MESSINA. La Fontana di Orione del Montorsoli? Nonostante la soddisfazione mostrata in un comunicato stampa, che annunciava la conclusione di un tavolo tecnico (e di un sopralluogo), ad oggi è  stata solo concordata la «fase diagnostica». Tornando indietro nel tempo, il primo sopralluogo dell’Amministrazione risale a luglio 2019, quindi esattamente due anni fa, quando l’assessore Massimiliano Minutoli e la ditta Fichera (che si dovrebbe occupare materialmente del restauro) avevano osservato le condizioni del monumento (qui l’articolo).

In quell’occasione era stato annunciato l’avvio dei lavori dopo Ferragosto, per lasciare l’opera libera dalle impalcature durante le festività. Gli unici interventi partiti, però, sono stati i rilevamenti propedeutici all’avvio dei lavori, ovvero il posizionamento dei sensori che hanno rilevato una serie di dati supportati dalle riprese effettuate con il drone per analizzarli e ricostruire virtualmente la struttura della fontana. Cosa è successo invece? Il prestigioso monumento del 1500 è rimasto solo “impacchettato” dalle impalcature, che ne hanno occultato la visibilità.

Il motivo? L’amministrazione non aveva fatto i conti con la Soprintendenza di Messina, che ha chiesto aiuto e supporto all’opificio delle Pietre Dure di Firenze (lo stesso che venne per il restauro che si fece dopo il 1908) per far arrivare in città due restauratori con la funzione di consulenti e supervisori, in quanto massimi esperti nel settore. L’appuntamento era stato fissato per marzo 2020, spiegava la Soprintendenza a LetteraEmme (qui l’articolo), a causa degli altri impegni della struttura numero uno in Italia, e ciò rendeva impossibile rispettare le previsioni dell’Amministrazione.

Poi lo scoppio della pandemia ha fatto slittare ulteriormente il sopralluogo dei tecnici fiorentini e, di conseguenza, l’avvio dei lavori.

A novembre 2020, l’Amministrazione, in un altro comunicato stampa, affermava che «la procedura relativa al piano di interventi procede speditamente». In realtà solo la programmazione degli interventi andava avanti da un anno e mezzo. E continua a rimanere sulla carta, dopo tre anni.

Nonostante in autunno l’Italia si apprestasse ad uscire dalla zona rossa, infatti, la Toscana ancora ci rimaneva, e nell’inconsapevolezza di cosa sarebbe successo nei mesi successivi, per sbloccare la procedura si era trovata una soluzione: l’opificio avrebbe valutato le condizioni del monumento cinquecentesco del Montorsoli in modalità telematica, così da redigere le linee guida per il progetto. A proporre l’idea è stata la Soprintendente Mirella Vinci, che ha parlato con il funzionario dell’opificio (qui l’articolo).

La valutazione in modalità telematica c’è stata, e il 13 luglio, anche quella fisica da parte dell’opificio di Firenze, alla presenza degli assessori Salvatore Mondello, Massimiliano Minutolial RUP Annamaria Cacopardo e per la Soprintendenza: Mirella Vinci, Stefania Lanuzza, Virginia Buda e Salvatore Stopo. Presenti, inoltre, i rappresentanti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze Riccardo Gennaioli e Camilla Mancini (Direttori del settore lapidei).

«Negli incontri odierni è stato quindi concordato l’avvio della fase diagnostica, che appare particolarmente articolata e per la quale l’Opificio ha consigliato verifiche con georadar e sistemi ad ultrasuoni, per captare le microlesioni non visibili ad occhio nudo. Relativamente al cronoprogramma, si presume che tale fase possa essere conclusa alla fine del mese corrente; la Soprintendenza, dopo avere acquisito la relazione tecnica dell’Istituto, consegnerà le controdeduzioni al Comune, che potrà quindi avviare la procedura di affidamento dei servizi», si legge in una nota dell’Amministrazione De Luca.

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