MESSINA. Ad “appena” quattro anni dalla frana di Tremonti, arriva in dirittura d’arrivo la comunicazione di “conclusione positiva del procedimento”, con l’acquisizione dei pareri di tutti i soggetti istituzionali interessati, due dozzine, per poter dare il via libera al progetto di “sistemazione del versante in frana”. Nonostante il pericolo conclamato da una decina d’anni, in pratica, si è ancora alla fase in cui si decide se è possibile portare avanti il progetto di mitigazione del rischio e consolidamento del versante e di una strada che serve il popoloso rione, per il quale sono stati stanziati 3,3 milioni di euro.

Per arrivarci, si sono tenute due conferenze dei servizi: il 31 gennaio, il responsabile del procedimento (Angelo Lucentini, del dipartimento comunale alla Protezione civile) annotava come “si dà atto che alle ore 11:30 non è intervenuto alcun partecipante da quelli sotto invitati”. Chi erano? Il Dipartimento dell’acqua e dei rifiuti della regione Sicilia, l’Ufficio territoriale ambiente di Messina, il Dipartimento regionale alla Protezione civile e quello alle Foreste demaniali, l’Amam, poi le società Enel energia, Focal point Telecom, Telecom Italia, terna, Snam Italgas.

Ciascuno per la sua competenza, enti e società hanno rilasciato pareri: la maggior parte dei quali spiegavano che il progetto non era di loro competenza, o non riguardava la loro attività. Altri, tra cui il Genio civile e la Soprintendenza, non hanno sollevato obiezioni, e hanno assentito al progetto. Peraltro, alla prima convocazione conferenza dei servizi, il 31 gennaio, su diciassette invitati se ne sono presentati, in qualità di rappresentanti dell’ente, appena due. Altri, come il Genio Civile e la Soprintendenza, avevano richiesto integrazione documentale. Il dipartimento regionale allo Sviluppo territoriale, addirittura, asseriva di non aver ricevuto la documentazione progettuale.

Esattamente, cosa succede a Tremonti? Succede che la strada costruita sotto il complesso Città Giardino scivola verso valle, con un preoccupante abbassamento, all’epoca del primo smottamento nel 2015, da due a quattro metri, fratture parallele al senso di marcia di un metro e un fronte franoso da cento metri. Segni preoccupanti, che hanno indotto l’allora sindaco Renato Accorinti ad emanare un’ordinanza che non solo interdice il transito in quella strada, ma “allerta” anche chi ci sta sotto: “Costruzione incompleta Ssd Pallanuoto Messina (una piscina in costruzione da almeno un decennio, della quale resta ormai solo lo scheletro abbandonato, ndr), i locali al piano terra ad ovest della palazzina A della cooperativa Casale in via Mazzotta”. Entrambe le costruzioni sono a san Licandro, nell’area sottostante la frana.

Che lo smottamento non andava sottovalutato, lo testimoniano le “misure precauzionali” adottate dal dirigente del dipartimento Ambiente e sanità, che controfirmava l’ordinanza: e cioè “controllare e verificare le condizioni di stabilità della strada posta a monte di quella che si trova sulla corona di frana e di accesso ai condomini Città Giardino, Miramare e Zancle”. In pratica, tutta la via Tremonti, l’unica a servire l’ormai popoloso rione, sulla quale, il sindaco ha disposto di “limitare la portata del traffico veicolare, restringendo eventualmente la carreggiata stradale, oltre a disporre limitazioni al carico massimo ammesso al transito e vietare la sosta e la fermata sul tratto di strada corrispondente alla larghezza di tutta la frana”.

Ricapitolando, una strada interamente chiusa perchè scivolata a valle e “fratturata”, e quella sovrastante con forti limitazioni e “tenuta d’occhio”. Le uniche due che collegano Tremonti col resto del mondo.

 

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