MESSINA. Mentre proseguono i lavori per la riqualificazione della Fiera, che a breve (forse) restituirà alla cittadinanza un pezzetto di affaccio sul mare in pieno centro (dove, a parte il Ricrioamare, non c’è praticamente un solo locale che si affaccia sul litorale), l’assegnazione della Bandiera Blu ha riacceso l’eterno dibattito sul waterfront messinese, in una città che con il suo mare ha un rapporto conflittuale decisamente irrisolto. Lo corteggia eppure lo nega, ne è gelosa ma lo rende inaccessibile, lo abbraccia ma lo allontana. A sfregio dell’incommensurabile panorama dello Stretto, uno dei scorci più suggestivi – e sottovalutati – del Bel Paese: il mare, la Falce (e qui stendiamo un velo pietoso) che ci si immerge dentro, i monti a far da cornice e il Pilone sullo sfondo.

Al netto delle zone balneari e della Passeggiata, è l’intero lungomare a urlare vendetta, con chilometri e chilometri di costa sottratti alla collettività e un unico denominatore comune: l’inaccessibilità, nelle sue varie declinazioni; un paradosso reso forse ancora più beffardo dalla Bandiera Blu. Quello che colpisce sono le modalità, completamente opposte da nord a sud: da una parte ville, dall’altra baracche; nella zona “in” a chiudere i varchi per la spiaggia sono arzigogolati cancelli in ferro battuto, in quella degradata ci pensano sbavanti molossi e lamiera ondulata. A settentrione le villette a schiera e l’arenile per uso praticamente privato; a sud (malgrado la situazione sia migliorata negli ultimi anni) le fabbriche dismesse, i centri commerciali, l’abominio della Sanderson, decide di chilometri di costa inaccessibili e rubate. È l’immagine di una terra piena di contraddizioni, una città dai due volti e dalle mille anime in cui convivono opulenza e povertà, lusso e abbandono, degrado e bellezza.

 

Piscine vs. baracche

A guardare le immagini in basso sembra di osservare uno di quei reportage sulle metropoli brasiliane, dove convivono grattacieli e favelas. La prima inquadra l’insieme di ville e villette che si diramano nel tratto di costa fra il lago grande di Ganzirri e la Panoramica. Di piscine se ne contano una trentina, delle dimensioni più svariate, con vista da sogno sul lago e quindi sul mare, fra giardini, viali alberati e comfort a cinque stelle. È la piccola Hollywood messinese. Il luogo di villeggiatura della città “da bene” e “da bere”.

 

Ville con piscina sopra al lago grande di Ganzirri

Quartiere nuovo dietro al cimitero di Granatari, sopra Mortelle

A fare da contraltare ai quartieri del lusso, nell’immagine e nel video sotto, il cosiddetto “rione” dei Cavaddari, come lo chiamano in molti. All’altezza del viale Gazzi, in direzione dello Stadio Celeste, nel “cuore oscuro” di Maregrosso, dove sorge un vero e proprio quartiere popolare incastonato fra la ferrovia e una collinetta di roccia che protegge i casolari dalle intemperie. Qui, in una zona accessibile solo da un piccolo sottopassaggio accanto a una chiesetta, nel corso dei decenni ha preso forma sulla spiaggia un assembramento di baracche con i tetti in lamiera, rimessaggi di barche e stalle, ma anche vere e proprie abitazioni accatastate l’una sull’altra (a febbraio del 2019 ci vivevano 8 nuclei familiari)

 

(Video in alto realizzato a febbraio del 2019)

Il rione dei “cavaddari”

Cinquanta sfumature di mare negato

È solo l’inizio di lungo tratto di costa che costeggia l’intero versante jonico di Messina, a ridosso di una zona, quella “sud”, contraddistinta da villaggi secolari, castelli, forti, monumenti e palazzi dimenticati. Un tratto di terra che ha una bellezza riservata, quasi pudìca, oltraggiata negli anni dalla cementificazione selvaggia, dall’industrializzazione e soprattutto dallo sfregio più infame di tutti: privare una terra affacciata sul mare proprio del suo mare. La spiaggia che diventa una discarica, baracche, casupole di lamiera, i resti delle fabbriche dismesse. Pochi, pochissimi, i tratti balneabili, spesso accessibili dai sottopassaggi della ferrovia. Per il resto il nulla o quasi. Per decine di chilometri fino a Tremestieri.

 

Dall’altra parte, varcando il confine del Pilone, ecco che lo scenario cambia di colpo. Il buco nero dell’ex colonia dei Postelegrafonici, le carcasse dei lidi di Mortelle, l’ampia spiaggia attrezzata coi i lidi e gli ombrelloni e poi – di nuovo – ma dal versante opposto, il mare che si nega. Le ville, le case al mare, gli ex ricoveri per barche diventati negli anni abitazioni da villeggiatura si sono impossessati dell’arenile e delle strade per accedervi dalla strada statale 113. Adagiate direttamente sulla spiaggia, a qualche metro dal mare, protette da una barriera di scogli. E accessibili praticamente solo a chi ci abita, o a chi conosce bene la zona. Anche perché la strada è lontana, è un’arteria a scorrimento veloce, nata quando qui, letteralmente, era tutta campagna.

