MESSINA. Si va verso l’archiviazione per i consiglieri coinvolti nel secondo troncone dell’inchiesta Gettonopoli. È partita oggi l’udienza sulle presenze lampo dei consiglieri comunali nelle commissioni di Palazzo Zanca. Si tratta del troncone per il quale la procura ha chiesto l’archiviazione e che il gip aveva rigettato fissando l’udienza camerale.
Oggi il procuratore Vincenzo Barbaro, che ha curato l’inchiesta , ha ribadito la richiesta di archiviazione per i 21 indagati. Sulla stessa linea gli avvocati della difesa. È stato confermato che si tratta di un danno lieve in quanto si tratterebbe di pochissimi gettoni di presenza. Altra questione riguarda i criteri di compensazione con alcune presenze. Da qui la richiesta di archiviazione.  Il gip Salvatore Mastroeni si è riservato la decisione che potrebbe arrivare nei prossimi giorni.

L’INDAGINE. Il 12 novembre 2015 scoppia il caso Gettonopoli al Comune di Messina. 12 consiglieri comunali vengono raggiunti dall’obbligo di presentazione alla polizia municipale nel momento immediatamente precedente  e immediatamente dopo ogni seduta delle commissione in cui intendono porre la firma di presenza. Furono raggiunti da informazione di garanzia e contestuale avviso di chiusura indagini anche altri 11 consiglieri. Alla fine la procura chiese il rinvio a giudizio per 19 consiglieri ma a processo ne arrivarono 17, gli altri due furono prosciolti in udienza preliminare:  si tratta di Maria Perrone e Pietro Iannello.

 L’indagine condotta dalla Digos, da novembre 2014 a gennaio 2015, svela che la “corsa al gettone” comincia a settembre 2013 quando il compenso per i consiglieri comunali diminuisce da 100 euro a 56,04. Parte così l’assidua partecipazione a commissioni che poi porterà la procura ad indagare piazzando delle telecamere nascoste a Palazzo Zanca. La questione del gettone per le sedute deserte era stata portata avanti  dal consigliere Lucy Fenech, la prima a sollevare il problema.

IL PROCESSO. Il 28 settembre 2016 è cominciato davanti ai giudici della Prima sezione penale del Tribunale il processo nei confronti di 17 consiglieri comunali:  Carlo Abate, Piero Adamo, Pio Amadeo, Angelo Burrascano, Antonino Carreri, Giovanna Crifò, Nicola Salvatore Crisafi, Nicola Cucinotta, Carmela David, Paolo David, Libero Gioveni, Santi Sorrenti, Fabrizio Sottile, Nora Scuderi, Benedetto Vaccarino, Santi Daniele Zuccarello e Andrea Consolo. Truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio i reati contestati a vario titolo. Il processo è tutt’ora in corso.

L’ALTRO TRONCONE. Inizialmente la procura aveva acceso i riflettori su quasi tutti i consiglieri comunali: una parte è finita sotto processo, per altri ha chiesto l’archiviazione. Ma a dicembre 2016 il gip Maria Militello dispone l’archiviazione soltanto di tre consiglieri comunali mentre non la accoglie per altri 21 e fissa un’udienza camerale. L’archiviazione è stata disposta per i consiglieri comunali Carlo Cantali, Daniela Faranda e Maria Perrone, che escono definitivamente dall’inchiesta. I tre consiglieri “nei mesi esaminati – scrive il gip – hanno percepito lecitamente almeno trentanove  gettoni per cui le ulteriori presenze “illegittime” non hanno comportato la corresponsione di un indennizzo non dovuto”.

 Gli altri 21  consiglieri comunali sono Elvira Amata, Claudio Cardile, Simona Contestabile, Giuseppe De Leo, Lucia Fenech, Libero Gioveni, Pietro Iannello, Antonino Interdonato, Rita La Paglia, Antonina Lo Presti, Francesco Mondello, Francesco Pagano, Pierluigi Parisi, Ivana Risitano, Mario Rizzo, Antonia Russo, Giuseppe Santalco, Nora Scuderi, Donatella Sindoni, Luigi Sturniolo, e Giuseppe Trischitta. Una volta sciolta la riserva, il giudice deciderà se accogliere la richiesta di archiviazione, oppure chiedere nuove indagini alla procura inviando di nuovo gli atti al pubblico ministero o ancora procedere verso il rinvio a giudizio con l’imputazione coatta.

 

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Antonio
Antonio
26 Gennaio 2017 23:32

Per quanto riguarda il caso gettonopoli, ignorantemente ritengo che sia ingiusto non procedere contro gli illustri consiglieri se non penalmente perlomeno con una cospicua ammenda, visto che è scientificamente provata la loro colpevolezza e consapevolezza di approfittare del ruolo da loro coperto.