giorni di discussioni, e la riduzione a quasi nulla rispetto a quello che un sindaco può materialmente fare, Emilia Barrile si rifugia nel passato, a quando “a Messina venivano a comprare da Reggio Calabria”, cancellando con due frasi quaranta anni di storia e ignorando interamente il concetto di e-commerce, di Amazon e in generale di ogni tipo di progresso compiuto dal mondo da quando “a Messina venivano a comprare da Reggio Calabria”.

 

18.30. Saitta termina il suo intervento, paradossalmente il più completo ma il meno partecipato: forse più completo proprio perchè meno partecipato, quindi poco casino, niente applausi o rumoreggiamenti e poche domande. Adesso tocca a Emilia Barrile, candidata di Leali.

 

18.20. “Messina sconta scelte trasportistiche nazionali che ci hanno penalizzato“, risponde Saitta ad una domanda sul trasporto ferroviario, non esattamente pertinente rispetto alle prerogative di un sindaco. Saitta risponde su quello che sarebbe di sua competenza qualora diventasse sindaco: Piau, via Don Blasco, waterfront.

Precedentemente aveva risposto alla solita domanda sugli impianti sportivi ammettendo che il Comune di fondi per garantire la piena funzionalità degli impianti non ne ha, e che sarebbe necessario darle in concessione. “Ma per un periodo di tempo adeguato perchè possano andare a reddito: non tre anni, per intenderci”.

 

18.15.Non bisogna vedere un nemico in chi vuole fare qualcosa“. Sussulto di provocatorietà in un clima altrimenti molto ecumenico che avvolge l’intervento di Saitta: i “provocatori”, presenti durante i primi interventi, sono tutti andati via.

 

18.12. Regolamentazione dell’occupazione del suolo pubblico, riduzione della Cosap, commercio che prescinda dai grandi centri commerciali, Comune che “può e deve creare lavoro”, anche con le assunzioni previste perchè “ormai ci sono dipendenti anziani e demotivati”, e tempi certi e risposte da parte delle amministrazioni, perchè “chi vuole fare impresa deve trovare un Comune amico“. In sintesi, è questo il programma

Unica novità, l’ufficio di “pianificazione strategica” per attrarre finanziamenti. Niente di trascendentale, tutto molto realistico. Atmosfera sonnacchiosa in sala.

 

18.10. Essendo un professore universitario, Antonio Saitta è per forza di cose didascalico e divulgativo: e infatti, la sua chiarezza di espressione è esemplare. Risponde alle domande con chiarezza, non si lascia trascinare in battibecchi (complice anche il fatto che in sala al momento ci siano non più di una ventina di persone).

 

17.56. Prima domanda per Saitta da parte di un rappresentante di CittadinanzAttiva. “Il suo programma di lavoro per evitare l’esodo di giovani“. L’appello alla concisione delle domande cade di nuovo nel vuoto.

 

17.55. Ormai è guerra tutti contro tutti. La moderatrice Silvana Paratore è costretta a ricordare che “non è un incontro di contestazione, ma un’occasione per trovare soluzioni risolutive”. Niente, caos in sala. Tocca ad Antonio Saitta, candidato del centrosinistra.

 

17.50. Filo rosso dell’intervento di Trischitta: “leggete il mio programma, guardate il video“. Strategia vincente, dato che format e partecipanti all’incontro, tutti abbastanza in là con gli anni, non permettono chissà che approfondimenti.

Altra caratteristica di Trischitta è la belligeranza. Prima attacca i concorrenti, poi risponde, da sanguigno com’è. La clacque che lo ha seguito nel Salone delle bandiere non è da meno, “infuocandogli la posta” e zittendo ogni voce di dissenso. E infatti quando finisce il suo intervento la sala si svuota per metà.

 

17.46. “Nell’immediato cosa farà”, è la domanda, dirompente e mirata, che uno spettatore rivolge a Trischitta. Che non si scoraggia e si rifà al suo “programma inesistente”: “azioni di emergenza di sistemazione delle buche e del verde. Questo – spiega – non è un programma, si tratta di semplice amministrazione“.

Tra le cose straordinarie, lo svincolo a Papardo (presente nelle opere compensative al ponte), il “motodromo” e un parcheggio/centro commerciale misto nel luogo in cui adesso, in via La farina, c’è il parcheggio.

 

17.38. Nonostante la raccomandazione sia quella “domande brevi/risposte brevi”, praticamente ogni sei minuti finisce a dibattito, con domande lunghe, risposte fuori fuoco, e gente che prende il microfono per interventi di cinque minuti senza che alla fine ci sia una domanda. Trischitta tenta di parlare da dieci minuti di impianti sportivi e non ci riesce.

