MESSINA. Sono 30.662 i cittadini stranieri residenti in provincia di Messina alla fine del 2025, 1.651 in più rispetto a un anno prima (+5,7%). Il dato emerge dal Dossier Statistico Immigrazione 2026 del Centro studi IDOS, presentato ieri all’Università di Messina. Gli stranieri rappresentano circa il 5,2% della popolazione provinciale, più della media siciliana del 4,6%. Messina è la quarta provincia dell’isola per numero di residenti stranieri, dopo Palermo, Catania e Ragusa.

La crescita è legata soprattutto agli arrivi dall’estero: 4.212 iscrizioni contro 188 partenze, a cui si aggiunge un saldo naturale positivo di 137 unità. Ed è una presenza sempre più stabile. Dei 20.813 cittadini non comunitari con permesso di soggiorno, 9.228 hanno un permesso di lungo periodo: il 44,3%, contro il 36,2% della media regionale.

Il peso dell’immigrazione si vede anche nell’economia e nelle scuole. Le imprese guidate da titolari nati all’estero sono 4.521, terzo dato in Sicilia dopo Palermo e Catania, mentre gli alunni con cittadinanza straniera sono 4.098, il 13,5% del totale regionale. Messina si distingue poi per il ruolo dell’università. Nel 2025 il 27,8% dei 3.575 nuovi permessi di soggiorno rilasciati in provincia è stato concesso per motivi di studio, una quota senza paragoni in Sicilia, dove la media è del 6,3%. Il Dossier dedica un approfondimento alla “clausola umanitaria” introdotta dall’ateneo nel 2024, che consente di valutare le domande di studenti provenienti da Paesi a rischio anche senza documentazione completa ed è stata applicata a 44 aspiranti studenti sudanesi.

In calo, invece, le acquisizioni di cittadinanza: 2.012 nel 2025, contro le 2.880 del 2024 e le 3.307 del 2023, una riduzione del 39% in due anni. Messina resta comunque la provincia siciliana con il tasso più alto, 67,4 nuovi cittadini ogni mille residenti stranieri, quasi il doppio della media nazionale.

Il rapporto si sofferma anche sull’accoglienza. L’hotspot di Messina viene usato per le sue funzioni ordinarie, con una permanenza media di appena tre giorni, mentre il Cas vicino è stato destinato alle procedure accelerate di frontiera, senza però forme di trattenimento. Nel conteggio Istat dei senza dimora di gennaio, inoltre, gli stranieri erano il 61,5% delle persone ospitate nelle strutture notturne della città.

“In un territorio segnato dall’invecchiamento della popolazione, dallo spopolamento e dall’emigrazione di tanti giovani non possiamo permetterci di considerare l’immigrazione soltanto un problema di ordine pubblico. La vera sfida è costruire una società capace di garantire a tutte e tutti lavoro regolare, salari dignitosi, istruzione, sanità e diritti. L’integrazione non è soltanto una questione di solidarietà: è una scelta fondamentale per il futuro economico e sociale della provincia di Messina”, ha commentato il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti. Il sindacato richiama anche le disuguaglianze nel lavoro: in Sicilia il 46,4% degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate, contro il 12,5% degli italiani, e quasi tre su dieci lavorano in agricoltura. Per Patti servono contrasto al lavoro nero e al caporalato, applicazione dei contratti collettivi e parità di salario, oltre a investimenti in istruzione, formazione, politiche abitative e servizi.

 

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