MESSINA. Una condanna di 1500 euro di multa per gli insulti alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, mandata a “quel paese” dal sindaco Cateno De Luca a marzo del 2020, in pieno lockdown. A darne notizia, in un video, è il primo cittadino, che chiama in causa i controversi fatti della Renault 4 (qui un approfondimento) e la sua presa di posizione del 23 di marzo dell’anno scorso (il famigerato “blocco dello Stretto”, che blocco non fu e che portò all’istituzione di una banca dati per l’attraversamento, fatta a pezzi da Mattarella in persona, e che De Luca stesso spiegò di non poter attuare): «Abbiamo pagato ovviamente le conseguenze perché il delitto di lesa maestà in Italia pesa più probabilmente gli altri delitti», spiega, affermando di essere stato condannato per le sue prese di posizione “sui controlli farlocchi” e che rifarebbe tutto ciò che ha fatto.
Poi la provocazione: «Mi dispiace per chi si aspettava la mia decadenza e il commissariamento. Forse faremo una sottoscrizione, un euro ciascuno», afferma il primo cittadino, sindaco tra i più ricchi d’Italia, con un reddito di oltre un milione di euro. Il decreto penale di condanna a carico del primo cittadino è divenuto esecutivo per la mancata opposizione, che era consentita dalla procedura.

Non è l’unico argomento affrontato da De Luca, che interviene anche sull’inchiesta sui brogli elettorali per l’ipotesi di abuso di ufficio per aver violato la parità di genere in una nomina all’Amam:  «Stralciata la mia posizione. Confido nel proscioglimento», spiega nel filmato.

Poi un passaggio sul caso degli sciatori di Madonna di Campiglio, uno dei “tormentoni” dello scorso anno: «Le indagini su questa situazione sono nate su mia disposizione. Io ho fatto chiedere l’elenco degli alberghi di Madonna di Campiglio e poi è stata svolta l’attività di P. G. su Messina. L’agente è stato condannato a 8 mesi pena sospesa, in quanto responsabile di Polizia giudiziaria che ha condotto le indagini perché avrebbe chiesto riscontro all’Asp».

In pratica, dopo il rientro dei vacanzieri, fu avviata un’attività di riscontro da parte della Sezione di polizia giudiziaria della Polizia municipale per acquisire la lista degli sciatori, ma senza la necessaria delega ad agire da parte dell’Autorità giudiziaria. Per i fatti è stato condannato in abbreviato ad 8 mesi (pena sospesa) l’allora responsabile del Nucleo di pg della Polizia municipale, l’ispettore Giuseppe Parialò, con l’accusa di falso. Secondo l’accusa, riporta la Gazzetta del Sud, «il falso sarebbe stato commesso quando Parialò nel marzo del 2020 chiese all’Asp-Policlinico di avere la famigerata “lista degli sciatori”, ma senza avere una delega specifica da parte della Procura, una lista che comunque non gli venne consegnata quando si presentò. Il falso si sarebbe concretizzato nell’invio della richiesta senza la delega della magistratura».

 

 

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Messinese stanco
Messinese stanco
15 Giugno 2021 14:32

Ma invece non ha detto nulla alla marcia negazionista dell’altro pomeriggio? Ah già, non avevano una Renault 4, quindi va tutto bene…

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[…] cittadino, che parla degli insulti alla Ministra Lamorgese, del controverso caso della Renault 4 e della recente condanna all’ispettore della Polizia Municipale, ricostruendo la sua versione del caso sciatori che tanto ha fatto discutere nel corso del […]