 

17.32. Meno tasse per i commercianti per consentire loro più investimenti sul territorio: questo, in estrema sintesi il programma di Trischitta in merito. E sul turismo: “Daremo già sulle navi una card che consentirà sconti in determinati negozi, ad un punto di accoglienza alla Dogana e alla pedonalizzazione di viale san Martino basso“: la famosa “rambla” che Trischitta, il maggior avversario dell’isola pedonale di via dei Mille, ha in progetto da almeno dieci anni.

E sulla tasse? “Dipende dal piano di riequilibrio”, spiega.

 

17.30. Non aspettava altro, Trischitta, se non di sparare a palle incatenate contro i due concorrenti “big”: il blocco di potere di Dino Bramanti e l’università di Antonio Saitta. La moderatrice tenta di riportarlo a più miti consigli (e di far si che risponda alla domanda), e in sala scoppia una mezza rivoluzione. “Vi siete stati tutti zitti quando ha parlato Bramanti, eccheccazzo (cit.)”, sbotta uno spettatore. “Si, ma vogliamo sapere cosa farà lui, non le sue polemiche con gli altri“, gli risponde un altro spettatore. Il dibattito si anima.

 

17.27. Di nuovo Carmelo Picciotto di Confcommercio, di nuovo la stessa domanda, che di volta in volta si arricchisce di particolari: “hanno chiuso mille aziende”, è il dato che emerge stavolta. “Quale è l’attacco ai provvedimenti che hanno fatto aumentare la Cosap e l’Imu più alta d’Italia?

 

17.25. Prima domanda sul porto di Tremestieri. Trischitta, che sull’opera è molto, molto scettico, ritira fuori il progetto, epoca Turi Leonardi, dell’approdo all’annunziata, con lo svincolo e le auto sotto il torrente. “Io sono per il passaggio delle auto dei messinesi al porto di Messina”, e introduce la “tessera Messina”, per permettere ai residenti di pagare la metà sul biglietto, “superando le barriere poste dall’Unione europea.

 

17.20. Terzo candidato è Pippo Trischitta. Si annunciano scintille, perchè il candidato di Messina Splendida è notoriamente sprovvisto di peli sulla lingua.

 

17.12. Un intervento da parte di una partecipante all’incontro scatena mezzo putiferio. La mezz’ora si è abbondantemente sforata, e però arriva una domanda che, di fatto, tenta di spiegare ad un neurologo come si fa il suo mestiere.

Bramanti, imbarazzatissimo, tenta di non sbottare, ma si trova costretto a puntualizzare che le attività che aveva spiegato con dovizia di particolari cinque minuti prima non erano, come dire, campate in aria…

 

17.05. Marco Bonanno di CittadinanzAttiva spiega che il Comune di Messina spende 750mila euro per i cani randagi. “E’ giusto che per i bambini autistici vengono spesi 90mila euro?”, domanda. “Non conoscevo i dati”, ammette Bramanti, che però distingue: “Uno è un progetto che ha un inizio e una fine, la sanità infantile è tutt’altro discorso”.

Sui cani Bramanti dimostra particolare simpatia, come lo dimostra una sua recente manifestazione elettorale, ma sull’autismo spiega di aver collaborato con Accorinti per il bioparco di Villa Bosurgi a Mortelle, spiegando quello che si è realizzato (molto, visto che la risposta è stata piuttosto lunga e articolata). “Abbiamo i finanziamenti e stiamo procedendo, siamo fermi per l’accreditamento.

 

16.57. E la domanda arriva: un esponente dei club organizzati di tifosi del Messina chiede lumi sull’Acr Messina e sugli impianti sportivi. “Dobbiamo rilanciare attrazione e interesse, lo dico da vecchio tifoso”. Poi una rivelazione “Abbiamo chiesto a Marco Storari di mettere il suo interesse, ma sembra che non possa essere possibile perchè il Milan vuole contrattualizzarlo come dirigente”.

Poi lo stadio: “Per quanto riguarda il San Filippo vorrei trovare un accordo con Coni e Credito sportivo per risistemare le tribune, avvicinarle al campo e renderle più agevoli, rilanciando anche gli altri sport”. Un discorso più da tifoso che da amministratore, diciamo. “Dobbiamo associarci con altri, non abbiamo una forza economica tale da poterci permettere di ragionare a compartimenti stagni”.

 

16.55. “Il Comune non può dare posti di lavoro, può solo garantire opportunità”. Bagno di realtà da parte di un Bramanti molto concreto, che non cerca l’applauso facile. “Abbiamo sentito l’esigenza da parte di tutte le categorie di un’interlocuzione, che mi pare di aver capito che in questi mesi non è andata bene, e uno sportello unico”.

Poi le pericolosissime parole: “Tavolo tecnico”. Forse soddisfatto, il pubblico invoca un’altra domanda.

