Uno dei motivi principali per cui Messina non decolla, sicché la maggior parte delle iniziative che vi vengono poste in essere sono destinate a un certo punto a naufragare nel nulla, risiede nella generale disassuefazione dei suoi cittadini al patrimonio della memoria.

Un patrimonio senza il quale la nostra vita “diverrebbe una lastra sottilissima” – parafrasando Vitaliano Brancati – incapace di reggere il peso degli avvenimenti che in modo spesso convulso animano il nostro presente. L’assenza di memoria inficia anche la complessiva – e complessa – identità di Messina, “segnata da ferite profonde che ne hanno non soltanto rivoluzionato l’assetto urbanistico ma anche fortemente impressionato l’inconscio collettivo dei suoi abitanti” (da “Viaggiatori a Messina”, Irrera et al., Giambra Editori 2017, pag. 31).

Le catastrofi naturali e belliche che hanno colpito la città sarebbero insomma responsabili di un generale processo di rimozione che impedisce a tutti noi di guardare con serenità a quanto ci siamo lasciati alle spalle. Finendo così per vivere una realtà assai più simile a un sogno, una sorta di utopia collettiva dalla quale continuiamo ad essere irretiti non meno che dagli incanti della Fata Morgana.

Il risultato di tutto ciò consiste nel “rovinare le rovine”, meccanismo, questo, di sistematica cancellazione di alcune testimonianze fisiche della storia cittadina  dalla nostra dimensione moderna, quasi che il passato della comunità fosse incompatibile con quanto stiamo attualmente vivendo. Una cancellazione perpetrata attraverso l’abbandono di queste testimonianze al degrado più completo e vergognoso.

Bisognerebbe invece dare un nome a tanti “ruderi messinesi” lasciati a imputridire nel segno di un presente che non sa farsi futuro, non tenendo in alcun conto il passato dal quale questo presente, come da un filo invisibile, viene di fatto sostenuto. La conoscenza della loro storia sarebbe un sicuro contributo al virtuoso processo di ricostruzione identitaria della comunità messinese che mai – credo – ne abbia avuto bisogno come oggi.

 

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