È stato l’uomo che teneva i conti del governo guidato da Raffaele Lombardo, ma anche assessore regionale ai Beni Culturali, e la sua voglia di tornare nella cabina di regia della Sicilia non si è mai spenta. Gaetano Armao, docente di Diritto amministrativo e Contabilità pubblica all’Università di Palermo, infatti, non solo è il primo candidato ufficiale in corsa per il “dopo Crocetta” (a sostenerlo, Movimento Nazionale Siciliano, frutto dell’unione di Sicilia Nazione, Fronte Nazionale Siciliano e Movimento per l’indipendenza della Sicilia) ma anche un inguaribile studioso delle vicende dell’Isola dal dopoguerra in poi. A dimostrarlo, la sua ultima “fatica”, scritta insieme al messinese Marcello Saija (docente di Storia delle Istituzioni politiche a Palermo): Settant’anni di autonomia siciliana 1946-2016. Il volume, edito da Rubbettino, racconta sette decadi di vita dell’istituto autonomistico, tra luci e ombre.

La copertina del libro

Il libro contiene trenta riflessioni di studiosi italiani e stranieri. Spiega Armao: “Trascorso un notevole lasso di tempo dall’elaborazione dello Statuto autonomistico, attraverso la concreta attuazione ed alcuni fallimenti, e nella prospettiva di una riforma costituzionale che, sebbene respinta dal referendum del dicembre scorso, permane quale esigenza e nella quale occorre collocare le Regioni ad autonomia differenziata ed il riparto di competenze con lo Stato, con Marcello Saija ci siamo chiesti se l’autonomia sia ancora utile i siciliani”. I contributi, che sono gli atti di un convegno organizzato dai due autori, raccontano la stagione della genesi dello statuto speciale siciliano che va dal 1944 al 1946, ma che si protrae sino al 1948 con la conclusione dell’esame da parte dell’Assemblea costituente sino alla pubblicazione della legge costituzionale numero 2 del 26 febbraio 1948. Parallelamente, il libro analizza “l’obbligo nel quale è scivolata l’autonomia e le potenzialità che ancora residuano per ipotizzarne il rilancio”.

Un testo, quello dello Statuto siciliano, che – argomenta Armao – se da un lato raccoglie le innovative intuizioni del regionalismo italiano ed europeo, dall’altro si riconnette alle direttrici costituzionali che, a partire dal 1812 e sino al 1860, animarono il confronto sull’autogoverno della Sicilia”. Per l’ex assessore, “lo Statuto autonomistico, nonostante le speciali prerogative enunciate, ad accezione di alcune fasi circoscritte nel tempo, ha tuttavia finito per svolgere un ruolo inerziale sopratutto per le patologie, esogene più che endogene, che ne hanno accompagnato l’attuazione, trasformando l’autonomia in feticcio, troppo spesso utilizzato da classi dirigenti spregiudicate ed accompagnate da un basso livello di controllo sociale che non è riuscito a contrastare, per un verso, i molteplici tentativi di compressione della specialità e di progressiva riduzione di trasferimenti, per altro verso, la degenerazione di clientele e privilegi per i titolari di quella intermediazione parassitaria che ha riguardato la politica, la burocrazia, ma anche ampi settori del sindacato e delle associazioni imprenditoriali”.

Le Regioni speciali, che già da tempo hanno avviato una profonda differenziazione al loro interno. – quelle del nord da una parte, le insulari meridionali dall’altra – risultano adesso profondamente diversificate, sopratutto per quella che viene ritenuta una delle principiali peculiarità: l’autonomia finanziaria. “E tale dualismo appare ancor più rafforzato dal ritardo nell’attuazione del federalismo fiscale per la Sardegna, ma ancor più per la Sicilia”. “E così la differenziazione, piuttosto che caratterizzare l’autonomia delle Regioni speciali, diviene il connotato che si caratterizza all’interno del loro gruppo, facendone una categoria giuridica frastagliata e contraddittoria”.

Racconta Armao: “Dal confronto tra cultori della storia e di costituzionalisti ed amministrativisti, è emersa un’analisi articolata del complesso e contraddittorio fenomeno dell’autonomia, consentendo di ancorare la disamina giuridico-istituzionale alle radici storiche ed alle dinamiche sociali e culturali e di individuare i problemi da aggredire per rilanciare l’autonomia speciale piuttosto che rassegnarsi al suo oblio. In particolare, nei lavori degli studiosi, e più specificatamente, in quelle dei giuristi ai quali sono state affidate le relazioni di apertura delle sessioni, come Corso, Raimondi e Silvestri, si coglie in termini convergenti un giudizio di sostanziale inadeguatezza dell’esperienza maturata, in generale dalle regioni ad autonomia differenziata, ma sopratutto dalla Sicilia, ancor più accentuata nel recente periodo anche a causa delle misure di rigore economico connesse alle esigenze di risanamento del deficit di matrice europea e alla grave riduzione di investimenti che hanno colpito sopratutto il Mezzogiorno”.

Emerge, dal libro, l’esigenza di una profonda rilettura dell’autonomia siciliana, delle sue radici, delle opportunità, seppur non sempre colte, delle patologie che questa esperienza istituzionale ha manifestato, ma anche del permanere di molte delle ragioni che ancora oggi giustificano un regime differenziato dell’essere regione in Italia ed in Europa.

(Settant’anni di autonomia siciliana 1946-2016, a cura di G. Armao e M. Saija, Rubbettino, 2016)

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shampoo senza sale e solfati
7 Febbraio 2017 15:21

Grazie molte dell’articolo. è geniale… Buon lavoro !