MESSINA. Che conseguenze politiche avrà la bocciatura della mozione di sfiducia a Renato Accorinti? parecchie.

La prima, e più importante, l’avrà sul PD, uscito con le ossa rotte e con una frattura difficilmente sanabile dal voto. Antonella Russo, capogruppo e firmataria della mozione di sfiducia, è stata l’unica (su quattro) a votare a favore della delibera, contrariamente a Gaetano Gennaro (che fino all’ultimo ha mantenuto il riserbo sulle sue intenzioni), Claudio Cardile e Pietro Iannello, risultano di fatto sfiduciata nel suo ruolo da capogruppo. “Deciderà il partito – ha spiegato la consigliera – il gruppo consiliare non rappresenta tutto il partito”. nei giorni scorsi, a tentare di mettere ordine e di ritrovare l’unità è arrivato in riva allo Stretto il commissario Ernesto Carbone. Che ha fallito. Antonella Russo ha l’ambizione di scalata alla segreteria provinciale, e l’esito della votazione di oggi potrebbe non averle giovato.

Non se la passano meglio in Forza Italia. Anche i “genovesiani” sono spaccati: in quattro (Emilia Barrile, Benedetto Vaccarino, Carmelina David e Francesco Pagano) si sono astenuti, in cinque (Simona Contestabile, Peppuccio Santalco, Carlo Cantali, Donatella Sindoni e Nora Scuderi) hanno votato si. Le voci di corridoio raccontano di una mezza dozzina di riunioni di partito in cui non solo non si è trovata una soluzione unitaria, ma si è confermato il disinteresse di Francantonio Genovese, che ha lasciato ampia libertà di voto “secondo coscienza” ai suoi. “Non è il momento di andare al voto”, è stata la formula del “liberi tutti. “Adesso bisogna vedere chi sarà buttato fuori dal partito, se noi o loro”, ha spiegato Emilia Barrile, scherzando ma non troppo. Andare al voto adesso non conveniva soprattutto a lei, che infatti è stata la “regista” dei voti contrari alla sfiducia. Emilia Barrile punta a Palermo, e sostenere due campagne elettorali nel giro di tre mesi (per le regionali si voterà a ottobre)  non sarebbe stata una buona idea.

Il resto dei partiti vive situazioni diverse. Coesi e compatti i Dr: veri vincitori anche se sconfitti (il partito di Beppe Picciolo era fortemente a favore della sfiducia), in questo momento i Democratici Riformisti si accreditano come guida del centrosinistra, dato che il Pd avrebbe il congresso da svolgersi a breve e, per statuto, le primarie di partito prima di quelle eventuali di coalizione. Per i Democratici, il voto a giugno, ipotesi che si sarebbe concretizzata in caso di sfiducia, sarebbe stato un disastro.

Cambiamo Messina dal basso vince, ma in realtà non cambia molto per il partito del sindaco. Marginali erano (quattro consiglieri contro trentasei potenziali) e tali continueranno ad essere. Perchè sembra proprio che il patto di fine mandato, auspicato da qualche consigliere e caldeggiato dal sindaco, sia destinato a rimanere un’idea e niente più.

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