Ci sono luoghi in cui lo sport diventa molto più di una semplice attività fisica. Diventa passione, libertà ma soprattutto un modo speciale di vivere il mare. È quello che accade al Windsurf Club Messina, una realtà nata alla fine degli anni ’70 grazie all’intuizione di Giovanni Landi e cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento per gli sport d’acqua nello Stretto e non solo. Così tra windsurf, wing foil, SUP e progetti dedicati anche ai ragazzi con disabilità, il club non ha mai smesso di coltivare e, conseguentemente, trasmettere l’amore per il vento e per il mare a persone di tutte le età. La mission è chiara e semplice: trasformare il mare in uno spazio di sport, libertà e inclusione. In riva allo Stretto, quindi, subito dopo il curvone della Chiesa di Grotte, tra correnti, vento e panorami unici, Tommaso Landi, Domenico Minissale e Giovanni Landi, insieme agli altri istruttori, con l’immancabile “supervisione” di colui che ha dato vita tanti anni fa a tutto ciò, seguono ogni giorno nei loro allenamenti tantissimi sportivi, dai curiosi, ai dilettanti fino agli atleti da competizione. Con loro abbiamo ripercorso, dunque, le origini e la storia del club come luogo di crescita, libertà e condivisione, spaziando dalle discipline che si possono praticare all’ ampio spazio dedicato ai progetti rivolti ai ragazzi con disabilità psicomotorie, fino all’ importanza degli sport d’ acqua per il benessere fisico e mentale, senza dimenticare di soffermarci sul rapporto complesso esistente tra la città di Messina e la valorizzazione del suo mare e delle sue potenzialità. Tommaso, classe ’72, per più di trent’ anni è stato dipendente della Marina Militare e da qualche anno si occupa a tempo pieno della gestione del circolo, fondato per l’appunto dal padre, esercitando anche come istruttore, Domenico, classe ’78,  invece, affianca la sua attività da falegname alla sua passione per il windsurf, nata circa cinque anni fa, occupando il proprio tempo libero con lezioni e progetti rivolti ai ragazzi diversamente abili, sempre all’ interno del club, ed infine Giovanni, nato nel marzo 2007, che dal nonno ha ereditato non solo il nome ma anche la grande passione per il mare, tra medaglie e coppe vinte, a livello nazionale ed internazionali, è tra i più giovani e promettenti istruttori del Windsurf Club Messina.

 

Quando nasce il Windsurf Club Messina?

Tommaso: “Il Windsurf Club Messina nasce alla fine degli anni ’70 grazie a mio padre, Giovanni Landi. Dalla sua passione per la vela iniziò a interessarsi a queste prime tavole a vela che stavano arrivando nel nord Italia, soprattutto sul lago di Garda. Andò lì, frequentò uno dei primissimi corsi da istruttore e portò questa disciplina a Messina.”

 

Un’intuizione pionieristica…

Tommaso: “Assolutamente sì: basti pensare che nel 1982 Messina ospitò il primo campionato del mondo della classe che, due anni dopo, sarebbe diventata olimpica alle Olimpiadi di Los Angeles. E gli atleti che vinsero qui confermarono poi quei risultati anche ai Giochi Olimpici.”

 

Quali discipline si praticano oggi al club?

Tommaso: “Ci occupiamo principalmente di vela, ma in particolare di windsurf, wing foil e stand up paddle. Il wing foil è una disciplina relativamente nuova e sta crescendo moltissimo. Poi abbiamo derive, catamarani e laser: spaziamo un po’ in tutto il mondo della vela. Il SUP è sempre più diffuso, è una disciplina semplice e accessibile: una tavola e una pagaia. Si può vivere il mare in tranquillità oppure sfruttare le onde quando ci sono.”

 

Serve una particolare preparazione fisica per fare windsurf?

Tommaso: “No. Serve soprattutto voglia di imparare. Non è uno sport basato sulla forza, ma sulla tecnica. All’inizio si fa un po’ di fatica perché bisogna alzare la vela molte volte, ma quando si acquisisce la tecnica la vela praticamente si tiene con due dita.”

 

Quanto tempo serve per imparare e qual è l’età giusta per iniziare?

Tommaso: “Dipende dalla persona. C’è chi impara in due o tre lezioni e chi ha bisogno di più tempo, ma generalmente alla fine di un corso di cinque lezioni tutti riescono ad andare in tavola e a capire il rapporto con vento e mare. Per quanto riguarda l’età la fascia è molto ampia: dai 6-8 anni fino agli 80 anni. Conta soprattutto la voglia di mettersi in gioco».

 

Cosa rende speciale questo sport e quant’ è particolare praticarlo sullo Stretto?

Tommaso: “Sicuramente la sensazione di libertà. Sei su una tavola, spinto solo dal vento, e puoi attraversare il mare. È qualcosa che pochi altri sport riescono a dare. Lo Stretto è uno scenario unico perché oltre al vento ci sono le correnti. Chi impara qui può andare praticamente ovunque. È una palestra naturale incredibile».

 

In cosa consiste il vostro corso base e come si tengono le lezioni?

Giovanni: “Il nostro corso base è composto da cinque lezioni. La prima è soprattutto teorica: spieghiamo sicurezza, vento, attrezzatura e prepariamo mentalmente l’allievo. Poi si passa al simulatore e infine all’acqua. Dalla seconda o terza lezione l’allievo entra già in acqua seguito dall’istruttore. Verso la quarta o quinta lezione, nella maggior parte dei casi, raggiunge una buona autonomia».

