“All’acquaruni”. Borgo marinaro posto a sinistra della foce del torrente Corsari ai piedi del promontorio di Piano Rocca, sorvolato dall’antica Consolare Pompea, oggi S.S. 113.

Il nome di questo piccolo nucleo urbano evoca la caratteristica di essere stato comodo approdo per i naviganti e per tutti coloro che conquistavano la costa sicula giungendo dal mare. Per alcuni secoli dallo specchio d’acqua antistante sbarcavano, sovente, pericolosi predatori che razziavano tutto di tutto: cibo, uomini e cose. Fu la spiaggia da dove arrivavano i ladroni e ciò spiega il toponimo così forte.

I Corsari, dopo lo sbarco, risalivano il corso del fiume dal quale potevano facilmente giungere sulle terre delle masse, in quegli altipiani in cui si coltivò a lungo del pregiatissimo grano.

Questo fiume ancor oggi è chiamato Fiume dei Corsari. Lungo le sue sponde si possono contare circa una dozzina di mulini che sfruttavano la sua energia idraulica per macinare il grano coltivato nelle suddette alture.

Non è escluso che l’ampia foce di Acqualadroni e il suo altrettanto ampio arenile fossero un punto di imbarco per il trasporto del grano macinato che veniva commercializzato in terre lontane, soprattutto in epoca romana quando la zona era inflazionata dalla presenza di massae: piccoli aggregati urbani dove vivevano le famiglie dei contadini che coltivavano i latifundia. Dal termine massae ebbero origine tutte le masserie siciliane. E  da esso deriva il toponimo degli attuali nuclei abitati delle quattro Masse (S. Giorgio, S.Giovanni, S.Lucia e S. Nicola). Di queste, Massa S. Nicola è l’unico nucleo che sorse attorno a uno dei suddetti mulini, quello da cui era più agevole e vicino raggiungere gli altipiani coltivati e le altre masse che stavano sui crinali.

Di Carmelo Celona

 

 

(La foto, degli anni ’70, sono tratte da Pinterest)

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