 

16.51. Di nuovo Carmelo Picciotto, e domanda pressochè uguale a quella rivolta all’assessore Guido Signorino: “Come convincere i giovani ad aprire un’attività e come fare a non fare chiudere quelle che già ci sono”

 

16.50. “Non so come sia finita con l’oncologico”, spiega candidamente Bramanti, al quale lo stesso Pracanica poi rivolge una seconda domanda sul disegno di legge presentato all’Ars da Luigi Genovese sull’accorpamento del Papardo con il Piemonte: “Non mi sarei permesso di farla, non è l’approccio più sicuro per quell’ospedale: è un fatto economico e gestionale, non “si accoppia e si salva”, non funziona così”.

Bramanti sulla questione vuole essere chiaro: “Non sono d’accordo all’accorpamento sono per farlo camminare da solo ed in maniera autonoma: io sono per il rilancio delle strutture, ma c’è una difficoltà economica che deve essere sanata”

 

16.40. Bramanti, che è direttore scientifico dell’Irccs Neurolesi (e quindi parecchio competente in materia sanitaria) si dilunga nella storia. La storia interessa molto e merita di essere ricordata, e infatti nessuno si sta lamentando della lunghezza della risposta.

 

 

16.38. La prima domanda è di Pippo Pracanica di CittadinanzAttiva, che chiede a Bramanti lumi sul polo oncologico di eccellenza del Papardo, un incredibile caso di fondi europei e nazionali gettati dalla finestra: il polo fu finanziato con 40 milioni di euro, interamente pagati, e di fatto non esiste.

 

16.35.  Scade il tempo di Guido Signorino: c’è confusione su come andare avanti nei lavori: si fanno domande complicate su temi di respiro molto ampio, ma si pretendono risposte brevi ed esaustive, e si chiede a chi parla di “stringere”. Nel frattempo tocca al secondo dei candidati, Dino Bramanti per il centrodestra.

 

16.30. “Riduzione del commercio di prossimità e invasione delle multinazionali, con concorrenza difficile da gestire”, spiega Signorino, in maniera molto tecnica. “Il commercio è attività di servizio, non di produzione”, aggiunge. “Abbiamo bisogno di ripensare alle modalità del commercio con strutture di tipo relazionale come centri commerciali naturali e distretti, diffusi e non concentrati. Occorre realizzare interventi di natura urbanistica, anche di pedonalizzazione“, spiega. “E per incrementare la domanda bisogna far riferimento al consumo locale, come fanno i cittadini a spendere, e ciò avviene solo se hanno possibilità di guadagno, quindi di occupazione. In mancanza di investitori privati, è il pubblico che deve farsi catalizzatore“.

Un’analisi macroeconomica che non viene bene accolta dal pubblico, che chiede di “stringere“. Come question time ancora non decolla.

 

 

16.25. “Quale sarà la ricetta per far ripartire le piccole e medie imprese?”, è la domanda che Picciotto rivolge a Signorino, ma anche a tutti gli altri candidati.

 

16.22. Interviene il presidente di una delle associazioni organizzatrici dell’incontro, Carmelo Picciotto, presidente di Confcommercio. Che spezza una lancia in favore di Accorinti e della sua amministrazione: “Non siamo qui per criticare questo o quello, ma per trovare soluzioni ad una città disastrata, che non è stata disastrata da Accorinti”, placando almeno per qualche minuto la riottosità della platea.

 

16.20. Confusione e battibecchi anche sulle modalità di conduzione dell’incontro. La moderatrice Silvana Paratore tenta di tenere a bada la folla: cinquanta, ma rumoreggianti

 

16.15. Prima domanda, molto tecnica, da parte di Antonio Monreale di CittadinanzAttiva sui servizi sociali, circa l’assistenza domiciliare diventata a pagamento. Guido Signorino risponde spiegando che si tratta di un atto amministrativo e non politico: “Se il dirigente l’ha attuato, l’ha fatto in scienza e coscienza”. Altro rumoreggiamento da parte della platea, che si attendeva Accorinti e che a Signorino, anche a causa di questo, non sembra voler risparmiare nulla.

 

16.10. L’incontro inizia col botto. Renato Accorinti non si presenta, arriva invece l’assessore, ex vicesindaco ed assessore designato Guido Signorino. Rumoreggiamenti tra la platea (ancora molto scarsa). “Parlo a nome del sindaco”, specifica Signorino, placando parte delle polemiche.

 

16.00. Inizia a scorrere la clessidra che scandisce la mezzora riservata ad ognuno dei sette candidati a sindaco del “Question Time” organizzato da CittadinanzAttiva, Acr Messina e Confcommercio. Inizia, anzi inizierebbe, visto che ancora non si è presentato, Renato Accorinti.

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