 

Partecipate anche alle competizioni?

Tommaso: “Sì, gareggiamo come circolo in tutte le attività federali. Al momento siamo impegnati nel windsurf classico, nello slalom pinna e foil e nel wing foil.”

 

Quali saranno i prossimi appuntamenti?

Tommaso: “La prossima tappa sarà a Torbole per il Campionato Italiano Slalom Fin & Foil 2026. Parteciperemo con cinque atleti.”

 

Avete già ottenuto risultati importanti?

Tommaso: “Sì. Giovanni e Matteo Landi hanno conquistato titoli nazionali Under 13 e Under 15. Giovanni ha ottenuto anche un secondo posto mondiale nella classe Queen Surfer durante il Mondiale di Palermo».

 

 

 

 

 

 

 

Perché è importante, soprattutto per i ragazzi, avvicinarsi a uno sport come il windsurf?

Giovanni: “Penso che qualsiasi sport sia importante, perché ogni disciplina ha qualcosa di bello da insegnare. Però il windsurf ha una caratteristica speciale: ti fa sentire libero. Quando sei su una tavola, con la sola forza del vento, puoi muoverti sul mare e vivere una sensazione difficile da spiegare. Senza dimenticare l’adrenalina: quando inizi a migliorare, a prendere velocità e a gestire davvero il vento, le sensazioni che provi sono uniche. È qualcosa che, secondo me, nessun altro sport riesce a dare nello stesso modo.”

 

Che tipo di esperienza rappresenta per un adolescente?

Giovanni: “Personalmente mi ha aiutato molto. Durante l’adolescenza ognuno vive stress diversi: la scuola, le relazioni, le amicizie. Il windsurf diventa uno sfogo positivo, un modo per stare bene e liberare la mente. Ti permette di staccare davvero da tutto.”

 

È anche uno sport fisicamente completo?

Giovanni: “Sì, ma senza essere traumatico per il corpo. Rafforza molto la muscolatura, soprattutto schiena, spalle e braccia, però non grava sulle articolazioni. All’inizio si avverte un po’ di fatica, poi il corpo si abitua e si migliora sempre di più.”

 

Uno degli aspetti più significativi dell’attività del club riguarda il lavoro con ragazzi con disabilità psicomotorie. Com’ è nato questo progetto?

Domenico: “Da qualche anno abbiamo iniziato a organizzare attività per ragazzi con disabilità. Ci sembrava naturale condividere il mare con loro. Lo sport diventa un’occasione per stare insieme, vivere un ambiente sereno e alleggerire anche il carico delle famiglie».

 

Che tipo di attività mettete a loro disposizione?

Domenico: “Stand up paddle, windsurf adattato e attività in spiaggia. Non ci limitiamo all’acqua: insegniamo anche piccole regole e autonomie quotidiane, dal sistemare l’attrezzatura al seguire indicazioni in gruppo.”

 

Avete visto miglioramenti nei ragazzi con cui lavorate?

Domenico: “Sì, moltissimi. Alcuni seguono anche percorsi terapeutici e spesso lavoriamo in sinergia con i professionisti che li seguono. Lo sport aiuta tanto dal punto di vista motorio, cognitivo e relazionale.”.

 

Utilizzate attrezzature specifiche?

Tommaso: “Per il windsurf abbiamo un sistema chiamato “Haidoo”: la vela rimane stabile e non cade, garantendo maggiore sicurezza e stabilità anche a chi ha difficoltà motorie.”

 

Secondo voi Messina ed i messinesi valorizzano abbastanza il mare?

“Non ancora. Il mare andrebbe vissuto 365 giorni l’anno, non solo d’estate. Abbiamo una fortuna incredibile e spesso non ce ne rendiamo conto. Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, si vede più movimento anche in inverno. Alcuni locali restano aperti tutto l’anno e anche da noi aumentano le persone che frequentano il circolo nei mesi freddi. Però i numeri sono ancora piccoli rispetto alle potenzialità di Messina.”

 

Nel vostro progetto e in quello che fate la città di Messina vi ha più aiutato o ostacolato?

“Abbiamo una buona risposta a livello partecipativo. Per il resto, già da tempo, siamo in attesa di capire come poter ottenere semplicemente una passerella per consentire l’accesso alla spiaggia anche alle persone con disabilità e agli anziani. Sarebbe utile per tutti, non solo per il circolo. Purtroppo ottenere autorizzazioni è molto complicato. Ci piacerebbe anche pensare che si trovi quanto prima un modo per far tornare i grandi eventi legati agli sport d’ acqua in città e per far si che accada questo basterebbe una buona collaborazione tra l’amministrazione e tutte le realtà che come noi praticano queste discipline…speriamo che ci si riesca perché un peccato.”

 

Tre motivi per avvicinarsi agli sport d’acqua?

Tommaso: “Libertà, contatto con la natura e benessere fisico e mentale. Ma la verità, come dice sempre mio padre, sta in una frase che quasi tutti pronunciano dopo aver iniziato a fare windsurf: <<perché non l’ho fatto prima?>>.”

 

Qual è il vostro P.S. (Post Scriptum)?

“Venite e provate”.

 

 

 

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