MESSINA. “Il progetto è ancora vivo. Serve solo buona volontà”. A tirare fuori dal cassetto l’idea di una candidatura dello Stretto di Messina come Patrimonio dell’Umanità è l’antropologo Sergio Todesco, che da anni si batte per ottenere il prestigioso riconoscimento Unesco… scontrandosi spesso contro i mulini a vento.

Un progetto, rilanciato mercoledì pomeriggio nel corso di un convegno nella Sala del Consiglio di Palazzo dei Leoni, che è un atto d’amore nei confronti della sua città e del suo mare: un luogo unico al mondo in cui si intrecciano millenni di storia, miti, leggende, tradizioni marinare e caratteristiche peculiari dal punto di vista naturale e naturalistico, dalla flora alla fauna.

“L’idea nasce anni fa, quando ero assessore alla Cultura della Giunta di Renato Accorinti. Aderirono in tantissimi, trasversalmente, a Messina come nel resto d’Italia”, spiega lo studioso, che cita, fra gli altri, Andrea Camilleri e Massimo Cacciari, i quali diedero la loro disponibilità a far parte del comitato dei garanti.

Il suo è un excursus a 360 gradi sulle caratteristiche specie-specifiche dello Stretto, dalle Feluche al Pilone, senza dimenticare i grandi cantori, fra cui Goethe, Vincenzo Consolo, Maria Costa e Stefano D’Arrigo: “Horcynus Orca? È la nostra Odissea”.

“Il mio intento non è solo suscitare curiosità, ma anche indignazione per un territorio che ha perso dignità. Bisogna che la città si attivi. Non possiamo aspettare un deux ex machina che intervenga dall’alto. Lo Stretto non può essere sottratto alla collettività, ma deve tornare ad essere il ‘teatro’ della città”.

“Si tratta di un iter complesso e molto lungo, se tutto va bene servono 5 o sei anni – spiega Marcello Mento, allora nominato segretario – Per portare avanti la candidatura serve il concorso di tantissime forze, fra istituzioni, associazioni e privati. Sulle ‘ragioni’ della candidatura non c’è alcun dubbio, il problema sono gli aspetti pratici e burocratici”.

Un altro ostacolo è quello dell’inquinamento, che riguarda in particolare la Zona Falcata e lo stato di degrado di parte della costa. “Lo Stretto in quanto tale ce l’avrebbero bocciato. Una soluzione sarebbe potuta essere quella di vincolarne solo una parte, come è stato fatto con l’Etna, con l’auspicio che poi il riconoscimento servisse da monito per riqualificare l’intera area”.

Un discorso interrotto? Tutt’altro. “Il materiale c’è, è lì, quello che manca è il ‘capitale umano’ che ci creda davvero”.

COSA PREVEDE IL PROGETTO. Era il 2013, ad amministrazione di Renato Accorinti appena insediata, e Sergio Todesco, assessore alla Cultura per pochi mesi, come primo atto ha preso carta e penna, riunito un comitato di studiosi e scritto alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco di Roma una manifestazione d’interesse: “Proposta di inserimento dello Stretto di Messina nell’elenco UNESCO quale “Patrimonio dell’Umanità”.

“Lo Stretto di Messina, vero e proprio ombelico del Mare Nostrum e pregnante luogo di confluenze e interferenze tra Nord e Sud, Est e Ovest del Mediterraneo, si è infatti venuto costituendo, nel corso dei secoli, come un palinsesto territoriale che ha visto progressivamente stratificarsi fenomeni e realtà ecosistemiche, fabulazioni, saperi, eventi storici, memorie che dal mondo antico fino ad oggi hanno continuato a segnare con la loro variegata molteplicità lo specialissimo habitat eco-antropologico che si dispiega tra le due sponde della Sicilia e del continente, finendo con il costituire nel terzo millennio un unicum di cui non esiste eguale nel pianeta“, spiegava la manifestazione d’interesse. Come si giustificava la richiesta di diventare patrimonio dell’umanità? Lo Stretto rispondeva ai criteri scelti dall’Unesco per “adottare” un luogo: “Essere direttamente o materialmente associati con avvenimenti o tradizioni viventi, idee o credenze, opere artistiche o letterarie dotate di un significato universale eccezionale”. Messina rispondeva sia con peculiarità mitologiche e leggendarie (il mito di Kronos e la falce, Arione, l’episodio omerico di Ulisse e le Sirene,  Scilla e Cariddi, il fenomeno e le fabulazioni sulla Fata Morgana, la leggenda di Colapesce, le storie di Giufà, la leggenda di Re Artù, il passaggio di San Paolo, l’attraversamento sulle acque di San Francesco di Paola, la storia di San Ranieri, etc.), che con peculiarità storiche (lo sbarco dei Normanni in Sicilia, la partenza per le Crociate, la rotta francigena, la partenza per la Battaglia di Lepanto, i forti umbertini e i presidi di avvistamento costiero, l’emigrazione e i flussi migratori). Altro criterio era quello di  “Costituire una testimonianza straordinaria dei principali periodi dell’evoluzione della terra, comprese testimonianze di vita, di processi geologici in atto nello sviluppo delle caratteristiche fisiche della superficie terrestre o di caratteristiche geomorfiche o fisiografiche significative“. Nella relazione a supporto della proposta, il comune di Messina spiegava che la natura “tettonicamente precaria dell’areale ha inoltre contribuito ad accrescere le caratteristiche di confine, di margine indefinito e, per ciò stesso, rischioso, precario come tutti gli spazi che non stanno “al centro” ma si affacciano su un “altrove”, ma soprattutto l’unicità anche biologica dei laghi di Ganzirri, della fauna ittica che attraversava le acque tra Sicilia e Calabria, e degli uccelli che “svernano” nello Stretto, sorvolandolo per le migrazioni (circostanze per le quali la laguna di Capo Peloro è Zona a protezione speciale e Sito d’interesse comunitario).

