MESSINA. Centomila euro per la riqualificazione e la valorizzazione del sito archeologico della Tomba a camera in largo Avignone. È il progetto con il quale il Comune di Messina ha deciso di partecipare al bando “Premio Olivetti per l’accessibilità culturale” pubblicato dal Ministero della Cultura – Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, per facilitare la visita al sito riconsegnato alla città a giugno 2017, dopo 46 anni, e riaperto al pubblico dopo… 2.400 anni (qui il link al resoconto storico di LetteraEmme).

“La necessità dell’intervento suddetto nasce dalla circostanza che il sito suddetto risulta ancora difficilmente visitabile, specie per l’assenza di un percorso dedicato che ne garantisca l’accessibilità in sicurezza“, si legge nella delibera di giunta proposta dall’assessore alla Cultura Vincenzo Caruso.

Quindi, “la proposta prevede la riqualificazione e la valorizzazione del sito attraverso, tra gli altri, interventi di realizzazione di un impianto di illuminazione artistica e di videosorveglianza così come di una passerella per consentire una più agevole fruibilità e accessibilità del sito”, prosegue la delibera. Il progetto, dal costo complessivo di centomila euro, verrebbe interamente finanziato dal Ministero della Cultura in caso di approvazione, con nessun costo a carico del Comune di Messina.

La necropoli, che vanta circa 2.400 anni, è stata scoperta nel 1971 da Franz Riccobono, l’esperto di storia e vicende messinesi, e gli allora ragazzi del circolo “Codreanu”, durante i lavori di realizzazione dell’attuale scalinata. Fino alla sua riapertura nel 2017 era stata destinata a deposito, ricettacolo e discarica. La datazione è stata effettuata dall’archeologo Luigi Bernabò Brea, per anni direttore del museo archeologico di Lipari che oggi gli è intitolato. A condurre lo scavo, a studiare la tipologia di sepoltura e a far prendere coscienza dell’origine dell’area fu però il compianto Giacomo Scibona, docente dell’Università di Messina con il quale l’archeologia di Messina e provincia ha un debito enorme.

Cosa c’è dentro la necropoli? Il pezzo forte è la camera con tre letti di giacitura per i morti, ma anche una tomba a pianta quadrata a gradoni (“Epytimbion”), ed altri tipi di sepoltura anche ad incenerizione. Subito dopo la ascoperta, ad inizio anni ’70, il sito fu aperto e visitabile. Poi basta, oblio. La stanza fu adibita prima a magazzino per strumenti di scavo, poi a deposito: all’interno, infatti, sono state incredibilmente accatastate diverse centinaia di cassette di legno con dentro reperti archeologici.

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