Aggiornamento: Qui tutti i nomi degli arrestati.

“Fanno, costruiscono, sistemano, cercano di fare attività … hanno eliminato del tutto il pizzo… il primo che chiede il pizzo lo ammazzano loro … perché dice ci stiamo rovinando da soli … non esiste più l’antica … addio pizzo… sarà qualche clan a Palermo, ma qua non esiste più le posso garantire che non esiste più …”, a parlare è Stefano Barbera, spiega al proprio interlocutore l’ordine imposto da Cosa Nostra messinese.

Barbera spiega quello che avviene a Messina, un giro di controllo di attività di vario genere infiltrato nella società bene, nell’imprenditoria, nel Comune, definito dagli inquirenti “entità criminale”,  di sicuro si tratta di una cellula mafiosa catanese operativa a Messina ma con dinamiche di ben più ampio respiro di quelle note finora, di fronte al quale i clan più piccoli si arrestano. Un controllo che parte da Cosa Nostra catanese, Francesco e Vincenzo Romeo, rispettivamente cognato e nipote del boss Nitto Santapaola  (perché rispettivamente marito e figlio della sorella Santapaola Concetta) – ma volutamente distante dalle bande armate e collocata all’interno dell’economia reale e delle relazioni socioeconomiche, con agganci in ogni settore della società che conta. 

L’operazione “Beta” ha svelato queste dinamiche mafiose che hanno infiltrazioni in vari strati sociali operativi in città e ha portato all’arresto di 30 persone tra cui Raffaele Cucinotta, funzionario del Comune.

Dall’alba di stamattina i carabinieri del Ros stanno, infatti, eseguendo l’arresto di 30 persone tutte affiliate alla mafia e con una forte influenza nelle istituzioni, tra i 30 arrestati di stamattina c’è anche un funzionario comunale. Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita e dai sostituti Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti,  hanno consentito di accertare le collusioni con funzionari dell’amministrazione comunale  per l’acquisizione di immobili da adibire in seguito ad alloggi popolari, oltre il funzionario arrestato anche altri sono indagati.

L’indagine coinvolge esponenti della società che conta: professionisti, l’ex presidente dei costruttori di Messina, imprenditori, titolari di società, funzionari del Comune: tutti connessi da un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità. Coinvolta indirettamente anche la massoneria.

Un vero e proprio gruppo di potere di fronte al quale la bande armate si autosospendono. È emerso anche come il pizzo fosse stato sostituito con altre forme di intervento economico, grazie anche a società che forniscono servizi alle imprese (come le cooperative nel settore dalle forniture alimentari) ovvero gestiscono in subappalto la fornitura di prodotti parasanitari per conto delle Asl.

L’attività investigativa ha restituito l’immagine di un’entità criminale ancorata alle tradizioni mafiose4 ma, al tempo stesso, moderna e capace di agire in maniera quasi silente, limitando al massimo il ricorso ai tradizionali “reati di visibilità”, tipici dell’associazione mafiosa, e di proiettare i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria, che non si è limitata a sfruttare parassitariamente, ma che ha pesantemente infiltrato e finanziato. Il tutto grazie ad una non comune capacità di interlocuzione con professionisti ed ambienti istituzionali, in un percorso trasversale in cui il ricorso alla violenza è rimasto sullo sfondo, limitato ai momenti di particolare criticità e nei rapporti con i clan di quartiere. 

L’attività investigativa ha permesso di ricostruire gli interessi del sodalizio in alcuni importanti settori, in particolare:  quello degli apparecchi da intrattenimento e dell’online gaming, vero e proprio business su cui si stanno concentrando gli appetiti di diverse organizzazioni criminali a livello nazionale. Sono stati, infatti, accertati i cospicui interessi della compagine indagata nella gestione di centri scommesse e nella distribuzione di macchinette video-poker in provincia di Messina attraverso le società “Start S.r.l.”, “Win Play soc. Coop.” e “Bet Srl”. Dal complesso delle acquisizioni è emersa, ancora, l’influenza di Vincenzo Romeo sulla Primal Srl, società titolare di una concessione con diritti su 24 sale e 71 corner ed è stato proprio Romeo, nel corso di alcune intercettazioni ambientali, a spiegare di aver preso parte a Roma ad un incontro con i finanziatori di detta società e che nell’occasione sarebbero stati presenti numerosi rappresentanti di diverse “famiglie” della Sacra Corona Unita e della ‘Ndrangheta, i quali avrebbero riconosciuto a Romeo il suo ruolo. 