Chi si occupava di dare validazione scientifica alla proposta, alla quale si sono subito aggregati gli allora assessori Filippo Cucinotta e Daniele Ialacqua? Una lunga serie di personalità accademiche: la “commissione Unesco” era composta da Emilio De Domenico (Biologo Marino, Dipartimento di Scienze Biologiche e Ambientali)  e Lucrezia Genovese (Direttrice CNR Talassografico di Messina) per la biologia marina, da Nicola Aricò (Storico dell’Architettura, Dipartimento di Scienze Cognitive della Formazione e dei Beni Culturali) per l’architettura, Anna Giordano(WWF) per ecologia e florifauna, Antonia Messina (Geologa, Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra) per la geologia, Giuseppe Restifo (storico, Dipartimento di Storia e Scienze Umane) e Anna Maria Prestianni (Storica dell’Antichità, Dipartimento delle Civiltà Antiche e Moderne) per la storia, Caterina Resta (Filosofia Teoretica, Dipartimento delle Civiltà Antiche e Moderne) per la geopolitica, e Sergio Todesco (Antropologo, a quella data Assessore alla Cultura e Direttore del Parco Archeologico dei Nebrodi Occidentali per l’antropologia. Il ruolo di segretario era stato affidato al giornalista Marcello Mento.

Alle relazioni dei componenti la Commissione si sono poi aggiunte altre tre relazioni di studiosi messinesi e calabresi: Rossella Agostino (Direttore Museo Archeologico Nazionale di Locri, Topografia archeologica), Giovanni Spampinato (Università di Reggio Calabria, Dipartimento di Agraria, Biodiversità vegetale terrestre), Antonella Cinzia Marra (Università di Messina, Dipartimento di Scienze matematiche e informatiche, scienze fisiche e scienze della terra), Paleontologia).

Ancora più prestigioso il comitato dei garanti culturali del progetto: Predrag Matvejević (il maggiore studioso al mondo sul Mediterraneo), Luigi M. Lombardi Satriani (uno dei più importanti antropologi italiani), Antonio Di Natale (messinese, biologo marino di fama mondiale, segretario generale della Fondazione acquario di Genova Onlus), Principe Francesco Alliata di Villafranca, cineasta e documentarista dello Stretto negli anni ’40. Previsti, ma non interpellati Andrea Carandini, Massimo Cacciari e Andrea Camilleri.

Non solo: c’era un comitato di “garanti politici al progetto, formalmente invitati, che avevano aderito, composto dall’allora presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, dai parlementari Giampiero D’Alia ed Enzo Garofalo, e dai deputati regionali Filippo Panarello, Giuseppe Picciolo e Valentina Zafarana.

La richiesta, dopo le dimissioni di Todesco, non ha avuto più seguito. Nel 2015, le amministrazioni di Messina (assessore alla Cultura era nel frattempo diventato Tonino Perna e all’Identità e al mare Sebastiano Pino), Reggio Calabria e Villa San Giovanni, insieme a decine di associazioni, firmarono un protocollo d’intesa per rinnovare la manifestazione d’interesse, ma nulla si è concretizzato. Nella campagna elettorale per le amministrative 2018, l’idea ha fatto capolino nei programmi dei candidati, tra i quali Gaetano Sciacca.

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