MESSINA. In attesa di conoscere le sorti della città, legate al “responso” della Corte dei Conti e alle dimissioni del primo cittadino (che ha annunciato di voler restare in carica in caso di dissesto), il fronte anti De Luca torna in piazza a una settimana di distanza dalla prima manifestazione a Piazza Municipio. Il secondo presidio, organizzato dal comitato spontaneo “La città siamo noi” si svolgerà domani alle 10 davanti a Palazzo Zanca e sarà dedicato questa volta “all’ambizione del sindaco e al suo uso strumentale di una città e di una carica per fare carriera politica”.

«”La città siamo noi” – spiegano i promotori in una nota – è un comitato composto da persone comuni e da attivisti sociali che si sono organizzati in modo autonomo da partiti, sindacati e simili strutture per dire la loro verità al campione dell’anti-democrazia, il sindaco De Luca. E anche per fare le veci di istituzioni insipienti, come la Prefettura, che hanno lasciato il “campione” libero di sputare sulla cittadinanza, non una ma mille volte. E non su Facebook, ma nella sostanza quotidiana della sua azione politica. È evidente a tutti la sofferenza sociale di questa città: fatta di precarietà, di attività commerciali chiuse o in sofferenza, e di emigrazione di massa. Trascorsi tre anni, ci è chiaro che De Luca – proprio come dicono alcuni, “nella sostanza” – ha espresso convinta partecipazione, insieme ideologica, ragionieristica e strumentale, nel taglio alle spese i per servizi di utilità collettiva. Dall’altro lato, ha perseguito questi fini adottando pratiche privatistiche, clientelari e costose, consistenti nella moltiplicazione dei centri di spesa (per esempio le società partecipate e i relativi consigli di amministrazione; oppure i subappalti, più o meno legittimi, a ditte spesso esterne alla città etc.). Queste operazioni sono state mascherate da narrazioni false, aggressive e insultanti. De Luca ha rivendicato per sé una presunta estraneità ai “poteri forti” e, in maniera grottesca, ha individuato negli ambulanti, nei barboni, nei dipendenti comunali, i veri responsabili del malessere cittadino. Inoltre, com’è tristemente noto, queste complesse operazioni comunicative sono state condite da insulti rivolti verso chiunque abbia osato esprimere critiche e perplessità. Il risultato è che la prassi democratica ne esce limitata, in quanto intimidita dalla violenza di una comunicazione che mira alla persona degli oppositori e non esita a trasformarla in bersaglio di strali e altro (come suggerisce il caso del cittadino Renato Ciraolo, che prima protesta, poi finisce in un video e, infine, riceve infinite ritorsioni amministrative legate ai rifiuti domestici). Ma una parte di città non ci sta. Non importa quanto grande o quanto piccola, questa città è qui determinata a cantare la sua verità a un potere mediocre».

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