Partire dal rudere per eccellenza mi sembra d’obbligo, e il rudere a cui penso non può che essere l’antico quartiere del Tirone. Un quartiere ubicato nel cuore della città vecchia, quella, per intenderci, rigorosamente compresa tra i torrenti Portalegna e Boccetta. Una collina che sorge alle spalle della Chiesa del Carmine, sulla via Porta Imperiale, e che oggi è un bubbone infetto, una “summa” di scempi che a volerli enumerare si fa davvero fatica.

Sembra che questo quartiere tragga il nome da Gerone, tiranno di Siracusa, il quale vi si accampò la notte prima di stringere d’assedio Messina. I bastioni cinquecenteschi di Carlo Quinto ne chiudono buona parte della zona alta , dove insistono anche la settecentesca scalinata Sergi, che conduce alla circonvallazione, e una teoria di case ottocentesche, anche note come Case Durante.

Del progetto di riqualificazione ideato dalla Società di Trasformazione Urbana (oggi al centro di polemiche dopo essere stata inattiva per anni) niente più resta, salvo le polemiche che l’hanno accompagnato fin dall’inizio. Dopo lo sbaraccamento avvenuto ormai anni addietro, una selva di erbacce ha via via ricoperto la spianata di vico degli Angeli al cui centro campeggia una struttura in rovina abitata da nomadi e covo di animali che si nutrono della copiosa immondizia che vi viene quotidianamente riversata. Una veloce panoramica della piazza Lo Surdo, comunemente conosciuta come piazza del Popolo, naturale appendice del Tirone, getta infine uno squarcio sulle non certo ottimali condizioni dei portici disegnati da Ernesto Basile.

Insomma, la cronaca di un disastro che si perpetua in uno dei luoghi più identitari di Messina le cui pluristratificazioni storiche dovrebbero piuttosto elevare a meta turistico-archeologica d’eccellenza.

Il Tirone è un rudere emblema, una nota blu sul registro degli errori di questa Città, un luogo dell’anima che non merita certo l’abbandono a cui viene ormai da troppo tempo condannato. Un esempio – l’ennesimo – degli effetti che la “damnatio memoriae” continua a produrre nella nostra comunità.

 

 

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Nino Currò
Nino Currò
3 Marzo 2018 23:33

Povera città, nessuno la ama come merita…!