MESSINA. L’archivio storico della produzione poetica e letteraria di Maria Costa, la poetessa dello Stretto, sarà donato all’Archivio storico: gli eredi hanno manifestato la volontà di donare al Comune di Messina, a titolo gratuito, l’intero corpus della produzione della scrittrice morta nel 2016 a novant’anni.
Tutta la documentazione consiste in circa 5 metri lineari di carte manoscritte tra poesie, scritti e lettere, pertanto potrà essere conservata presso gli spazi dell’Archivio Storico con la dicitura “Fondo Maria Costa”, che, spiega la delibera di giunta che autorizza all’accettazione della donazione, “rappresenta un arricchimento di inestimabile valore per il patrimonio culturale del Comune di Messina in linea con le finalità istituzionali dell’Ente, volte alla conservazione, valorizzazione e diffusione del patrimonio storico-culturale cittadino“. La documentazione sarà conservata tra le raccolte dell’Archivio Storico presso la Sala Rari “Giovanni Molonia” al Palacultura presso la Biblioteca Comunale “Tommaso Cannizzaro” del Palacultura.
Conosciuta come “la poetessa dello Stretto” o “la poetessa di Case Basse”, Maria Costa visse nel rione della Case Basse di Paradiso fino alla fine dei suoi giorni. Nella casa che abitò sorge adesso il centro studi e museo a lei dedicato., di fronte al mare sulla cui battigia usavano passeggiare personaggi illustri come Giovanni Pascoli ed Edoardo Boner, e dove il primo probabilmente, narra la poetessa, trasse ispirazione per la sua poesia “L’ Aquilone”.
Maria Costa era autodidatta, ma anche precorritrice di una modernità a venire: non si sposò né ebbe figli e crebbe uno dei suoi fratelli dopo la morte della madre; soleva recarsi in località fuori Messina da sola viaggiando in bicicletta e indossava il prototipo della futura minigonna. Una donna, insomma, che credeva fortemente nella libertà dell’individuo, mai assoggettata alle leggi moralistiche e maschiliste della società dominante: libera e autentica, padrona di se stessa, profondamente innamorata delle sue radici, della sua terra, del suo mare.
Nei suoi versi raccolti in diversi volumi tra i quali Farfalle serali (1978), Mosaico (1980), ‘A prova ‘ill’ovu (1989) e Cavaddu ‘i coppi (1993), canta le arcane atmosfere del Mediterraneo, molto spesso in dialetto messinese, rievocando gli antichi miti, leggende, usi, costumi e personaggi dello Stretto di Messina. E così nelle opere di Maria Costa ritroviamo Colapesce che “sciddicava come anghidda/ siguennu ‘u sò distinu, la sò stidda./ Annava fora, facia larghi giri,/ e Canzirri, ‘o Faru e Petri Niri.” ( “scivolava come un’anguilla/ seguendo il suo destino, la sua stella./ Andava fuori, faceva larghi giri,/ a Ganzirri, al Faro e alle Pietre Nere”), o ancora gli spietati Scilla e Cariddi che «scuncassannu dû strittu lu funnali/ e i pidamenta di Riggiu e Missina» («sconquassando dello Stretto il fondale/ e le basi di Reggio e Messina»), il Cammaroto, un noto cocchiere che predisse il terremoto del 1908 la prima guerra mondiale, San Nicola, e la Fata Morgana.
Custodì e cantò la memoria collettiva di una Messina distrutta dal tragico terremoto di centoundici anni fa nel racconto “1908: Terra ch’ ha trimatu, trimirà” attraverso il ricordo narrato dal padre «Lu cincu di frivaru a vintun ‘ura/ Sintisti la Sigilia trimari,/ cu ‘sutta li petri, cu sutta li mura/ cu la misericoddia chiamari» («Il cinque di febbraio alla ventunesima ora/ sentisti la Sicilia tremare/ chi sotto le pietre, chi sotto i muri,/ e chi la misericordia chiamare») ma anche le difficoltà e la precarietà di una vita vissuta in modo molto modesto dove «‘a fami si pigghiava chî bagghiola» (era in attesa del vitalizio della Legge Bacchelli, richiesto grazie a una petizione di intellettuali locali appoggiata). Ha ottenuto molti riconoscimenti nazionali e internazionali: dal 2006 il suo nome è stato iscritto nel registro dei “Tesori Umani Viventi” dell’Unesco, Registro Eredità Immateriali della Regione Siciliana, nel 2012 ha ricevuto il prestigioso Premio “Buttitta”, poi è stata la volta del Premio Colapesce. Inoltre a lei sono stati dedicati servizi e interviste di numerosi media e reti televisive nazionali e straniere, e tesi di laurea elaborate nelle università di Palermo, Messina, Udine, Catania e Siena.



