MESSINA. Entra nel vivo il dibattito sul waterfront cittadino, che si appresta a cambiare per l’ennesima volta le sue fattezze con l’avvio del confronto pubblico promosso dall’Autorità portuale dello Stretto. Un progetto che consentirà ai cittadini e alle associazioni di presentare le loro visioni e le loro idee per la riqualificazione e il rifacimento del lungomare messinese nel tratto compreso fra il torrente Boccetta e l’Annunziata.

Il “look” dell’affaccio a mare è un argomento di cui si discute da anni, e innumerevoli sono i progetti di restyling concepiti in questi anni, fra rendering, rivoluzioni urbanistiche e il solito strascico di polemiche, soprattutto per ciò che concerne la Zona Falcata (qui alcune idee di riqualificazione).

L’annosa questione del waterfront è sbarcata, ovviamente, anche nelle Università, con numerose tesi di laurea ed elaborati realizzati dagli studenti di Ingegneria e Architettura. Una fra queste è quella concepita dall’ingegnere Alessandro Platania, ex studente Unime, che nel 2014 ha provato a “ridisegnare” il litorale con l’obiettivo di sanare quella frattura che da troppo tempo separa Messina dal suo mare. Uno studio che inizia già dal XVI secolo, mostrando le evoluzioni del centro urbano e della costa fino al 1908, con particolare attenzione alle “Palazzate” sulla cortina.

 

L’evoluzione della Palazzata

 

Dopo secoli di rapporto intimo e privilegiato con lo Stretto, è con la ricostruzione avvenuta dopo il catastrofico sisma del 28 dicembre che, secondo Platania, la città volta le spalle al suo mare, relegando il porto a un ruolo secondario e incentrando la sua attenzione sulle colline fino ad allora incontaminate, prese d’assalto dal cemento. Da “cerniera”, il waterfront diventa una cesura, interrompendo quella continuità funzionale e organica che per millenni ha rappresentato l’identità messinese, con ovvie ricadute sul prestigio, sull’economia e sulla società (basti pensare al ruolo della Cortina, ex “salotto buono” della città che ha ceduto il suo posto alla parallela via Garibaldi, divenendo una sorta di strada di passaggio).

Da qui il progetto di riqualificazione, che trae spunto da una curiosa analogia, quella con la salamandra: un anfibio, simile a una lucertola, che vive sulla terra ma non può fare a meno dell’acqua.

 

 

 

IL PROGETTO. L’area presa in esame da Platania è stata suddivisa in tre tratti, che costituiscono l’insieme della Salamandra Urbana, concepita come un organismo architettonico interconnesso: il Corpo centrale, che si estende dalla zona falcata fino al torrente Boccetta; la Coda Matura, che collega il Torrente Boccetta all’Annunziata; la Coda Giovane, che prosegue fino alla chiesa di Grotte.

 

 

Il primo è il nodo centrale dal quale si diramano i fili conduttori del progetto: è qui che trovano posto le nuove strutture amministrative, gli uffici, le zone di scambio e un Nuovo Teatro Marittimo. Quest’ultimo andrebbe a sostituirsi alla odierna Palazzata attraverso un sistema porticato continuo a due livelli (20×6 metri) adibito ad usi commerciali e a un tetto giardino ad uso pubblico, ricoprendo, per l’intera estensione, l’area d’impronta degli edifici attuali (15 kmq). In corrispondenza delle piazzette tematiche, Platania ipotizza dei mini grattacieli, di altezza pari a 60m, in cui vengono ricollocate le funzioni pubbliche e private esistenti, offrendo il 40% in più di cubatura rispetto agli edifici. «In questo modo la cortina – spiega Alessandro – riacquisterebbe quel ruolo di cerniera fra il porto e la città, divenendo di nuovo parte integrante del tessuto connettivo». Previsti anche degli spazi pubblici, ricavati da aree in abbandono della Zona Falcata, come gli ex cantieri dismessi a ridosso della Real cittadella.

 

 

 

Il secondo tratto è una parte intermedia, che coinvolge anche la parte dell’ex Fiera campionaria: «La zona fieristica – si legge nell’elaborato – diventa un parco culturale, offrendo un nuovo attracco crocieristico ed ampliandosi verso il porto della Caronte, ora delocalizzato e riposizionato nella struttura portuale di Tremestieri, a favore di un porto turistico collocato nell’insenatura naturale racchiusa tra il Torrente Giostra e il Torrente Annunziata. L’ex ospedale Regina Margherita diviene un nuovo Polo Universitario a stretto contatto col Museo del Ringo, mentre il Parco Sabin si espande oltre le sue strette cancellate, creando un più ampio spazio urbano»

Il tratto finale, dedicato prevalentemente a una fruizione balnerare, è invece caratterizzato da un’alternanza di spiagge libere e lidi attrezzati, da una pista ciclabile e da un lungomare che segue pedissequamente la linea di sabbia.

Il nuovo Teatro Marittimo

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S V
S V
22 Gennaio 2022 10:54

Ma davvero a Messina fate laurerare gli studenti con progetti simili? adesso capisco perchè l’Università di Messina è agli ultimi posti dei ranking internazionali… Il livello di questo progetto è davvero scadente…

D.A
D.A
22 Gennaio 2022 18:55

Progetto vomitevole e non rispettoso del contesto storico/culturale della città. Degli enormi subwoofer da sostituire alla palazzata attuale che invece andrebbe migliorata e riportata agli antichi fasti. Sono sconcertato di quanto un architetto possa progettare un simile delirio, le ipotesi sono due: 1) incompetenza ai massimi livelli; 2) odio verso la città e la sua storia