MESSINA. E’ bastata la sola (remota, al momento) ipotesi che Messina possa tornare alle urne per via delle firme alle liste presentate da Sud chiama Nord alle amministrative dello scorso fine maggio (qui la vicenda), e si sono scatenate le polemiche politiche di mezz’agosto.
Il primo a far sentire la sua voce è stato il consigliere del Pd Alessandro Russo: ” La notizia della necessità di raccogliere le firme per la presentazione delle liste a sostegno di Basile – come chiunque fosse mediamente informato sulle norme e fosse in buona fede sosteneva già ad aprile – apre uno scenario osceno e vergognoso per Messina. Quello di essere nuovamente vittima di un commissariamento lungo, di nuove elezioni comunali e di altri mesi, forse anni, di attività amministrativa paralizzata – scrive il democratico -. Proprio mentre i fondi PNRR devono essere spesi e rendicontati. Proprio mentre il Governo insiste con la follia del ponte sullo Stretto.
Un disastro politico per la città. Che paga ancora una volta la scelta di De Luca e di Sud Chiama Nord di utilizzare Messina per i propri interessi politici, per le proprie mire e ambizioni regionali e nazionali. Ancora una volta, una città usata per il tornaconto politico del Reuccio. Dopo due dimissioni di seguito, anche la ýbris di presentare liste senza firme, modello “marchese del Grillo”, l’arroganza politica di pensare di potere tutto e comunque. Una pagina grave, anche per chi quelle liste avrebbe dovuto controllarle e porsi almeno a livello teorico se le firme fossero necessarie o meno. Un andare serenamente avanti con atteggiamento che ora rischia di pagare la città. Vedremo cosa succederà. Ma se Messina perderà altri due anni appresso a immobilismo e commissari, la responsabilità è chiara. Non se ne può più di vedere questa città usata politicamente come fosse lo scendiletto di nessuno”, conclude Russo.
Sempre per il Pd interviene anchge Domenico Siracusano: “Le regole valgono per tutte e tutti, e le procedure vanno seguite senza sconti e scorciatoie. Le verifiche e i controlli devono essere effettuate con accuratezza e puntualità da chi svolge funzioni di garanzia. Tirare in ballo lobby e intimidazioni è ridicolo. Ci si assuma invece le responsabilità di rischiare di portare le principali città della provincia, Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, al commissariamento e a nuove elezioni. L’alternativa, però, passa per la politica e non per le aule di tribunale. Il centrosinistra si metta, senza indugio, al lavoro per costruire una proposta credibile che offra una visione dello sviluppo, affronti l’emergenza sociale ed educativa, rigeneri le periferie e rafforzi la coesione sociale. Si metta in campo un percorso ampio e partecipato che, evitando gli errori del passato, coinvolga le energie migliori della comunità nella definizione delle proposte e nella scelta delle candidature”.
Il gruppo consiliare Marcello Scurria sindaco, invece, maramaldeggia: in un’interrogazione, ignora quasi del tutto il succo della questione, e si concentra invece sulla reazione di Federico Basile (e di Cateno De Luca): in un’interrogazione, i tre consiglieri (Scurria, Simona Contestabile e Pippo Capurro spiegano che “il Sindaco, nell’immediatezza, ha diramato un comunicato stampa, con il quale ha rilasciato una lunga dichiarazione, “il consenso dei cittadini parla chiaro. Andiamо avanti senza farci intimidire”; all’interno di tale comunicato, tra l’altro, è stato dichiarato “Forse il nostro leader Cateno De Luca sta “spaventando” troppe lobby e troppi vecchi santuari della politica regionale e nazionale. Andiamo avanti come abbiamo sempre fatto senza farci intimidire”.
Il documento continua con la considerazione che “l’intimidazione a corpo politico costituisce reato anche se rivolta a un singolo esponente, come il Sindaco; le affermazioni sopra riportate appaiono comunque lesive della dignità delle istituzioni comunali; tale comunicazione, ove non comprovata, rischia di generare grave disinformazione, allarme ingiustificato o danno d’immagine all’Ente che il Sindaco rappresenta; il ruolo di capo dell’amministrazione impone un linguaggio consono, improntato alla trasparenza, al rispetto istituzionale e alla veridicità dei fatti”.
E si conclude con l’interrogazione vera e propria: “a quali intimidazioni fa riferimento e se non ritenga di dover spiegare quale comportamento, da parte di chi e in quale circostanza abbia costituito intimidazione; se non ritenga, come prevede la legge, dover rivolgersi all’Autorità giudiziaria per denunciare le asserite intimidazioni che potrebbero condizionare la sua attività istituzionale; se, diversamente, non ritenga, doveroso rettificare pubblicamente quanto espresso per tutelare l’onorabilità del Comune”.



