MESSINA. In una delle partite più brutte andate in scena in questa prima parte di stagione, il Messina perde di misura contro i campani. Pesano le tante assenze per mister Capuano, ma non è più tempo di alibi. Evidenti le carenze di un organico costruito male dal direttore sportivo Argurio. In attesa di un calciomercato che dovrà rivoluzionare la squadra. Alla ricerca della salvezza.

Ritorno al “Franco Scoglio ” per il Messina alla ricerca di punti salvezza e serenità dopo la preoccupazione per le positività al Covid registrate nel gruppo squadra che hanno condizionato la trasferta sul campo del Catanzaro. Tornano in squadra nel 3-5-2 Vukusic, Adorante e Sarzi Puttini; ancora out Fazzi, Morelli, Damian e Baldé.

Opposta la posizione dell’Avellino, che dopo un inizio di torneo balbettante cerca continuità in riva allo Stretto per dare seguito alla vittoria interna contro il Taranto. Il bomber Maniero punta di diamante nello scacchiere del 4-2-3-1 di mister Braglia, che vanta anche la seconda migliore difesa del torneo.

PRIMO TEMPO

Un terreno di gioco in pessime condizioni a causa della pioggia caduta in città negli ultimi giorni condiziona fortemente l’avvio delle due squadre: tanti batti e ribatti ma pochissimo gioco in mezzo al campo. I padroni di casa tentano di chiudere tutti gli spazi e sfruttare in velocità le ripartenze; l’Avellino dalla sua spesso imposta, con scarso successo, dalle retrovie a causa e dell’elevata densità in mezzo al campo. Lo spettacolo che manca tra i 22 in campo arriva invece dagli spalti, con il rinnovato gemellaggio tra le due tifoserie. Determinati rischiano di essere le palle inattive, ed è proprio da una di queste che arriva il vantaggio ospite: corner di Tito, Carillo rischia l’autorete, Lewandowski si supera nella respinta laterale ma Kanoutè è il più lesto ad avventarsi sulla sfera e trovare il primo acuto del match (32′). Privo del suo play basso, Damian, la squadra di Capuano fa una tremenda fatica soprattutto in mezzo al campo nel cercare di alzare il baricentro e provare a impensierire la squadra ospite. E la prima frazione di gioco è tutta qui.

SECONDO TEMPO

Capuano tenta di risvegliare i suoi inserendo subito Russo per un evanescente Catania, ma è ancora in mezzo al campo che i giallorossi faticano tremendamente. All’Avellino non resta altro che gestire in modo autoritario quei pochi palloni che arrivano nella propria metà campo in una delle partite più brutte andate in scena in questa prima parte di torneo. La reazione dei giallorossi è pressoché nulla e Forte potrebbe tornare in Campania senza neppure l’esigenza di passare sotto la doccia. Dall’altro lato Lewandowski, alla prima occasione ospite della ripresa, salva in corner dopo una convulsa azione nell’area giallorossa (73′). Quando manca un quarto d’ora al termina i padroni di casa provano a rispondere con un tacco debole di Adorante: è la prima, unica e ultima volta in cui la squadra di Capuano si affaccia in proiezione offensiva. La partita termina qui.

È un Messina che giornata dopo giornata evidenzia sempre più tutte le lacune in fase di costruzione di un organico largamente incompleto e privo di valide alternative in ogni reparto. Non può chiamarsi fuori da questo scempio il direttore sportivo Christian Argurio. A destare perplessità anche lo scarso stato di forma dei calciatori peloritani, sempre in ritardo in tutti gli scontri di gioco. Gli infortuni, fedeli compagni di viaggio in queste ultime giornate, non possono rappresentare un alibi per mister Capuano. Il tecnico lucano continua con il suo inguardabile catenaccio e il solito 3-5-2 che il campo ha dimostrato non essere nelle corde di questa squadra. La classifica piange in casa Messina, chiamato a un forte scossone in attesa di un calciomercato invernale che dovrà spingere il presidente Sciotto ad investire per tentare di salvare la Lega Pro.

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