Ovviamente, ogni discussione di sviluppo turistico del territorio è troncata sul nascere. Anni fa, l’ex assessore Gianfranco Scoglio, all’interno del Piano strategico Messina 2020, aveva proposto il progetto della Mortelle-Tono: cinque km di costa e duecento ettari, criticatissima e messa in naftalina per anni (dove si trova tutt’ora). Nel frattempo, metà della riviera tirrenica messinese resta sconosciuta. O inaccessibile. Tranne che per pochi.

Un problema decennale per risolvere il quale nelle scorse settimane si è mosso il Comune, che ha emanato un’ingiunzione di rimozione delle “opere eseguite abusivamente, con ripristino dello stato originario dei luoghi”, nella striscia di terreno tra la via Senatore Arena, la circonvallazione tirrenica, e la spiaggia.

Da Casabianca a Tono:

Divieto di edificazione da 150 metri dal mare. Virtuale

La legge c’è, e parla chiaro: vietando insediamenti che si trovano entro la fascia di 150 metri dalla linea della battigia, il legislatore ha inteso dettare una norma (articolo 15, comma 1 lettera a, della legge 12 giugno 1976 n. 78, per chi volesse controllare), a tutela dell’ordinato assetto del territorio: norma non diretta esplicitamente ai cittadini ma bensì ai comuni che avrebbero dovuto introdurla e renderla efficace nei propri strumenti urbanistici. Poi una mezza dozzina di sanatorie, nonostante sulla carta il vincolo sia insanabile, ha permesso che si lasciassero in piedi abitazioni che dal mare distano una decina di metri, nel caso migliore. Anche qui, la differenza tra riviera nord e sud è netta.

Se nel primo caso è una scelta, nel secondo è una…necessità. I lavori dell’approdo di Tremestieri hanno radicalmente modificato l’assetto costiero, col risultato che un gran numero di case che erano state ficcate a forza tra la ferrovia e la spiaggia, oggi sono praticamente a mare. Le strade si chiamano via Veglia e via Carbonara, sono una piccola distesa di sterrato, e per arrivarci si costeggia il torrente, in un tripudio di degrado urbanistico in cui piscine vuote e giardini convivono con barche male in arnese e carcasse di auto. E per evitare che una mareggiata anche lieve porti l’acqua dentro casa? Massi. A tutta lunghezza.

Tremestieri, il litorale modificato dopo la costruzione dell’approdo

All’estremo opposto, la situazione apparentemente è la stessa, solo un po’ meno caotica: subito dopo Faro, la strada provinciale 47 diventa la Circonvallazione tirrena. Se dal lato monte è un fiorire di complessi e ville, lato mare, tra la strada e la spiaggia, c’è una lunga teoria di casette, slarghi inutilizzati ma ben chiusi da cancelli e catenacci, e qualche ex ricovero per barche convertito in villetta da villeggiatura. A cinque metri, il mare. Come è possibile? È possibile perché, raccontano le cronache, quando la Provincia regionale requisì i terreni per la costruzione della strada, “dimenticò” un paio di metri di terreni di proprietà prima del demanio marittimo. Quei terreni in cui oggi sorgono le casette, gli slarghi e le quasi-villette.

E per arrivare in spiaggia? Si scavalca. O si sfruttano i buchi nei muri mai riparati, o i cancelli aperti. Eppure la legge imporrebbe la “servitù di passaggio”. Ma imponeva anche l’inedificabilità entro i 150 metri dalla costa, quindi…

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Carlo
Carlo
20 Maggio 2017 0:16

Complimenti per l’articolo. Finalmente qualcuno che riporti in maniera dettagliata,sincera ed esaustiva la disastrosa situazione in cui viviamo.

Giuseppe
Giuseppe
15 Marzo 2021 10:54

Argomenti che dovrebbero essere trattati giornalmente.
Desidero vedere la vergogna in faccia a coloro che hanno permesso di realizzare questo scempio.

trackback

[…] Messina vista dal cielo: il mare “negato”, da nord a sud, fra degrado e bellezza […]

Alessandro Orlando
Alessandro Orlando
5 Agosto 2025 7:57

In più va detto che gli “chalet svizzeri” vista lago di Ganzirri sono osceni, chi li ha disegnato è un mentecatto

Leonardo
Leonardo
24 Agosto 2025 12:21

Mi pare che l articolo 15 della legge 12 giugno 1976 numero 78 escluda le zone A e B. O mi sbaglio?

Lillo
Lillo
24 Agosto 2025 15:06

E cosa diciamo dell’ affaccio a mare negato a contemplazione a causa di un’ assurda concessione ad uso rimessaggio? Non sarebbe stato più bello creare una piazza attrezzata a margine della pista ciclabile invece di quella orribile gabbia che non serve a niente? Di questo l’ amministrazione cosa ne dice?