Hanno ricevuto il Niet della Digos per la manifestazione ma non si perdono d’animo. L’incontro tra i potenti del mondo è occasione per il summit “alternativo”. Due giorni a Palermo per organizzare il contro G7. Gruppi di attivisti da tutta la Sicilia, da tutta Italia e dal resto del mondo sono attesi nel capoluogo siciliano oggi e domani. Saranno nelle aule della facoltà di Lettere di Palermo, le stesse occupate ieri proprio per manifestare dissenso contro il G7. Due giorni in cui si divideranno in tavoli tecnici per approfondire gli stessi argomenti che discuteranno i capi di governo il 26 e 27 maggio a Taormina. Dall’Ambiente all’Immigrazione al Lavoro, i gruppi di attivisti – dentro c’è di tutto, dai No Muos ai No Ponte ai Centri sociali – si organizzeranno per fornire il loro punto di vista: “Non sono la rappresentanza ma una vetrina che rappresenta una politica che sparge disastri nel mondo”, spiega Gino Sturniolo, in passato tra i più fervidi agitatori No Ponte, ed ex consigliere comunale. Da Messina per la due giorni palermitana partiranno Sturniolo, Massimo Camarata e Antonio Mazzeo che coordinerà il tavolo tecnico su migranti e militarizzazione. Una delegazione che da poco ha incontrato i vertici della Digos per le manifestazioni di dissenso durante i giorni caldi di maggio. “Lunedì abbiamo avuto un incontro informale – spiega Sturniolo – ovvero nessuna richiesta scritta né dunque nessuna risposta ufficiale. Siamo stati invitati però a trovare altri luoghi per manifestare, diversi da Taormina, come per esempio Catania. Un’alternativa per noi inaccettabile. È ovvio che l’attenzione del mondo sarà su Taormina, manifestare altrove non avrebbe senso e abbiamo diritto a dire la nostra”.

Per questo Sturniolo annuncia una campagna per il diritto a manifestare: “Secono il rapporto dell’Oxfam  otto persone dispongono della stessa ricchezza di cui dispongono 3 miliardi e mezzo di persone. Di fronte a questo non si può pensare alla “zona rossa”, al controllo dell’ordine pubblico. Tutti noi ricordiamo cosa è successo a Genova e Napoli e nessuno vuole ripercorrere quegli eventi drammatici, per questo siamo andati tre mesi prima a discuterne con la Digos. Ma l’ordine pubblico deve restare un argomento subordinato rispetto al diritto di manifestare contro una politica mondiale che crea disparità sociali inaccettabili. Di fronte ad argomenti come questi non ci si può chiedere di manifestare a Catania”.

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