MESSINA. Prima la chiusura forzata e improvvisa per via del lockdown, poi le ristrettezze monetarie dovute alla lunga quarantena. Infine, come se ciò non fosse sufficiente, il pugno duro da parte della Prefettura e dell’Amministrazione per mettere un freno alla presunta movida “sfrenata” della Fase 2 (che nella realtà dei fatti, escludendo qualche caso isolato, non è mai ripartita del tutto).

È un momento estremamente complicato per gli esercenti dei locali che animano le notti messinesi, già alle prese con la difficile situazione economica di una città sempre più vecchia che anno dopo anno perde parte della sua gioventù, attratta oltre lo Stretto da maggiori prospettive lavorative ma anche da un’offerta culturale e ricreativa che in città è invece prossima allo zero (con le dovute e rare eccezioni, si intende). Il tutto con l’aggravante di un turismo pressoché inesistente, al netto dei fuorisede di rientro (i soldi che “girano”, detto in maniera brutale, sono sempre gli stessi e solo quelli).

A testimoniare lo stato di crisi e incertezza di pub e ristoranti sono le tante insegne spente e le saracinesche abbassate, da nord a sud. Fra chi è ancora indeciso se riaprire o meno (con il rischio di dover affrontare delle ingenti spese senza alcuna garanzia), chi ha rimandato la ripartenza a dopo l’estate (incrociando le dita) e chi ci ha proprio rinunciato, sono infatti numerosi i locali cittadini che si sono arresi alle difficoltà, privando la città (loro malgrado) di un pezzetto di sé. Gli esempi sono molteplici, dalla litoranea (con vari lidi ancora in forse) al centro città (a parte le strade più prossime al Duomo, ma anche qui non mancano le “assenze”), silenziosi e deserti come raramente si era visto in prossimità dell’estate in un comune di 230mila abitanti.

Fra le tante realtà che hanno deciso di appendere “il grembiule” al chiodo, un caso simbolico è rappresentato dal “Beers-hop” della via Tommaso Cannizzaro, locale fondato da un ragazzo romano di 33 anni figlio di emigranti messinesi, Enrico, che cinque anni fa decise di lasciare la Capitale per investire il suo futuro nella città che aveva conquistato il suo cuore nel corso della vacanze estive di tutta una vita.

«Pur essendo nato a cresciuto a Roma – racconta – mi sono sempre sentito vicino alla terra di origine della mia famiglia, ho sempre avuto un forte legame con Messina, il suo mare e la sua campagna. Così nel 2012 mi sono trasferito in Sicilia stimolato dalla voglia di sfruttare l’immenso potenziale della città e dei suoi dintorni, che purtroppo viene troppe volte dato per scontato e sottovalutato. Inizialmente mi sono dedicato alla cura di una piccola azienda agricola, per poi nel 2015 dare vita al Beers-hop. Una formula totalmente nuova in terra sicula, ma che nella capitale (e non solo) riscuoteva già ai tempi un grande successo. È stata una scommessa piacevole e divertente, nonostante le difficoltà burocratiche, e non, che si sono presentate nel tempo». Un progetto premiato nel tempo dalla città, che ha iniziato ad apprezzare prodotti più ricercati e un nuovo modo di approcciarsi al mondo della birra.

Poi però è arrivato il lockdown, e subito dopo, al termine della quarantena, l’ordinanza “coprifuoco” che ha interrotto (momentaneamente) il suo sogno, che si concluderà ufficialmente il prossimo 30 giugno, giorno in cui la sua piccola e frequentata birreria piena zeppa di prodotti artigianali chiuderà i battenti.

«Le difficoltà ulteriori che ci hanno procurato dopo la riapertura – racconta – ci hanno inflitto il colpo di grazia. È una cosa assurda, per un’attività come la mia, pensare di privarmi del servizio di asporto dopo le 20. Significa sconoscere del tutto le tipologie di locali. La mia birreria si basa prevalentemente sull’asporto, è una realtà diversa dalle altre, ma l’ordinanza non tiene alcun conto delle peculiarità delle attività, mettendo nello stesso calderone chioschetti e discoteche, gelaterie e cocktail bar, senza alcuna discriminante. Cosa devo guadagnare di pomeriggio in un locale come il mio, avendo inoltre pochissimi posti e spazio all’interno? Come devo fare? Se avessi continuato sarei finito sul lastrico».

«A maggio – prosegue –  la ripartenza è andata malissimo, ma a giugno stava arrivando un po’ di gente, finché, con il pretesto della gente che si picchia  (altrove, ndr), il provvedimento dell’Amministrazione ha decretato la fine del “beers-hop” e di tanti altri locali, puniti per non aver commesso alcun illecito».

Eppure, malgrado le difficoltà, Enrico non si arrende, ed è già pronto a ripartire con un nuovo progetto. In una città in cui, nonostante tutto, non ha mai smesso di credere.

Di seguito il messaggio di commiato pubblicato sulla pagina Facebook del locale: 

«Il particolare periodo storico in cui ci troviamo ha fatto sì che si concretizzasse il momento di dover prendere delle decisioni dolorose ma importanti ed intelligenti, nella speranza che mettere un punto possa semplicemente servire a ritornare più forti di prima.

Dopo 5 anni bellissimi di bevute, brindisi, abbracci, nuove amicizie, nuovi e vecchi amori, risate e disavventure sempre vissute col sorriso, il Beers-Hop con un po’ di tristezza ma un pizzico di ottimismo il 30 Giugno 2020 chiuderà i battenti.

Ringrazio tutti gli amici che nel tempo sono cresciuti in questo piccolo tempio della birra contribuendo a renderlo tale, per molti è diventata una seconda casa, per gli appassionati una certezza, per i curiosi un mondo da scoprire.

Ogni birretta stappata insieme a voi non è stata una semplice bevuta, ma una bellissima e piacevole esperienza.
Non è un addio, si sta già lavorando ad un nuovo progetto tra tante novità e vecchie abitudini che ci hanno contraddistinto rendendoci una grande famiglia.
Vi aspetto in questi giorni per gli ultimi saluti, tra ricordi, bollicine e probabilmente qualche lacrima.

Se il Beers-Hop è stato quello che è stato, se ha superato tutte le difficoltà che si sono presentate nel tempo senza perdere mai carattere e vitalità, è in primis merito del vostro affetto e fiducia, e di questo non smetterò mai di ringraziarvi. Vi voglio bene!».

In copertina una foto d’archivio.

guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments