MESSINA. A novembre del 2025, secondo i dati Istat più recenti, a Messina c’erano poco più di 216mila residenti (216.532). Quasi duemila persone in meno rispetto ai 218mila di gennaio 2024 e ben 11mila in meno rispetto ai circa 227mila di dicembre 2019.
Un po’ meno allarmanti sono i dati del Comune, quantomeno a livello quantitativo: ad ottobre 2025, secondo il portale “Messina in Cifre”, in città c’erano poco più di 220mila residenti (erano 230mila nel 2019). Al netto delle discrepanze numeriche (dettate da differenti metodologie di conteggio) ciò che non muta è il saldo negativo, con una media di circa 1500 abitanti persi ogni anno, a causa della forte contrazione delle nascite e dell’incessante fuga di giovani (sebbene ad andare via siano sempre più spesso anche genitori e nonni, che si spostano nel luogo di residenze di figli e nipoti).
Il risultato? Una città che si fa sempre più vecchia, con circa 213 anziani ogni 100 giovani e un abitante su 4 con più di 65 anni. Numeri compensati solo in parte dai cittadini stranieri, con un’età media ben più bassa, e dal continuo afflusso di studenti universitari giunti da ogni parte del mondo che ha caratterizzato gli ultimi anni.
Per comprendere l’entità del fenomeno, che accomuna comunque gran parte del Mezzogiorno, basta dare un’occhiata alle serie storiche: nel censimento del 2011 a Messina risultavano 243mila abitanti, che erano 251mila appena 10 anni prima. Andando più indietro negli anni la situazione peggiora: nel 1961 i cittadini erano 254mila, mentre nel 1981, anno per certi versi spartiacque del flusso migratorio, i cittadini residenti in riva allo Stretto erano 260mila. Non sono più clementi gli scenari futuri: secondo alcuni studi, Messina è una delle città europee che si sta spopolando più velocemente, mentre le previsioni demografiche dell’Istat stimano circa 207mila residenti nel 2030. E pensare che appena 35 anni fa il Piano regolatore di inizio anni Novanta immaginava una città di oltre 300mila abitanti…

