MESSINA. Una lettera indirizzata al Presidente della Regione, all’assessore regionale alla Salute e al sindaco di Messina per chiedere un “sistema di salute” equo e sostenibile, anche a tempo di Covid 19. A scriverla è il presidente dell’associazione “Donare è Vita” Gaetano Alessandro, che mette sotto la lente il blocco delle prestazioni nelle strutture pubbliche, “più volte denunciato, ma mai preso in considerazione dall’assessore alla salute e men che meno dal sindaco di Messina, che come ama dire lui è la massima autorità sanitaria della città”.

Di seguito il contenuto della lettera:

«Come è noto il Governo Nazionale decreta indirizzi, metodi, obiettivi da raggiungere, ma poi sono le regioni che debbono darne concreta attuazione. In Sicilia chi deve realizzare quanto previsto, sotto la supervisione del presidente della Regione, è l’Assessorato alla Salute e qui casca l’asino: affidato a funzionari onnipotenti, strapagati, in molti casi si sono dimostrati inefficienti, come ho avuto modo di constatare personalmente nella mia qualità di Presidente dell’associazione “Donare è Vita”, che da sempre si occupa della donazione di organi, a cominciare dalla vetusta problematica delle liste di attesa, mai seriamente affrontata. Pertanto invece di avere un sistema di salute equo e sostenibile, la mancanza di adeguati controlli, ai vari livelli, fa si che invece di avere meno sprechi e più servizi si è ottenuto il risultato opposto. In questo periodo di emergenza c’è stato un blocco delle prestazioni nelle strutture pubbliche, più volte denunciato, ma mai preso in considerazione dall’assessore alla salute e men che meno dal sindaco di Messina, che come ama dire lui è la massima autorità sanitaria della città.

Le vittime sono: malati cronici, cardiopatici, diabetici, ecc. Si registra un blocco totale di quasi tutte le attività, tranne quelle in intramoenia. I numeri erano già preoccupanti perché coinvolgevano non solo pazienti cronici ma bloccavano anche le nuove diagnosi, sono state sospese visite specialistiche causa del Covid-19, i ricoveri non effettuati, interventi chirurgici rimandati, screening oncologici posticipati a data da destinarsi. Insomma, in questo giro il lockdown non dichiarato, è ancora peggio del lockdown vero e proprio. Tra esami cancellati e visite rinviate è palese il senso di abbandono e incertezza che stanno vivendo i malati cronici e rari. Con il sistema sanitario nazionale concentrato nell’arginare la pandemia, per molti il punto di riferimento sono diventate associazioni civiche e di tutela dei diritti. Se si fosse attuato a tutti i livelli il Piano nazionale delle cronicità e una corretta gestione delle liste di attesa molta della sofferenza si sarebbe potuta evitare. Durante il lockdown tecnologia e digitalizzazione sono diventate la chiave per rinnovare l’offerta di servizi, per prendere in carico e gestire la malattia in emergenza, ma anche la prevenzione e l’aderenza terapeutica. emersa l’importanza del fascicolo sanitario elettronico e dei servizi di telemedicina per controlli e consulti e per la gestione dei pazienti al domicilio. Ma ancora una volte per attuare ciò, che nelle altre regioni è prassi quotidiana, in Sicilia diventa fantascienza, perché manca il controllo e le risorse non vengono impegnate per la digitalizzazione e/o formazione di personale. La pandemia ci ha poi messo di fronte alla necessità di ridurre la burocrazia per dare più tempo alla relazione tra il medico e il paziente, ma così non è in Sicilia. È necessario portare a regime alcune procedure sperimentate durante il periodo di emergenza, come la ricetta dematerializzata e il rinnovo automatico dei Piani terapeutici. Funziona in tutta l’Italia, ma non a Messina, consentire un accesso più veloce ai farmaci contro il dolore, facilitare i percorsi di riconoscimento dell’invalidità, garantire un’assistenza farmaceutica e protesica non solo efficace, ma anche equa su tutto il territorio nazionale. In conclusione è necessaria una riorganizzazione dei servizi in generale prestando attenzione a tutte le altre patologie oltre il COVID 19, regolamentare le liste di attesa e se necessario bloccare subito l’attività intramoenia, perché i malati cronici, i trapiantati, i malati oncologici hanno bisogno di cure e di esami diagnostici non possono essere abbandonati dal Sistema Sanitario Regionale. Questa situazione non può durare in eterno, anche perché i malati nella qualità di malati non hanno tanto tempo da vivere e non è umano lasciarli morire senza cure e senza assistenza. Non si muore di solo COVID 19».

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