Analogamente, le indagini hanno permesso di documentare l’interesse del gruppo nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli, tenute solitamente alle prime luci dell’alba lungo alcune vie cittadine, con contestuale raccolta di scommesse, e la somministrazione agli animali di farmaci per aumentarne le prestazioni. 

Quello immobiliare e dei lavori edili in genere, rispetto al quale l’“Entità” è direttamente interessata nella gestione in proprio degli appalti – e non per lucrare il pizzo o per ottenere lavori secondari , come accade normalmente per le compagini mafiose,- e deve intervenire per tutelare i propri interessi determinando qualificate cointeressenze con esponenti della ‘ndrangheta. Vincenzo Romeo si è reso, infatti, protagonista di un’interlocuzione con esponenti della cosca dei Barbaro di Platì (RC) per definire la “messa a posto” delle società messinesi “Demoter S.p.a.”, riconducibile a Carlo Borella e “Cubo S.p.a.”, che – essendo state finanziate dalla entità mafiosa predetta – si erano avvicendate nei lavori di realizzazione e parziale adeguamento della “S.S. 112 Dir. Sgc Bovalino – Platì – Zillastro – Bagnara”. Il dato è emerso, ancora una volta, dalla narrazione autentica di Vincenzo Romeo, che nel sottolineare di aver investito nelle attività del Borella cospicue somme di denaro, ha chiarito di aver fatto valere il proprio lignaggio mafioso per mitigare le pretese dei calabresi per i lavori svolti in Calabria dalla Cubo S.p.A.

L’indagine ha, inoltre, evidenziato l’interesse dei sodali verso i più rilevanti appalti pubblici e privati del capoluogo messinese, realizzato anche tramite l’imposizione di forniture e manodopera. Un episodio, in particolare, ha messo in luce le ingerenze della compagine criminale nella procedura di acquisto di immobili, da adibire ad alloggi popolari, deliberato dal comune di Messina – dopo un episodio di corruzione – ai fini del risanamento dell’area cittadina denominata “Fondo Fucile” ed ha fatto emergere l’inquietante rapporto collusivo con alcuni esponenti dell’Ufficio Urbanistica dell’amministrazione locale, funzionale all’aggiudicazione dell’appalto, al quale non si è data esecuzione per rinuncia degli stessi indagati che, in corso d’opera, hanno ritenuto economicamente più vantaggioso alienare gli immobili sul libero mercato. 

Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine hanno condotto alla contestazione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’avvocato Andrea Lo Castro, che avrebbe messo a disposizione del sodalizio le proprie competenze professionali per consentire il riciclaggio di denaro proveniente da reati, la falsa intestazione di beni e l’elaborazione di strategie per la sottrazione, in frode ai creditori, della garanzia patrimoniale sulle obbligazioni, prestandosi in prima persona anche a fungere da prestanome per l’intestazione di beni. 

Dalle intercettazioni è emersa, inoltre, la disponibilità di armi in capo al gruppo e l’esistenza di collusioni con esponenti delle istituzioni finalizzati ad ottenere notizie su eventuali indagini in corso.

Le accuse per tutti sono di associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo di giochi e scommesse, riciclaggio e reati in materia d’armi.

Gli inquirenti hanno accertato gli interessi della cellula messinese dei Santapaola nel settore immobiliare e degli appalti pubblici, nel settore delle scommesse calcistiche, giochi online e corse clandestine dei cavali.

Ad eseguire l’ordinanza di arresto i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Messina, coadiuvati da elicotteri e unità cinofile.

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Pippo
Pippo
6 Luglio 2017 11:24

Massoneria? vorremo sapere le dichiarazioni del gran maestro Bisi

cristian
cristian
6 Luglio 2017 11:25

Se Falcone non avesse detto che per trovare la Mafia bisognava inseguire i soldi (facili), lo Stato adesso non ne avrebbe avuto alcuna colpa…