MESSINA. La Messina che fu? Talvolta capita di incontrarla per caso, anche solo guardando con attenzione appena cinque metri di muretto. Un muretto come quello che contiene la sede stradale del tratto finale di via Lenzi, di fronte all’Istituto “Domenico Savio”. Con la caduta dell’intonaco, infatti, sono venuti alla vista i frammenti degli edifici scomparsi con il terremoto del 1908: mensole di balconi, fregi e tantissimi blocchi, tutti in pietra di Siracusa. La spiegazione è semplice: la ricostruzione della città e la creazione delle nuove strade vide il massiccio utilizzo dei frammenti delle case crollate come base per i tracciati o come muri di contenimento. Un vero e proprio, ma inconsueto, lapidarium, ben più imponente di quello delle foto qui pubblicate, si può incontrare passeggiando sulla Circonvallazione, in particolar modo lungo  viale Italia.

 

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Rosario Vilardo
Rosario Vilardo
29 Aprile 2018 12:37

Segnalo il ricchissimo muro di cinta dell’ospedale Piemonte.