MESSINA. Centouno milioni e quarantanovemila euro. È il “provvisorio disavanzo di liquidazione complessivo” che l’advisor finanziario Kpmg Spa ha calcolato, al 20 febbraio, come situazione patrimoniale di Messinambiente. Oltre cento milioni di euro di debiti accumulati in meno di vent’anni, per una partecipata, posseduta praticamente al 100% dal Comune di Messina, che terminerà di esistere al massimo tra tre mesi e mezzo, alla scadenza della proroga, l’ennesima, concessa nelle more della piena attivazione della nuova MessinaServizi Bene Comune.

A Messinambiente il Comune “donerà”, come regalo d’addio, i trenta milioni necessari a garantire il concordato in continuità consegnato a inizio luglio al tribunale fallimentare, la cui approvazione eviterebbe il default della società peraltro già abbondantemente decotta, e a chiusura di ogni tipo di contenzioso che potrebbe sorgere in futuro tra Messinambiente e Ato3, e tra questi e lo stesso Comune, che li possiede entrambi al 100%, ma sui quali non ha mai praticamente avuto potere di governance. Tranne quando si è trovato, come ora, e doverne ripianare i debiti.

Come saranno coperti i trenta milioni? Quasi nove e mezzo Palazzo Zanca li doveva all’Ato3 a titolo di corrispettivo dovuto per i servizi di igiene ambientale svolti tra il 2007 ed il 2011: verranno interamente versati nelle casse di Messinambiente in virtù di una transazione perfezionata, dopo anni, tra le due partecipate ed il Comune, ma solo dopo che il consiglio comunale riconoscerà la legittimità del debito fuori bilancio.

Qualcosa in più di diciotto milioni saranno trasferiti per prestazioni “effettivamente rese” da Messinambiente tra il 2007 ed il 2016, che consentirebbero “di eliminare il rischio di contenziosi presenti e futuri concernenti il criterio di valutazione delle prestazioni stesse”. Perché, in passato è successo pressoché sempre che alle fatture presentate da Messinambiente, l’Ato3, al quale il Comune girava i soldi coi quali veniva pagata Messinambiente stessa, rispondesse “no, quei servizi non sono stati correttamente eseguiti”. E nascevano i contenziosi. Lunghi anni, e alla fine dei quali, chiunque risultasse avere ragione, di mettere mano al portafogli toccava a Palazzo Zanca.

Poi ci sono due milioni e 360mila euro di “affitto con opzione di riscatto” del complesso dei beni strumentali di Messinambiente che, nella logica della continuità, dovrebbero passare a MessinaServizi. Una mossa sulla quale Beniamino Ginatempo, amministratore di quest’ultima, aveva espresso forti perplessità. I “beni” di Messinambiente sono vecchi, logori e pressochè senza valore. Nonostante questo, il Comune li ha valutati in 449mila euro quale canone di affitto per il primo anno, e quasi 420mila euro per il secondo, con un riscatto, al terzo anno, di poco meno di un milione e mezzo, come da valutazione del ramo d’azienda redatto da Francesco Vermiglio, consulente di Messinambiente.

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