MESSINA. L’atto di vandalismo ai danni dei murales di Michela De Domenico e Daniele Vis Battaglia di ieri notte, oltre a suscitare l’indignazione di una città intera, ha portato ad amare prese di coscienza, ma anche a dure prese di posizione.

Una di queste è arrivata dalla famiglia Urbano, proprietaria di Miscela d’oro, marchio notissimo in città, che ha commissionato le opere che adornano i muri della fabbrica alla Zir, che le riflessioni le ha affidate ad uno “sfogo” che abbiamo ricevuto e al quale diamo volentieri voce.

Carissimi  di Lettera Emme, siamo grati per avere fatto denuncia sul vostro portale di questo atto vandalico gravissimo, commesso non solo nei confronti dell’arte, ma nei confronti dell’umanità tutta. Miscela D’Oro, committente delle opere, non può che schierarsi, anche questa volta, dalla parte degli artisti. Abbiamo già informato le autorità competenti, siamo stati noi stessi ad informare gli artisti dell’accaduto (la foto che avete pubblicato è stata scattata da un nostro collaboratore)“.

Intorno alla vicenda, però, orbita un paradosso, l’ennesimo provocato dalla burocrazia, che i committenti dell’opera tengono a far conoscere.

“Purtroppo però non può gridare allo scandalo con la voce grossa che un gesto così ignobile meriterebbe, non può accendere i riflettori sull’accaduto perché siamo ostaggio della burocrazia, dato che il dipartimento Tributi del comune di Messina ha interpretato queste meravigliose opere d’arte come una mera operazione pubblicitaria, chiedendoci di pagare una tassa annuale di un importo spaventoso ed insostenibile. Le abbiamo godute per un anno intero anche noi come tutta la Comunità senza che nessuno le toccasse, se non con il pensiero e con l’anima.

Adesso, come da accordi già presi illo tempore con gli artisti, siamo pronti a finanziare il restauro delle opere, con la loro collaborazione. Nel frattempo, siamo in attesa che ci venga comunicato se siamo colpevoli di lungimiranza sociale per aver regalato tratti di bellezza ad una zona degradata della città.

Grazie a nome della famiglia Urbano”

 

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