MESSINA. Intorno al ponte sullo Stretto di Messina le posizioni tra favorevoli e contrari si sono scambiate in maniera quasi. Se infatti la Lega, prima che Matteo Salvini diventasse ministro delle Infrastrutture sull’opera era decisamente tiepida, se non decisamente contraria (all’epoca del federalismo in salsa nordica), oggi il carroccio è il primo sostenitore della realizzazione dell’attraversamento stabile. “Un’opera, finanziata per l’intero ammontare di 12 miliardi di euro, indispensabile per la crescita dei nostri territori. La ‘Stretto di Messina’ sta procedendo all’analisi, in sinergia con Project Manager Consultant, Parson Trasportation Group e il Comitato Scientifico, della relazione per il progetto definitivo”, ha affermato con sicurezza il parlamentare leghista Nino Germanà, intervenendo durante l’incontro “Ponte: crescita, sviluppo, occupazione” organizzato dal partito a Reggio Calabria, e dando per certo mil finanziamento.

Praticamente il contrario di Cateno De Luca, che da strenuo sostenitore è diventato accanito avversario del “ponte” di Salvini: lo stesso De Luca che nel 2006 averva inscenato un funerale per la Sicilia priva di ponte di fronte a Montecitorio, e che un anno e mezzo fa minacciava la creazione di un movimento meridionalista se il governo di Mario Draghi non avesse inserito nel recovery plan la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. “Nella manovra del governo Meloni non c’è traccia dei 15 miliardi per il Ponte e Salvini andrà a recuperare i soldi necessari dal Fondo Sviluppo e Coesione, che per la programmazione 2021-2027 ammonta a 70miliardi di euro. Si prepara a togliere il 20% delle risorse dal fondo che sarebbero destinate a tutte le regioni d’Italia per fare investimenti per le strade scuole e sicurezza urbana. A queste considizioni diciamo “No grazie”», spiega invece l’ex sindaco di Messina.

Tra le due posizioni c’è chi chiede invece un referendum. “Cateno De Luca oggi rilancia il referendum sulla questione ponte sullo stretto. Il referendum è un’ottimo strumento di democrazia partecipativa”, dichiara il portavoce del Gruppo +Europa Messina Giulio Perticari. “Meglio tardi che mai anche sulla questione ponte alla Regione Siciliana. Al Comune di Messina, invece, vige uno statuto che elenca una serie di strumenti di democrazia partecipativa (compreso il referendum) che sono rimandati ai regolamenti per la loro attuazione. Regolamenti che non sono mai stati realizzati – continua Perticari – A Federico Basile, sindaco di Messina, desidero ribadire che anche risolvere questa questione sarebbe meglio tardi che mai.”

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