Il termometro segna oltre 30 gradi in questo lunedì che ci accompagna verso l’uscita di un luglio particolarmente caldo nei giorni feriali, e in cui non sempre i weekend sono stati all’altezza delle aspettative. Possiamo dire a cuor leggero che il sabato ha fatto a tratti il lunedì, rovinando un po’ le giornate al mare di chi, indefesso lavoratore, suda nell’infrasettimanale (perché no, anche il sabato) anche in queste condizioni immorali. Ma dato che il lavoro nobilita l’uomo, in questo momento ci sentiamo i re dell’estate ed è con questa arroganza che ci accingiamo a mettere in fila cinque brani tra il serio e il faceto per aiutarci a emergere dal nostro lago di sudore.

Apparat – Goodbye

Iniziamo con questa perché è una grande intro, e ce lo conferma il successo di Dark, che tutti voi avrete visto ma che io sto recuperando in questi giorni. Posto che le prime puntate sembrano scritte da uno che ha passato due settimane in full immersion nel reddit di Twin Peaks, la serie tedesca è più lineare di quanto possa sembrare, anche se con qualche forzatura qua e là che però, in questi contesti, diciamo che non scandalizza più di tanto. Adatta ai nostalgici di Twin Peaks (come dopotutto chi verga queste righe) e ha voglia di perdersi dietro nomi teutonici che sembrano tutti uguali tra di loro.

Sasha – If you believe

Parlando di Germania e tutto ciò che ne consegue, ci tocca anche fermarci un po’ indietro nel tempo, a circa vent’anni fa, quando un giovane chiamato Sascha Shmidtz, altresì noto come Sasha, pubblicava un singolone da limonatina tranquilla in pista. If you believe ha colpito i cuori degli adolescenti del tempo, quelli che ora ripudiano il pop di Justin Bieber, inconsapevoli che ogni generazione ha il proprio Justin Bieber. Piccola nota di colore: Sasha ha anche usato lo pseudonimo Dick Brave e mi piace pensare che, negli show in Inghilterra, si presentasse dicendo prima il suo cognome. 

Neil Patrick Harris, Nathan Fillon & Felicia Day – A man’s gotta do

Un annetto fa, di questi tempi, scrivevo su queste pagine di Dr Horrible’s sing along blog, un breve show di circa quaranta minuti in cui i tre attori protagonisti di questo brano ci regalano una storia che fa ridere ma anche riflettere, per usare un gergo caro all’internet. I tre sono eccezionali nei rispettivi ruoli, e sinceramente non comprendo come queste performance siano rimaste limitate al web, perché in quaranta minuti, oggettivamente, non c’è molto di meglio da fare quando si è soli a casa. Consigliato per chi volesse coccolare la propria metà con una storia romantica ma non sdolcinata e dai risvolti a tratti imprevisti (e non può essere altrimenti con Bad Horse in mezzo).

Tedua – Vertigini

Credo di non avere mai speso parole in questo spazio per uno dei rapper più interessanti della nuova scuola italiana, ovvero Tedua, uno che ricorda tantissimo un Dargen ancora grezzo ma con potenzialità incredibili. Tedua è figlio di una generazione in cui nel formato canzone la forma supera il contenuto, ma nonostante è riuscito a creare uno stile personale, molto riconoscibile e di cui non ha mai pensato di dover spiegazioni a nessuno. Per mesi accusato di andare fuori tempo, aveva semplicemente spostato il tutto in una delle querelle più paradossali da quanto esiste la musica in questo paese (e dire che di polemiche inutili ne siamo pieni). Tedua ha talento e tanto da dire, Vertigini è uno dei suoi brani più belli ed è tempo che anche lui si prenda il suo spazio non solo tra i giovani e giovanissimi, ma anche bussando alle porte di voi boomer.

 

Garage gang – Filtro realtà

“ODIO IL LAVORO PERCHÉ È UN FURTO DI TEMPOOO” è un ottimo sunto per un disco dai forti connotati ironici e post ironici come Boomer Remover (tutto un programma già dal titolo) da cui ascoltiamo Filtro realtà. I Garage gang me li ha fatti conoscere un amico laziale qualche settimana fa ed è dura non innamorarsi di quel citazionismo musicale di cui riempiono i loro brani (Figlio mio da questo punto di vista il miglior esempio), ma anche quell’apparente leggerezza con cui descrivono i drammi di una generazione. Per me, disco dell’estate.

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