MESSINA. «Oggi stiamo scrivendo una nuova pagina di storia della politica, perché la politica delle discriminazioni, dell’odio e del razzismo non mi rappresenta e non rappresenta Messina, la Sicilia e l’Italia. Ricordiamoci sempre che la nostra Costituzione è bellissima perché è stata scritta proprio da chi ha saputo rialzarsi dopo il Fascismo».

Uno dei momenti più coinvolgenti della manifestazione delle Sardine, scese in piazza ieri pomeriggio, è giunto intorno alle 18:30, quando a prendere la parola sul palco è stata la giovane Monia Ben R’Houma, 23enne messinese che ha emozionato la folla raccontando di sé come una “cittadina del mondo”: un discorso semplice ma profondo, diretto, accolto dagli applausi scroscianti dei presenti. A testimonianza di come, il più delle volte, le esperienze di vita e la genuinità di chi non ha bisogno di artifizi per farsi comprendere, possano essere più efficaci e diretti di mille slogan. 

«Sono una ragazza di seconda generazione, sono nata in Italia e sono figlia di migranti tunisini, arrivati in Italia più di trent’anni fa», ha esordito la giovane , studentessa di Giurisprudenza e mediatrice linguistico culturale.

«Sono qui – prosegue – perché vorrei portarvi la mia testimonianza. Non ho scelto io il mio lavoro ma è stato lui a scegliere me: sono figlia di migranti che mi hanno cresciuta con i valori della libertà e della Costituzione. Il mio lavoro mi ha scelto perché io sin da piccola sono cresciuta con un mondo dentro casa e con un altro mondo fuori, e mi sono ritrovata sempre a mediare fra la mia famiglia e la società in cui sono nata e in cui sto crescendo. Oggi vorrei parlarvi di un argomento che tocca un po’ tutti. Questo video che ho fatto proiettare prima (un filmato su quando i migranti eravamo noi siciliani, ndr) è un video molto critico e provocatorio perché penso che siamo tutti migranti e gli stranieri di qualcuno, lo siamo sempre stati. Io non conoscevo questa realtà, perché sapevo che l’emigrazione era come mi avevano raccontato i miei genitori: una valigia, un visto, un aereo. Poi mi sono trovata a prestare servizio come volontaria per gli sbarchi in questa città e ho conosciuto delle persone e delle realtà che mi hanno cambiato la vita. Non è facile. Non è facile vedere delle persone che scendono con degli sguardi persi nel vuoto, spaventati, scalzi, affamati, scombussolati. Io sono stata sulle Ong e sono stata al Cara di Mineo, che per me non è altro che un lager moderno, Ho intervistato più di 600 persone in tutta la Sicilia e ho girato quasi tutti i centri di accoglienza, raccogliendo le testimonianze raccontante non solo con le parole ma anche dalla pelle, quella pelle in cui ho visto i segni delle torture».

«Grazie a questa mia esperienza – continua Monia – sono riuscita anche a capire che anche io sono stata considerata straniera e per qualcuno lo sono tutt’ora. Fino a 18 anni anch’io viaggiavo con il permesso di soggiorno, pure io avevo delle restrizioni nonostante sia nata qui, nonostante parli in italiano e pensi in italiano, mi piaccia la cucina italiana e fino a 18 anni mi sia considerata italiana. Poi ho capito che in realtà sono una cittadina del mondo, perché sono stata straniera qui e sono stata straniera anche nei paesi dei miei genitori, in Tunisia. Sono stata straniera ovunque e io mi vanto di questo, perché grazie a ciò ho iniziato ad abbattere i confini. Non li vedo più i confini. Il Mondo non ne ha».

Poi la conclusione: «Non mi interessa il colore della pelle né la lingua. Siamo tutti cittadini di questo mondo e finché il colore della pelle non sarà equiparato al colore degli occhi io continuerò a lottare e spero che tutti continueremo a farlo perché l’articolo 3 della Costituzione ci ricorda che tutti siamo uguali, senza distinzioni in base all’orientamento politico, religioso o sessuale. È la diversità che ci rende uguali». 

Di seguito il suo intervento, a partire dal minuto 58:

 

 

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